mercoledì 27 maggio 2015

IL PD E LA LEGGE AD MOVIMENTUM: SOLO I PARTITI POSSONO CANDIDARSI

IL PD E LA LEGGE AD MOVIMENTUM: SOLO I PARTITI POSSONO CANDIDARSI (Tommaso Rodano)

PDPROPOSTA DEM: OBBLIGATORI STATUTO E PERSONALITÀ GIURIDICA. M5S: “FASCISTI”.

Il Pd vuole riformare i partiti politici. Incidentalmente, prova a farlo con una legge che avrebbe l’effetto di impedire al Movimento 5 Stelle di partecipare alle elezioni.
La proposta è stata presentata ieri mattina al Nazareno da Matteo Orfini, Lorenzo Guerini, Andrea De Maria e Nico Stumpo (mancava il quinto firmatario, Gennaro Migliore). Pd al completo, senza distinzioni di corrente. Obiettivo: una nuova disciplina giuridica dei partiti politici. Come? L’acquisizione della personalità giuridica, attraverso l’iscrizione al registro nazionale dei partiti, diventerebbe condizione indispensabile per presentarsi alle elezioni. “Tale riconoscimento – si legge nel testo presentato alla Camera – è collegato al rispetto di puntuali standard di democrazia interna, quali la disciplina delle procedure di ammissione e di espulsione, l’ambito di applicazione della regola maggioritaria, gli strumenti posti a tutela delle minoranze, la modalità di selezione delle candidature e le procedure per la scelta del leader”.
In soldoni: i partiti dovranno essere partiti. E dovranno far registrare il proprio Statuto. Chi ha basato la propria attività politica sul “Non Statuto” e sul rifiuto di identificazione coi partiti tradizionali, deve essersi sentito chiamato in causa.
IN CERTI SOLENNI passaggi della proposta del Pd è difficile non cogliere un esplicito riferimento ai 5 Stelle: “Nell’ultimo ventennio – si legge nel preambolo – è cresciuto nell’opinione pubblica un sentimento di diffidenza e di ostilità nei confronti dei partiti tradizionali (…). La sfiducia montante nei confronti dei partiti e della classe politica (…) ha favorito l’emergere di movimenti populisti, diversi tra loro, ma quasi tutti caratterizzati da una forte connotazione antipartitica”. L’estensore del testo scomoda Hans Kelsen per spiegare che, nonostante tutto, il primato dei partiti non può essere messo in discussione: “Non sono emersi modelli aggregativi del tutto fungibili o sostitutivi dei partiti. Anzi, spesso i movimenti e le liste civiche che si proponevano come alternativi si sono rivelati afflitti dagli stessi fenomeni degenerativi che caratterizzano i partiti tradizionali tanto contestati”. Si chiude in bellezza , con le parole prese in prestito dal filosofo austriaco: “Solo l’illusione o l’ipocrisia può credere che la democrazia sia possibile senza i partiti politici”.
Ai parlamentari grillini la presunta ispirazione ad Movimentum del testo presentato da Orfini e colleghi non è sfuggita. Secondo la deputata Roberta Lombardi la proposta del Pd è “oltre il fascismo”. “Matteo Renzi – ironizza – dimostra di essere molto interessato alle leggi che riguardano la vita dei cittadini… Sta sempre sul pezzo”. Il Pd, secondo la Lombardi, è “ossessionato dal Movimento 5 stelle. Vogliono omologarci a tutti i costi. Loro avranno pure uno Statuto, ma tanto decide tutto il capo. E a quanto risulta da certe inchieste giudiziarie, fanno affari con i mafiosi: sono la dimostrazione vivente che non basta uno Statuto a fare la trasparenza”.
Matteo Orfini replica a distanza: “Vogliamo escludere i 5 Stelle dalle elezioni? No, gli basta accettare il principio della trasparenza e della democrazia interna e non avranno problemi. Con il premio alle liste previsto dall’Italicum è ancora più urgente che tutti i partiti rispettino questi requisiti. Noi vogliamo dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione (quello appunto sui partiti politici, ndr). Se il Movimento 5 Stelle vuole essere opaco e antidemocratico il problema è suo”.
RIMANE il fatto che il partito del presidente del Consiglio, stavolta compatto, ha depositato in Parlamento una norma che metterebbe fuori legge la principale forza d’opposizione. Per Orfini i 5Stelle sono “fuori legge”? “Oggi no perché le norme non lo prevedono, ma la Costituzione non contempla l’assenza di democrazia, né che i partiti siano proprietà privata di un singolo”.
Da Il Fatto Quotidiano del 27/05/2015.

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