mercoledì 6 maggio 2015

Italicum, la legge che c’è solo se serve

da il manifesto
POLITICA

Italicum, la legge che c’è solo se serve

Elezioni. Mattarella pronto a firmare l’Italicum: un sistema sospeso che può valere come minaccia. Tanti scenari possibili: in caso di crisi anticipata la riforma potrebbe essere «risvegliata». Per gli avversari è più facile la via della Consulta che il referendum. Ma è una strada lunga

Il pre­si­dente della Repub­blica la fir­merà velo­ce­mente, magari accom­pa­gnando la firma con un mes­sag­gio sul neces­sa­rio col­le­ga­mento dell’Italicum alla riforma costi­tu­zio­nale. Nes­sun dub­bio dun­que che «il paese ha una nuova legge elet­to­rale», come ha esul­tato il pro­filo uffi­ciale dei sena­tori Pd un attimo dopo il voto di Mon­te­ci­to­rio, tra­la­sciando il det­ta­glio della pro­mul­ga­zione. Epperò abbiamo una legge che non si può usare: è il comma 35 dell’articolo 2 a sta­bi­lire che l’Italicum si applica dal 1 luglio 2016. E nel frat­tempo?
Com’è stato giu­sta­mente soste­nuto, parte della riforma costi­tu­zio­nale impli­cita dell’Italicum sta nel fatto che il futuro pre­si­dente del Con­si­glio — eletto diret­ta­mente — è desti­nato a sot­trarre buona parte del potere di scio­gli­mento della camere al capo dello stato. Ma que­sta sot­tra­zione opera già adesso, posto che Mat­ta­rella in caso di pros­sima crisi di governo si tro­ve­rebbe davanti un sistema elet­to­rale sospeso (fino alla seconda metà dell’anno pros­simo) e zoppo, per­ché valido solo per una camera.
Se si dovesse votare da qui al luglio 2016, infatti, lo si dovrebbe fare tanto alla camera quanto al senato con il sistema resi­duato dalla sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale che nel gen­naio 2014 ha abbat­tuto il Por­cel­lum, il cosid­detto Con­sul­tel­lum. Si tratta di un pro­por­zio­nale con soglie di sbar­ra­mento (alte: 10% alla camera e 20% al senato per le coa­li­zione, 4% alla camera e 8% al senato per i par­titi fuori dalle coa­li­zioni) e una sola pre­fe­renza. Al netto delle soglie è il sistema con cui si è andati a votare una sola volta, nel 1992, l’anno della serie tv su Tan­gen­to­poli: Dc 30%, Pds 16%, Psi 14%. In alter­na­tiva il governo potrebbe, con un decreto, can­cel­lare la clau­sola sospen­siva e ren­dere l’Italicum appli­ca­bile da subito per l’elezione della camera. Una legge del 1988 vieta i decreti in mate­ria elet­to­rale ma in que­sto caso potrebbe essere pre­sen­tato come un inter­vento «tec­nico»; d’altra parte anche per votare con il Con­sul­tel­lum è neces­sa­rio un inter­vento appli­ca­tivo, neces­sa­ria­mente per decreto. Il voto per le due camere poli­ti­che con due leggi tanto diverse pro­dur­rebbe un vin­ci­tore certo alla camera, que­sto par­tito sarebbe però costretto a cer­care un’alleato al senato tra i suoi imme­diati avver­sari alle elezioni.
È lo stesso sce­na­rio al quale si andrebbe incon­tro nel caso di ele­zioni dopo il 1 luglio 2016, anche se nel frat­tempo dovesse pren­dere corpo l’annunciata ini­zia­tiva refe­ren­da­ria. Sem­pre che gli avver­sari dell’Italicum rie­scano a met­tere insieme un que­sito in grado di pas­sare al vaglio dei giu­dici costi­tu­zio­nali, senza pro­spet­tare un’abrogazione totale per­ché in mate­ria non sono con­sen­titi vuoti legi­sla­tivi. La legge del 1970 sul refe­ren­dum pre­vede infatti che in caso di ele­zioni poli­ti­che la con­sul­ta­zione sia sospesa per un anno. La legge dun­que potrebbe prima essere appli­cata e poi (nel caso doves­sero vin­cere i sì) can­cel­lata. E se non con il refe­ren­dum, con una nuova sen­tenza della Con­sulta. Sarebbe que­sto il caso più grave, in tutto simile a quanto acca­duto con il Por­cel­lum. La strada per por­tare le eleggi elet­to­rali davanti ai giu­dici delle leggi è infatti stata aperta nel 2013 ed è solo una que­stione di tempo: prima o poi anche l’Italicum sarà sot­to­po­sto al vaglio di costi­tu­zio­na­lità. Ma il fatto che fino a luglio 2016 non si deter­mi­nerà in con­creto una (even­tuale) lesione dei diritti del cit­ta­dini, che è il pre­sup­po­sto per far par­tire l’azione giu­di­zia­ria, allon­tana que­sto esito.
Un ipo­te­tico giu­di­zio di costi­tu­zio­na­lità non potrà pre­scin­dere dalla con­clu­sione o meno del per­corso di riforma costi­tu­zio­nale. Fino a che il senato sarà elet­tivo, il sistema pro­get­tato dal governo Renzi zop­pica; le riforme — ferme al senato — a que­sto punto sono in ritardo. Anche con­si­de­rando le tar­dive aper­ture del pre­si­dente del Con­si­glio a modi­fi­che, il secondo voto con­forme sul testo della legge di revi­sione appare lon­tano. Poi biso­gnerà atten­dere la pausa di rifles­sione di tre mesi, le deli­be­ra­zioni finali di camera e senato e il refe­ren­dum confermativo.

E se alla fine si andrà a votare dav­vero nel 2018 a con­clu­sione del ciclo, solo per la camera e con il senato non più elet­tivo? Allora Renzi, vin­cendo, potrebbe con­tare su una dop­pia mag­gio­ranza asso­luta: 340 depu­tati su 630, tra i 55 e i 60 sena­tori su 100.

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