giovedì 21 maggio 2015

Il nome sul registro che smentisce le accuse

Il nome sul registro che smentisce le accuse (Davide Milosa e Giuseppe Pipitone)

Migranti

IL NOME DEL GIOVANE RISULTA ALLE AUTORITÀ PER ESSER ARRIVATO IN SICILIA IL 17 FEBBRAIO SU UN BARCONE. E DA MESI FREQUENTAVA UN ISTITUTO NEL MILANESE

Abdelmajid Touil il giorno della strage al museo del Bardo non era a Tunisi, ma seduto ai banchi dell’Istituto Franceschi di Trezzano sul Naviglio. Il dato, confermato dalla sua stessa professoressa e dal sindaco del comune milanese, cambia le carte in tavola e smentisce in parte la ricostruzione della stessa autorità giudiziaria tunisina. La storia del fermo del giovane marocchino accusato dalla procura di Milano di terrorismo internazionale riparte, dunque, da via Concordia e da questa scuola di cemento affollata, ieri pomeriggio, da decine di bambini.   PER CAPIRE bisogna tornare al mattino di ieri quando inizia a girare la notizia dell’arresto. A scuola la professoressa Flavia raccoglie la testimonianza diretta dell’insegnante che segue Abdelmajid.
In sostanza dice di aver segnato la sua presenza a scuola il giorno dell’assalto. Circostanza confermato dal sindaco che dopo aver visionato i registri di classe li consegna ai carabinieri di Trezzano. Questo scenario non esclude che il giovane marocchino nelle settimane precedenti possa aver partecipato alla pianificazione dell’attentato. Certo è che il 6 marzo, Abdelmajid, dopo aver passato l’esame d’ingresso, inizia a frequentare la scuola. Solo nelle ultime due settimane ha saltato le lezioni. “Non stava bene”, racconta la madre. Insomma, i dubbi della mattina s’irrobustiscono in serata.   E del resto a guardarla bene la storia di Abdelmajid e della sua famiglia appare distante dall’estremismo islamico. A Gaggiano, via Pitagora è a pochi metri dalla provinciale che corre verso Pavia. Il civico 14 è una palazzina colorata di rosso. Quattro piani. Al terzo vive la famiglia di Abdelmajid Touil. C’è sua madre Fatima, 43 anni e il volto segnato. Vita dura, mestiere da badante. In casa, pochi metri quadrati e un lungo corridoio sul quale si aprono le stanze, ci vivono altri due figli, la moglie di uno e il bimbo di 3 anni. Racconta Fatima che Abdelmajid vive con loro da 3 mesi. Che nulla c’entra con la strage, che quel giorno maledetto, il 18 marzo poco dopo mezzogiorno, stava in casa con lei a guardare i tg. Voce di mamma.   Eppure a guardarla bene questa famiglia, risulta difficile intravedere tracce di estremismo. Vita normale, vita integrata. Ragazzi, i fratelli di Touil, con qualche inciampo giudiziario. Poca roba e ben distante dalla purché minima ipotesi di terrorismo. Al bar Novella 73, poi, la signora dietro al bancone racconta di “un ragazzo tranquillo” che “qui veniva assieme al fratello e al nipotino”, che “beveva forse una birra e che comprava le patatine al bambino”. Cordiale con tutti. “Salutava mettendo la mano sul cuore”. Ritratto ordinario, dunque. “Mio figlio non parlava italiano”, spiega Fatima. Che faceva durante il giorno? “Poco o nulla, stava a casa, andava in giro”. Faceva passare il tempo. E poi frequentava l’istituto Franceschi di via Concordia a Trezzano sul Naviglio. Cemento armato e tanti bambini. Cose minime, dunque. Eppure è da qua che l’indagine potrebbe subire una svolta. Meglio da quel nome scritto sul registro di classe. È la notizia che smentisce la tesi del ministero tunisino che invece lo colloca sul luogo della strage. Se così sarà accertato dall’autorità giudiziaria italiana il buco temporale degli spostamenti del ragazzo, in parte, sarebbe colmato. Proviamo a ricostruirlo partendo dall’atto di respingimento firmato dal questore di Agrigento il 17 febbraio. Sì, perché Abdelmajid Touil sbarca a Siculiana nell’Agrigentino la sera del 16 febbraio. Prima di arrivare nel nostro paese, Abdel si muove parecchio. Dal Marocco, prende un aereo low cost e atterra a Tunisi. Qui sta tre giorni, dorme in albergo. Poi si sposta in Libia, dove per quindici giorni cerca un lavoro. In Libia non c’è lavoro. Quindi arriva in Italia. Dalla Sicilia, racconta la madre, prende un pullman e arriva a Milano. Quando arriva a Gaggiano? Fatima fa risalire la sua presenza a 3 mesi fa. Al bar Novella 73, la signora racconta che Touil inizia a frequentare il locale a metà marzo. “Faceva caldo, era prima di Pasqua”. Tasselli temporali dunque. E quel registro che riscrive tutto.

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