mercoledì 27 maggio 2015

La coltivazione della canapa in Sardegna

da il manifesto

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La coltivazione della canapa in Sardegna

Fuoriluogo. La rubrica settimanale a cura di Fuoriluogo
piantagione-canapa

Dipartimento PolComIng, Università di Sassari

Per osser­vare ciò che si muove nel campo delle poli­ti­che sulla can­na­bis può essere inte­res­sante inda­gare i con­te­sti locali dove que­ste pro­du­cono i loro effetti. Da que­sta pro­spet­tiva la Sar­de­gna rap­pre­senta un caso inte­res­sante soprat­tutto in tema di col­ti­va­zioni ille­gali con­si­de­rando che, negli ultimi anni, l’isola si è col­lo­cata ai primi posti tra le regioni ita­liane per numero di piante di can­na­bis sequestrate.
Que­sto feno­meno è stato affron­tato in modo pun­tuale da un recente lavoro di ricerca dell’Osservatorio Sociale sulla Cri­mi­na­lità dell’Università di Sas­sari (a cura di Anto­nietta Maz­zette, La cri­mi­na­lità in Sar­de­gna. Reati, autori e inci­denza sul ter­ri­to­rio, Quarto rap­porto di ricerca, Edes 2014). La ricerca segnala come, dal 2010 al 2014, in Sar­de­gna ci siano stati 516 seque­stri di col­ti­va­zioni di can­na­bis da parte delle forze dell’ordine che hanno por­tato alla con­fi­sca di oltre tren­ta­mila piante. Il feno­meno è però tutt’altro che omogeneo.
Dall’indagine emerge una dif­fe­renza sostan­ziale tra i seque­stri avve­nuti in aree urbane e quelli avve­nuti nei comuni con meno di tre­mila abi­tanti. Nel primo caso si assi­ste infatti alla pre­va­lenza di col­ti­va­zioni dome­sti­che, rea­liz­zate con moda­lità che vanno dalla sem­plice col­ti­va­zione in vaso a col­ti­va­zioni indoor più sofi­sti­cate che uti­liz­zano sistemi elet­tro­nici di illu­mi­na­zione e aerea­zione. Si tratta in pre­va­lenza di pic­cole col­ti­va­zioni, ovvero col­ti­va­zioni che sem­brano desti­nate all’autoconsumo, allo scam­bio ami­cale oppure al pic­colo spaccio.
Nel secondo caso spicca invece la pre­senza di col­ti­va­zioni di grandi dimen­sioni (da 500 fino a oltre 2000 piante), col­lo­cate pre­va­len­te­mente in ter­reni agri­coli, con logi­che che pre­ve­dono moda­lità orga­niz­za­tive com­plesse. Que­ste spesso mostrano la com­pre­senza di altre atti­vità ille­gali e della dif­fu­sione di armi da fuoco come ele­mento di sfondo che per­mea alcuni con­te­sti ter­ri­to­riali dell’isola. A dif­fe­renza di quanto ci si potrebbe aspet­tare, gran parte dell’attività delle forze dell’ordine si è con­cen­trata sulla prima tipo­lo­gia di coltivazioni.
Da un’analisi dei dati dell’Osservatorio fatta da chi scrive, risulta evi­dente come circa il 29% dei casi abbia riguar­dato seque­stri in cui erano pre­senti mas­simo cin­que piante, che sale a quota 42% se si con­si­de­rano i seque­stri di mas­simo 10 piante. Inol­tre, nei casi delle col­ti­va­zioni più con­si­stenti non è raro che gli autori siano rima­sti impuniti.
Fin qui i risul­tati della ricerca da cui è pos­si­bile trarre alcune con­si­de­ra­zioni. In primo luogo occorre vedere come l’azione repres­siva con­tro le dro­ghe in que­sti ultimi anni abbia avuto l’effetto di con­cen­trarsi su quelli che Gra­zia Zuffa, nel V Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi ha chia­mato i «pesci pic­coli», ovvero coloro che hanno com­messo reati di lieve entità (qui il pdf). Il caso delle col­ti­va­zioni di mari­juana in Sar­de­gna sem­bra sug­ge­rire che que­sto non sia avve­nuto solo in rela­zione alla car­ce­ra­zione, ma a par­tire da un’azione delle forze dell’ordine sbi­lan­ciata sul pic­colo con­sumo. In secondo luogo la nor­ma­liz­za­zione del con­sumo di can­na­bis che è avve­nuta nell’isola si è rea­liz­zata in un qua­dro di poli­ti­che che, col­pendo in modo forte la pic­cola pro­du­zione, hanno lasciato mag­giori spazi di mano­vra a gruppi cri­mi­nali strut­tu­rati nel territorio.
È anche da que­sta pro­spet­tiva che occorre osser­vare come dalla Sar­de­gna si siano mosse azioni esem­plari della magi­stra­tura, quali ad esem­pio la sen­tenza del giu­dice Carlo Renoldi del 2011(corte d’appello di Cagliari), che hanno soste­nuto come, in alcuni casi, l’autocoltivazione possa ero­dere dall’interno la domanda senza finan­ziare l’attività della cri­mi­na­lità orga­niz­zata (cfr. Franco Cor­leone, «Un’assoluzione esem­plare», Il Mani­fe­sto, 27 gen­naio 2012).
* Dipar­ti­mento Pol­Co­mIng, Uni­ver­sità di Sassari

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