venerdì 1 maggio 2015

Il passo falso della presidente Boldrini

da il manifesto
EDITORIALE

Il passo falso della presidente Boldrini

Camera. La fiducia sulla legge elettorale poteva e doveva essere evitata

Laura Boldrini
Scrive la pre­sidente della Camera che la deci­sione di ammet­tere la richie­sta da parte del governo di porre la fidu­cia sulla legge elet­to­rale era dovuta ai sensi dell’articolo 116 del rego­la­mento Camera. Mi per­metto di dubi­tare dell’interpretazione pur così auto­re­vol­mente pro­po­sta. Con­cordo con la pre­si­dente su due punti. In primo luogo, è vero che il richiamo all’articolo 72 della costi­tu­zione non appare deci­sivo, esso infatti assi­cura che la pro­ce­dura d’esame com­prenda il dop­pio pas­sag­gio, prima in com­mis­sione e poi in aula, non impone invece una deter­mi­nata moda­lità di esame in assem­blea (non esclude dun­que l’eventualità di una richie­sta di fidu­cia). In secondo luogo, è anche vero che il ruolo del pre­si­dente non per­mette una valu­ta­zione di merito nelle deci­sioni assunte e per­tanto non è imma­gi­na­bile una deci­sione di inam­mis­si­bi­lità di una richie­sta da parte del governo, pur­ché essa sia con­forme al diritto par­la­men­tare. Ovvia­mente vale la reci­proca: ogni richie­sta non con­forme non può essere ammessa, in nes­sun caso.
Dun­que ciò che appare deci­sivo è la veri­fica di quanto pre­vi­sto dal rego­la­mento. E qui si mani­fe­stano le mie per­ples­sità. Ritengo, infatti, che l’articolo posto a fon­da­mento della deci­sone assunta dovesse essere diver­sa­mente inter­pre­tato. L’interpretazione for­nita mi pare possa venir con­trad­detta sulla base di una let­tura siste­ma­tica delle dispo­si­zioni rego­la­men­tari, finendo per con­flig­gere pro­prio con il ruolo di garan­zia che la pre­si­denza deve per­se­guire nell’esercizio delle sue fun­zioni di dire­zione dei lavori parlamentari.
Secondo la pre­si­dente della Camera l’articolo 116, che indi­vi­dua le mate­rie sulle quali non può essere posta la fidu­cia, non ricom­pren­de­rebbe le leggi elet­to­rali seb­bene si sta­bi­li­sca che essa debba essere esclusa, tra l’altro, «su tutti que­gli argo­menti per i quali il Rego­la­mento pre­scrive vota­zioni per alzata di mano o per scru­ti­nio segreto». Inter­preta Laura Bol­drini: nel caso della legge elet­to­rale il volto segreto non è «obbli­ga­to­rio», può però (ai sensi dell’articolo 49 del rego­la­mento) esserne «fatta richie­sta». Per­tanto un voto segreto non neces­sa­rio, ma even­tuale. L’aspetto che a me pare deci­sivo è il seguente: l’articolo 116 richia­mato non spe­ci­fica se l’esclusione della fidu­cia debba essere limi­tata ai voti obbli­ga­to­ria­mente segreti ovvero debba ricom­pren­dere tutti i casi di vota­zione a scru­ti­nio segreto per­messi dal rego­la­mento (anche quelli a richie­sta, dun­que). Il ter­mine «pre­scri­vere», uti­liz­zato dal rego­la­mento, ha infatti un dop­pio signi­fi­cato tanto di «obbli­gare» quanto di «sta­bi­lire». In que­sta situa­zione quali sono i più cor­retti cri­teri erme­neu­tici che dovrebbe impie­gare chi rap­pre­senta l’istituzione parlamentare?
