lunedì 18 maggio 2015

IL VERO COSTO DI AFFONDARE I BARCONI


IL VERO COSTO DI AFFONDARE I BARCONI (Furio Colombo)

BarconeRESPINGIMENTI.

Si sta decidendo ancora una volta di intervenire a cannonate per salvare vite umane (mi riferisco alla Libia). Ora, vista la proposta di affondare l’intera flotta di “trafficanti di uomini” composta per lo più da vecchi pescherecci in disarmo, mi domando, e vi domando: quanto costerà approssimativamente l’affondamento di ogni singolo barcone, pur nelle condizioni economicamente vantaggiose di non dover rispondere di eventuali occupanti? Quanto costerà armare un jet, farlo volare in Libia e ritorno, e fargli sganciare un missile? Non sarebbe più intelligente se prendessimo noi la gestione del flusso migratorio inarrestabile che l’Occidente stesso ha provocato?”. Me lo chiede il lettore Giovanni Handjaras. Gli sono grato perché sono ormai pochissime le voci umane come la sua, anche se una di esse è quella di Laura Boldrini, che conosce la tragedia della fuga in mare dai tempi dell’Onu e adesso è presidente della Camera dei deputati.   IL FATTO È che nell’intero progetto del commissario Mogherini e dei suoi sostenitori europei (quanti si sfileranno?) si giocano vite umane con una leggerezza (o incapacità di capire) allarmante.
Ma il “piano” – che sia Mogherini o Europa – è anche un grave pericolo. Vuol dire buttare benzina sul fuoco, perché non può che generare altro e peggiore conflitto. Non resta che sperare nel Consiglio di sicurezza, per sbarrare la strada a un impeto di follia che sembra dilagare. Pensate, l’Italia, quella degli “italiani brava gente”, vuole la guida delle operazioni militari come se fossero l’Expo Due. Aiuta molto la trovata (lanciata dai leghisti e accolta dal mondo civile con entusiasmo), di chiamare “schiavisti” o “mercanti di carne umana” quel nuovo tipo di criminali detti anche “scafisti”, il cui crimine consiste nel rispondere all’altro crimine, quello di chiudere il mare. Chi ha vissuto la Seconda guerra mondiale in Europa, l’Europa del razzismo perverso e della violenza assoluta, sa quante famiglie e folle di perseguitati senza speranza hanno dovuto mettersi nelle mani di “scafisti” di ogni genere, quanta di quella gente in fuga è stata costretta a cercare, implorare, pagare, corrompere per attraversare posti di blocco e frontiere impossibili, quando il pericolo si faceva estremo e non restava che fuga. Celebre e terribile è restata la vicenda della nave St. Louis, carica di cittadini tedeschi in fuga dalle mortali leggi contro gli ebrei. La nave è riuscita ad arrivare di fronte al porto di Miami, negli Stati Uniti non ancora in guerra, è stata fermata e rinviata al porto d’origine di Amburgo. Non ci sono storie di sopravvissuti. Si faccia avanti chi pensa che somali, eritrei, sudanesi, yemeniti, siriani, giovani in fuga dai conflitti dell’Africa centrale, famiglie di ogni minoranza perseguitata che portano persino i loro vecchi e i loro bambini al rischio di morire in mare, non subirebbero nel momento del “rimpatrio”, di cui si parla con incosciente disinvoltura, la stessa sorte dei passeggeri del St. Louis.   Si faccia avanti chi è in grado di negare che, dalla fine del 2013, coloro che tentano la traversata disperata sono quasi tutti profughi con diritto d’asilo, ovvero in cerca di salvezza, non di lavoro. E infatti è diventata frequente la presenza di studenti e docenti a bordo dei barconi salvati. Ho usato di proposito la parola “rimpatrio”, vistosamente falsa, perché è stata usata, il 14 maggio (Ansa) dal sindaco di Tripoli, il quale promette agli europei che la sua città provvederà al “rimpatrio” dei migranti fermati, a cui sarà impedito di tentare la traversata. Con il dovuto compenso, s’intende, come nel Trattato di amicizia con Gheddafi. Unico atto di onestà: il sindaco non prova neppure a spiegarci ciò che testimonianze mai negate ci fanno sapere: dalle carceri libiche, con Gheddafi e dopo Gheddafi, i migranti non escono vivi.   La missione Mogherini è immensamente difficile per due ragioni molto diverse. La prima è la falsità che avvolge propositie parole. Nessuno ha il coraggio che hanno avuto Bossi, Maroni, Salvini, Borghezio quando parlavano di affondare i barconi. Ma ormai è chiaro che l’intero progetto Mogherini, detto “europeo”, ruota intorno all’uso della forza militare e non prevede soccorso.   STUPISCE la disinvoltura con cuil’Italiasembraessersiassunta il compito di guidare la strage e di sigillare il mare come se fosse morale farlo. La seconda ragione è la evidente solitudine della Mogherini che ha alle spalle frontiere chiuse in Europa, nonostante la finzione delle quote; eaNewYorkdevefronteggiareil Consiglio di Sicurezza che quasi certamente non approverà il “piano” che chiude il mare (vedi la condanna sprezzante del New York Times, 11 maggio). La aspetta un fallimento che, per l’Italia, sarà allo stesso tempo un bene e un male. Un bene perché sarà stato evitato un delitto di portata storica. Un male perché questo fallimento sarà clamoroso e avrà nome italiano. Al momento, i giornali non possono che registrare il carnevale di parole false, ambigue o camuffate, che una sola cosa ci annunciano: non c’è ombra di civiltà per chi è esposto al rischio estremo. Ecco alcuni titoli: “Migranti, navi contro i trafficanti” (La Stampa). “Azione militare anti-scafisti” (Repubblica). “L’Italia vuole blitz nei porti, pressing sugli alleati, incursori in allerta” (Repubblica). “Migranti, equa accoglienza, passo infine utile” (L’Avvenire). “L’operazione Libia si complica. Tobruk: bombarderemo le navi (europee, ndr)” (Il Messaggero). Ma c’è un’altra notizia altruista: istituire un corridoio umanitario con un limite, 20 mila profughi. Si nomina l’unica cosa che avrebbe potuto essere fatta dall’inizio, il corridoio umanitario, e si annuncia subito che è già esaurito. Se, come dice Renzi, ci abbiamo messo la faccia, stiamo per perderla. Con il danno di pagare il prezzo più alto, e di apparire i volonterosi autori di una strage che per fortuna (assenza dell’Europa, diniego dell’Onu) non ci sarà.
Da Il Fatto Quotidiano del 17/05/2015.

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