sabato 9 maggio 2015

IL PROBLEMA DI ALFANO NON SONO LE IDEE. È LUI

unnamedga

IL PROBLEMA DI ALFANO NON SONO LE IDEE. È LUI (di Peter Gomez)

Visto che anche gli orologi rotti due volte al giorno segnano l’ora esatta, può accadere che persino Angelino Alfano abbia una buona idea. Immaginare che chi arriva in Italia perché in fuga da guerre, genocidi o persecuzioni politiche, religiose o razziali, ricambi l’ospitalità ricevuta dedicandosi per qualche ora alla settimana a lavori socialmente utili non è sbagliato.
A Cesena, ma anche a Sarzana, Rovereto, Livorno, Salsomaggiore e Tabiano, già adesso decine e decine di profughi indossano, o stanno per indossare, la mantellina dei volontari. Si occupano di manutenzione di giardini e sentieri, ripuliscono marciapiedi e parchi cittadini. A Modena, come racconta ilfattoquotidiano.it, sono invece in programma dei colloqui personalizzati con i richiedenti asilo per cercare di trovare un’occupazione volontaria all’altezza delle esperienze lavorative che ciascun ospite ha avuto in patria. Spesso infatti chi fugge ha alle spalle delle importanti esperienze professionali, come hanno compreso poco prima di Natale gli uomini della questura di Padova. Quando, la sera di mercoledì 10 dicembre, i poliziotti hanno provato a identificare 50 siriani inviati dalla prefettura al Venetian Hostel di Monselice, si sono trovati davanti a molti farmacisti, medici ed avvocati decisi ad andarsene subito dall’Italia perché sicuri di trovare un impiego nei paesi del nord Europa. Stessa scena è accaduta a San Marcello Pistoiese, dove quasi tutti i profughi arrivati a fine 2014 avevano in tasca una laurea o un diploma.
Indipendentemente dal titolo di studio dei richiedenti asilo è comunque evidente che la strada dei lavori di pubblica utilità è, al momento, l’unica percorribile per attenuare le tensioni provocate dai continui sbarchi di migranti sulle coste italiane. Perché lo straniero che opera in favore della comunità a poco a poco guadagna la fiducia dei residenti, si integra e dimostra di essere grato a chi ha accettato di ospitarlo.
Il ministro dell’Interno Alfano, anche se pare avere questo concetto ben chiaro in testa, lo esprime però male e soprattutto lo mette in pratica peggio (è pur sempre Alfano). Da una parte, forse nella speranza di raccogliere qualche consenso nelle file dell’elettorato leghista, dice a muso duro “dobbiamo chiedere ai comuni di applicare la nostra circolare che permette di far lavorare gratis gli immigrati. Invece che tenerli lì a far niente”, finendo così per farsi dare dello “schiavista” persino da Matteo Salvini. Dall’altra, come denuncia la Caritas, ha coinvolto per dare un tetto solo 500 comuni italiani su 8000, col risultato di rendere inevitabili le alzate di scudi da parte di molti amministratori locali, anche in quota Pd.
Le elezioni regionali sono alle porte e dimostrare di essere troppo accoglienti in molti casi significa perderle. Lo ha spiegato con brutale franchezza Francesco Vezzaro, sindaco Dem di Vigodarzere, 13mila abitanti in provincia di Padova, che ha minacciato le dimissioni dopo che gli era stato chiesto di alloggiare 100 profughi in una caserma del paese. “Io sono per l’accoglienza”, ha detto, “ma qui i cittadini mi bussano alla porta dicendo di ospitare i migranti a casa mia. Eppure non è impossibile trovare una soluzione. Devono arrivare 700 profughi e in Veneto ci sono 579 comuni? Se si distribuiscono in base al numero di residenti e si organizza un programma di accoglienza è molto difficile che qualcuno protesti”. Pure questo è un concetto semplice. Se con calma Alfano ci riflette sopra può capirlo e condividerlo, ne siamo convinti, anche lui.

Nessun commento:

Posta un commento