mercoledì 27 maggio 2015

Jobs Act, tanti dati (e rumore) per nulla

Jobs Act, tanti dati (e rumore) per nulla

Jobs act
Ancora un’altra serie di numeri e dati utilizzati per dimostrare la bonta del Jobs Act. Si tratta di numeri ufficiali, che derivano direttamente dalla fonte naturale, il ministero del Lavoro: “Le comunicazioni obbligatorie” relative al mese di aprile 2015 e che descrivono “le dinamiche dei contratti di lavoro”. Sulle agenzie e i siti internet si è letta subito la cifra di 210 mila posti di lavoro in più. Guardando meglio si scopre che i posti in più sono 7.235. Una guerra di numeri, di interpretazioni che ormai sta stancando.   La tesi ottimistica, infatti, mette a confronto le oltre 756 mila attivazioni di contratti registrate a luglio con le 546 mila cessazioni.
Il saldo attivo, dunque, è di 210 mila. Ma nell’aprile 2014, segno di una regolarità di quest’andamento, il saldo tra attivazioni (717 mila) e cessazioni (514 mila) era stato di circa 200 mila unità. Quindi non c’è molto di nuovo.   IL DATO ANALITICAMENTE più corretto per misurare l’effettiva capacità di creare nuovi posti di lavoro è quello relativo al saldo tra attivazione-cessazioni del 2015 in rapporto alle attivazioni-cessazioni del 2014. Fatte le somme, viene fuori la cifra di 7.235 nuovi contratti. Tanta fatica per niente, si potrebbe dire.   Quello che va effettivamente riconosciuto è altro: il saldo attivo relativo ai contratti a tempo indeterminato. Rispetto all’anno precedente, ad aprile 2015 crescono di 48 mila unità. Anzi, la crescita sarebbe ancora maggiore se consideriamo che nell’aprile 2014 il saldo tra cessazioni e attivazioni era favorevole alle prime di oltre 4 mila unità. Allo stesso tempo, diminuiscono di circa 25 mila unità le attivazioni di contratti a tempo determinato. Quindi la tendenza a stabilizzare i rapporti di lavoro esiste. Ma i nuovi contratti, quelli stipulati senza articolo 18, quindi con un licenziamento sempre in vista, quanto possono essere davvero considerati a tempo indeterminato? E quanto pesa il fatto che per ogni nuova assunzione le imprese possono godere di un beneficio fiscale fino a 8000 euro l’anno? Domande già fatte su dati già visti. Meglio, allora, concentrarsi sull’andamento della disoccupazione e su quanti posti di lavoro, veri e nuovi, saranno creati d’ora in poi. Il resto sono cifre che contano poco.
Da Il Fatto Quotidiano del 26/05/2015.

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