A mio parere quelli che meglio garan­ti­scono il libero e ordi­nato dibat­tito par­la­men­tare, non­ché pre­ser­vino l’autonomia della Camera. Per que­sto si sarebbe dovuto inter­pre­tare in maniera esten­siva la dispo­si­zione rego­la­men­tare, esclu­dendo l’ammissibilità della richie­sta di fidu­cia anche nei casi di vota­zioni segrete a richie­sta. Que­sta mi appare l’interpretazione siste­ma­tica più cor­retta anche in ragione del ruolo di garan­zia che eser­cita il pre­si­dente di assem­blea par­la­men­tare. Que­sti ha come com­pito isti­tu­zio­nale quello di assi­cu­rare lo svol­gi­mento delle discus­sione e sal­va­guar­dare l’autonomia del par­la­mento. Pre­scin­dendo da ogni valu­ta­zione di natura poli­tica o di merito, dun­que, può affer­marsi che la richie­sta della fidu­cia nel nostro caso (tanto più in assenza di pra­ti­che ostru­zio­ni­sti­che o ragioni d’urgenza) ha rap­pre­sen­tato una moda­lità da parte dell’istituzione governo di com­pri­mere arti­fi­cial­mente (e, secondo me, in modo ille­git­timo) la libera discus­sione par­la­men­tare, non­ché il rego­lare svol­gi­mento delle vota­zioni (che — si ripete — in mate­ria elet­to­rale ammet­tono a richie­sta il voto segreto). A quest’esito credo che legit­ti­ma­mente la pre­si­dente si sarebbe potuta opporre per pre­ser­vare l’autonomia dell’organo costi­tu­zio­nale della quale è garante.
Non credo peral­tro che i pre­ce­denti da molti evo­cati potes­sero costi­tuire un vin­colo. Almeno i pre­ce­denti più signi­fi­ca­tivi, quelli diret­ta­mente col­le­gati alla par­ti­co­la­ris­sima mate­ria elet­to­rale. Cer­ta­mente non il pre­ce­dente sulla legge Acerbo, visto il diverso regime costi­tu­zio­nale entro cui fu ammesso il ricorso alla fidu­cia. Nep­pure quelli del 1953 rife­riti alla legge truffa, per­ché le regole par­la­men­tari sono nel frat­tempo mutate. Dun­que nes­suna prassi con­so­li­data ritengo possa farsi valere per giu­sti­fi­care una deci­sione di ammis­si­bi­lità della richie­sta di fidu­cia.
Può dirsi che vi sia un’ambiguità nella for­mu­la­zione let­te­rale della dispo­si­zione. Tant’è che — come ricorda la stessa pre­si­dente Bol­drini — nella pro­po­sta di riforma del rego­la­mento della Camera, ela­bo­rata dall’apposita giunta, si chia­ri­sce espres­sa­mente che «la que­stione di fidu­cia non può essere posta su pro­getti di legge costi­tu­zio­nale o elet­to­rale». Un chia­ri­mento oppor­tuno che però a me non sem­bra renda evi­dente che il testo ora vigente pre­veda la regola inversa. Anzi, in caso, ciò poteva sol­le­ci­tare ad un’interpretazione nel senso auspi­cato più chia­ra­mente per il futuro.

Da ultimo, posso com­pren­dere che di fronte ad un caso così deli­cato, chi rap­pre­senta l’istituzione voglia deci­dere non in soli­tu­dine. Ebbene, mi chiedo, per­ché almeno non si è con­vo­cata la giunta che ha isti­tu­zio­nal­mente il com­pito di for­nire i pareri sulle que­stioni di inter­pre­ta­zione del rego­la­mento? Almeno que­sto poteva essere con­cesso, prima di deci­dere da sola — com’è pur sem­pre legit­timo, s’intenda — sull’ammissibilità della fidu­cia, accet­tando di fatto una for­za­tura del governo a danno dell’autonomia del par­la­mento e a sca­pito del rispetto del prin­ci­pio del libero con­fronto par­la­men­tare. Tanto più se si voleva con­cor­rere a supe­rare una situa­zione che giu­sta­mente «pre­oc­cupa» la pre­si­dente della Camera, così come tutti noi.

Nessun commento:

Posta un commento