venerdì 1 maggio 2015

Italicum, ora referendum o Consulta

da il manifesto
POLITICA

Italicum, ora referendum o Consulta

Riforma. Con il voto palese scendono i sì, ma l’Italicum sarà approvato lunedì sera. Le opposizioni già ragionano sul dopo. Scarsa fiducia nei dubbi di Mattarella, che però potrebbe accompagnare la firma con un riferimento alla revisione costituzionale. Impantanata

Renziani alla camera: il ministro Franceschini, il vice segretario del Pd Guerini e il sottosegretario Lotti 
Calano i sì. Ieri 350 al mat­tino e 342 al pome­rig­gio nel terzo e ultimo voto di fidu­cia, erano stati 352 mer­co­ledì. Quasi spa­ri­scono i no (alla fine solo 15) assieme ai depu­tati dell’opposizione che sal­gono sull’Aventino, come ave­vano già fatto i 38 della mino­ranza Pd, o tor­nano sem­pli­ce­mente a casa, come mali­gna la mag­gio­ranza Pd. Non resta che aspet­tare il voto finale per l’approvazione dell’Italicum. Arri­verà lunedì sera, sul tardi visto che i gover­na­tivi dovranno prima liqui­dare una ses­san­tina di ordini del giorno.
Il governo ha chie­sto tre volte la fidu­cia per evi­tare il voto segreto sugli emen­da­menti all’Italicum (un cen­ti­naio, dei quali 13 pre­oc­cu­panti e due molto peri­co­losi per la mag­gio­ranza). Ma nel voto sugli arti­coli la situa­zione è rove­sciata: con lo scru­ti­nio palese Renzi va peg­gio, e infatti mar­tedì con­tro le pre­giu­di­ziali (voto segreto) era arri­vato a rac­co­gliere fino a 385 depu­tati. Il che signi­fica che i fran­chi tira­tori sono a favore del governo. Rea­li­sti­ca­mente si tratta dei «ren­ziani» di Forza Ita­lia, ten­denza Ver­dini. Ragione per cui le oppo­si­zioni, in primo luogo Forza Ita­lia, non sono più tanto sicure di voler chie­dere il voto segreto per l’ultima conta, lunedì. Il voto palese, o di nuovo l’Aventino, impe­di­reb­bero il dop­pio gioco dei ver­di­niani. Allo stesso modo, però, con­se­gne­reb­bero al governo anche quel po’ di depu­tati Pd che non se la sono sen­tita di negare la fidu­cia (palese), ma potreb­bero votare con­tro la legge (in segreto).
In ogni caso prima di mar­tedì una nuova legge elet­to­rale a distanza di quasi dieci anni dall’ultima sarà appro­vata defi­ni­ti­va­mente. La legge di Renzi non dovrebbe allon­ta­narsi troppo da quella di Cal­de­roli in quanto a con­sensi finali: anche il Por­cel­lum fu votato dalla sola mag­gio­ranza con 323 sì e l’opposizione fuori dall’aula. Poi pas­serà al Qui­ri­nale per la pro­mul­ga­zione. La legge di dieci anni fa fu accom­pa­gnata da una serie di appelli a Ciampi per­ché non la fir­masse, Ciampi firmò in otto giorni. Que­sta volta le pres­sioni su Mat­ta­rella sono assai minori, solo ieri è par­tita la prima rac­colta di firme online e in serata non era arri­vata a mille soste­ni­tori. Eppure è pos­si­bile che Mat­ta­rella debba accom­pa­gnare la firma con qual­che parola, un rife­ri­mento al fatto che l’Italicum è legge elet­to­rale per una sola camera. Men­tre le camere elet­tive sono ancora due. Il pre­si­dente della Repub­blica potrebbe accen­nare al fatto che que­sto nuovo sistema di voto «dimez­zato» si giu­sti­fica per­ché è ben avviata la revi­sione del bica­me­ra­li­smo che pre­vede un senato non elettivo.
È forse il punto di mag­gior debo­lezza dell’Italicum, assieme alla con­tem­po­ra­nea pre­senza nelle stesse liste di can­di­dati «nomi­nati» e can­di­dati che dovranno con­qui­starsi le pre­fe­renze, come da tempo fanno notare molti costi­tu­zio­na­li­sti e anche qual­che depu­tato nem­meno troppo lon­tano dal pre­si­dente del Con­si­glio. Nel nuovo qua­dro poli­tico, senza più il patto del Naza­reno e con il Pd in fran­tumi, la riforma costi­tu­zio­nale (adesso al senato) è a rischio. Ma senza riforma costi­tu­zio­nale l’Italicum zoppo, con la sua forte «dispro­por­zio­na­lità» non giu­sti­fi­cata dalla garan­zia di gover­na­bi­lità, potrebbe essere boc­ciato dalla Corte costi­tu­zio­nale. I ricorsi sono addi­rit­tura già pronti, ma i tempi neces­sari per otte­nere da un tri­bu­nale ordi­na­rio un’ordinanza di rin­vio alla Con­sulta, come per il Por­cel­lum, sono molto lun­ghi. E il fatto che il danno poten­ziale per l’elettore sia ancora lon­tano (la legge sarà appli­ca­bile dal luglio 2016) li allunga ulteriormente.

Resta un’altra strada per impe­dire alla nuova legge elet­to­rale di far danno, quella del refe­ren­dum. Già evo­cato ieri dalle oppo­si­zioni: Sel, M5S, Forza Ita­lia e Civati nel Pd. E subito irriso dai ren­ziani: «Vediamo già i cit­ta­dini fare la fila». Per­ché il refe­ren­dum sia pro­po­ni­bile basta che la legge sia pub­bli­cata sulla Gaz­zetta uffi­ciale. Non occorre aspet­tare l’applicabilità, in que­sto caso rin­viata. Ma per­ché il refe­ren­dum sia ammis­si­bile, i que­siti non potranno pre­ve­dere l’abrogazione totale della legge. Il paese, ha detto più volte la Con­sulta, non può stare nean­che un giorno senza una legge elet­to­rale valida. Fino al luglio 2016 quella legge è il «Consultellum».

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