mercoledì 13 maggio 2015

Il senato elettivo era uno scherzo

da il manifesto
POLITICA

Il senato elettivo era uno scherzo

Riforme. Ottenuto l’Italicum, il segretario del Pd ritira la sua offerta alle minoranze. E Civati presenta i referendum che potrebbero smontare la nuova legge elettorale. Contro i pluri candidati che «turbano» Prodi

L'aula del senato della Repubblica
''A me sem­bra molto com­pli­cato tor­nare all’eleggibilità del senato, sia da un punto di vista tec­nico che poli­tico. L’articolo due della riforma sostan­zial­mente è chiuso». Così diceva ieri mat­tina Mat­teo Renzi. Ed era lo stesso che un mese fa assi­cu­rava: «Cam­biare la riforma costi­tu­zio­nale? Tor­nare al senato elet­tivo? Per me si può fare». Anche il suo inter­vi­sta­tore era lo stesso, il gior­na­li­sta di Repub­blica Clau­dio Tito — allora su carta, ieri in video. Cos’è cam­biato nel frat­tempo? Il primo Renzi, quello di un mese fa, parla alla vigi­lia del voto finale sull’Italicum. «Il lea­der del Pd gioca la carta della trat­ta­tiva sulla riforma costi­tu­zio­nale», è la sin­tesi del gior­nale amico. Nel frat­tempo il voto c’è stato, qual­cuno ha cre­duto alla pro­messa e i dis­sensi non sono bastati a fer­mare la nuova legge elettorale.
Il para­dosso è che ha più ragione il Renzi di oggi che quello di metà aprile. Come sanno bene i depu­tati della mino­ranza Pd che ave­vano pro­vato a cam­biare l’articolo 2 della riforma costi­tu­zio­nale, ma erano stati bat­tuti (da un contro-emendamento del futuro capo­gruppo Rosato) pro­prio per­ché al governo inte­res­sava appro­vare la legge in un testo «blin­dato», non più modi­fi­ca­bile al senato. A que­sto punto un ripen­sa­mento sull’eleggibilità dei sena­tori, per quanto auspi­ca­bile, dovrebbe poter con­tare su un’interpretazione disin­volta del rego­la­mento da parte del pre­si­dente Grasso. Che non è impos­si­bile, come dimo­strano i pre­ce­denti dei «can­guri», tutti però con­so­nanti ai desi­deri del governo. La con­tra­rietà del pre­si­dente del Con­si­glio fa pen­sare che quella strada debba con­si­de­rarsi chiusa.
Anche il piano B che Renzi e i ren­ziani stanno offrendo ai soste­ni­tori del senato elet­tivo può risol­versi in una falsa pro­messa. Dicono che, blin­data la riforma, si potrà agire sulla legge attua­tiva, quella che a regime det­terà le regole per la sele­zione dei nuovi sena­tori da parte dei con­si­gli regio­nali. La pro­po­sta è quella di ren­dere rico­no­sci­bili i consiglieri-senatori già nel corso delle ele­zioni regio­nali, o in alter­na­tiva di pre­miare i più votati. Ma c’è un pro­blema: il nuovo senato sarà organo per­pe­tuo, che si rin­nova senza pas­sare per lo scio­gli­mento. L’eventuale nuova legge si appli­che­rebbe dalle ele­zioni regio­nali del 2020 e prima di allora (e anche dopo) dovreb­bero coe­si­stere sena­tori con due diverse legit­ti­ma­zioni.
La con­fu­sione è pro­ba­bil­mente un indice delle dif­fi­coltà che Renzi vede davanti a sé, dal momento che al senato la mag­gio­ranza può con­tare su un van­tag­gio assai ristretto. È vero che Forza Ita­lia è ormai ter­reno di con­qui­sta, ma dall’altra parte si pre­senta deter­mi­nata la pat­tu­glia di venti sena­tori dis­si­denti del Pd. Renzi mette già in conto qual­che modi­fica alla riforma costi­tu­zio­nale (magari le stesse che alla camera è stato impos­si­bile discu­tere), pur­ché il per­corso della revi­sione sia com­ple­tato entro quest’anno. Eppure ieri ha voluto pre­ci­sare che «l’Italicum è effi­cace anche senza riforma costi­tu­zio­nale» — quindi anche se il senato rimarrà elet­tivo — mal­grado si tratti di una legge elet­to­rale riser­vata alla sola camera.

Ita­li­cum che è stato pub­bli­cato in Gaz­zetta uffi­ciale, ma che sarà valido, –per la «clau­sola di sal­va­guar­dia» — solo dal luglio 2016. I suoi avver­sari nel frat­tempo si orga­niz­zano e Pippo Civati pre­sen­terà oggi due que­siti refe­ren­dari con i quali si pos­sono smon­tare alcuni degli aspetti più cri­tici della legge: i capi­li­sta bloc­cati e le plu­ri­can­di­da­ture; «aspetti che tur­bano», ha detto ieri Romano Prodi, per­ché «in que­sto modo si gesti­scono dall’alto un numero rile­van­tis­simo di par­la­men­tari». Con il refe­ren­dum si potrebbe anche pen­sare di far cadere il turno di bal­lot­tag­gio, tra­sfor­mando così l’Italicum in una legge pro­por­zio­nale nel caso nes­suna lista rag­giun­gesse il 40%, soglia pre­vi­sta per il pre­mio di mag­gio­ranza. Ma sono aspetti che andranno appro­fon­diti, dal momento che la giu­ri­spru­denza della Corte costi­tu­zio­nale in mate­ria di refe­ren­dum elet­to­rali è assai rigo­rosa. Non si può rischiare di rac­co­gliere le firme invano.

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