lunedì 18 maggio 2015

La compravendita del bagnasciuga

La compravendita del bagnasciuga (Lavinia Bruno e Emiliano Liuzzi)

spiaggeIL GOVERNO HA RIPRESO UN VECCHIO PROGETTO DI FORZA ITALIA E LO HA GIÀ INSERITO NELLA LEGGE DI STABILITÀ: È PROBABILE CHE ENTRO BREVE INIZI LA SVENDITA.

Il più bello non si può dire, sicuramente è uno degli angoli più suggestivi d’Italia, Lerici. Una volta a destinazione basta chiedere della spiaggia di Indro Montanelli. Il vecchio del grande giornalismo era qui che veniva a rilassarsi, e poco a dire il vero. Anche in spiaggia mica riusciva a stare fermo. E quando si metteva a discorrere con gli altri villeggianti, davanti al mare di Lerici, diceva sempre, un po’ per finta e un po’ per davvero, “tra breve venite qui a cercarmi, mi troverete a fare il bagnino”. Non ci riuscì, tirato per la giacca, una volta a fare il direttore, un’altra a rientrare dalla porta di via Solferino al Corriere della Sera, un’altra a scrivere libri. Ma finché la salute glielo permise era lì, a Lerici. Che c’entra tutta questa storia? C’entra, assolutamente. Perché la spiaggia dove Montanelli doveva fare il bagnino, è a pagamento. E costa anche una discreta somma. Fino ai cento euro al giorno. Prezzo che può variare. Anche perché l’astuto Matteo Renzi ha pensato bene di sposare una delle vecchie battaglie di Forza Italia: perché non venderle queste spiagge? Rendono poco le trentamila concessioni, appena 102 milioni all’anno e non tutti pagano, invece con la vendita le stime salirebbero.
Renzi potrebbe tappare qualche buco di bilancio. E la legge esiste già. È stata mascherata , ma c’è: “Le aree appartenenti al patrimonio dello Stato”, si legge al comma 11 dell’articolo 6, “sulle quali alla data del 30 settembre 2014 siano stati realizzati da privati immobili o manufatti sono alienate a cura dell’Agenzia del Demanio mediante vendita diretta in favore del soggetto legittimato che ne faccia richiesta”. La lobby è salva.
La Versilia
La direttiva Bolkestein che vuole aprire bandi per le concessioni è stata arginata: tutti contenti. Perché questo è il Paese del sole, ma anche quello degli accessi al mare vietati. Una sorta di privatizzazione c’è già. La barzelletta dell’accesso al mare non funziona in questo Paese. Una legge direbbe che la battigia è di tutti, ma provate voi a passare: la parte da attraversare è affittata ai gestori degli stabilimenti balneari. In Italia le leggi si possono interpretare, spesso modificare a favore di una lobby, qualche volta derogare. Nulla di quello che è scritto diventa precedente. La Liguria e la Toscana sono sicuramente due casi emblematici. Livorno, per raccontarne una, ha una serie di stabilimenti balneari sul lungomare della città. Tutti in cemento, attrezzati, pieni di bar, docce, ristoranti e gabbioni, che sarebbero campi di calcetto in cemento dove la palla non esce mai. E al mare vai solo se hai l’abbonamento. Bello sarebbe dire al bagnino vado a farmi un bagno ed esco: quello, che di solito è un portuale in pensione, ti prende per le orecchie e ti manda a fare un giro. Legittimo? No, ma funziona così. È l’interpretazione labronica, molto originale. I ragazzini a volte provano a entrare via mare, a nuoto: l’epilogo è sempre quello di un bagnino che ne prende tre alla volta e li rispedisce da dove sono arrivati. Il mare sarebbe di tutti, non provateci a Livorno. Troverete un buon alleato nel sindaco a 5 Stelle, Filippo Nogarin, ma il braccio di ferro per ora lo stravincono i bagnini, non i bagnanti. Più sfuggente la questione in Versilia, dove qualche spiaggia libera esiste e diventa un possibile accesso.
Ma andate in qualsiasi stabilimento balneare, per esempio il Twiga, giusto per fare un nome, e chiedete di avere accesso al mare.
legge del 2006 che dice delle cose precise e che fino a prova contraria andrebbe rispettata. Obbliga “i concessionari di garantire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area compresa nella concessione, anche al fine di balneazione” aggiungendo poi “il vincolo per gli Enti Locali, nel predisporre i piani di utilizzazione del demanio marittimo, a individuare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili nonché a individuare le modalità e la collocazione dei varchi necessari al libero transito per il raggiungimento della battigia, anche ai fini della balneazione”.
Budelli privata
Il paradosso si può vivere in uno degli arcipelaghi più belli del mondo, quello della Maddalena. Spiagge rosa, deserte fino agli anni Ottanta, sono diventate proprietà dei privati. Come Budelli, posto che vale qualsiasi pena. Bene: l’isola se l’è acquistata un privato, il neozelandese Michael Harte. È sua. Se volete andare a buttarvi in mare, almeno per educazione, andrebbe chiesto il suo permesso. Il più democratico, sempre dalle parti della Costa Smeralda, è sempre stato l’Aga Khan. C’è una spiaggia, a Cala di Volpe, che si chiama spiaggia del principe perché si trova proprio sotto casa del principe ismailita. Raggiungibile, ma con una camminata di tre chilometri che, sotto il sole d’agosto, non sono il massimo. Un deterrente. Ma è tutta la Costa Smeralda che è proprietà privata. Se non sono ville sono alberghi a cinque stelle. E per i sardi è quasi incomprensibile anche perché nel resto dell’isola, gli stabilimenti balneari non esistono. Male che vada tocca pagare il parcheggio.
Il “lungomuro”
Lo chiamano il lungomuro. Il sindaco di Roma Ignazio Marino quest’anno ha iniziato col pugno di ferro: divieto di ostacolare i varchi di libero accesso alla spiaggia, valido anche di notte, e obbligo per gli stabilimenti di consentire il passaggio per raggiungere la battigia anche per fare il bagno, pena una multa fino a 500 euro. L’ordinanza esiste, l’ha firmata Marino stesso, e hanno già iniziato a fare qualche multa. Vediamo chi molla per primo. Ma i varchi aperti di mattina il 16 aprile scorso a colpi di piccone, dall’ex magistrato Alfonso Sabella neo Assessore capitolino alla Legalità, il giorno dopo erano già stati richiusi. Congelati da una sospensiva del TAR presentata da alcuni concessionari degli stabilimenti. Ma i muri più difficili da abbattere non sono solo quelli di cemento o meglio delle cabine in cemento che diventano B&B alla bisogna. Per quanto l’allarme mafia a Ostia sia oggetto d’indagine della Procura di Roma, per quanto la Capitaneria di Porto abbia rilevato irregolarità in nove stabilimenti su dieci, Alfonso Sabella, che conduce un’inchiesta amministrativa sugli abusi e la cementificazione sul litorale, procede non senza ostacoli. Un incendio doloso, secondo gli investigatori, scoppiato a novembre nell’ufficio del demanio marittimo in via Martin Pescatore all’Infernetto, ha distrutto le pratiche amministrative delle spiagge del X Municipio. Tanto che il Tar nel pronunciarsi contro l’apertura dei varchi voluta da Marino, ha potuto visionare planimetrie parziali. Documenti in pieno conflitto d’interesse secondo Stefano Esposito commissario del Pd a Ostia, dal momento che si è trattato di carte firmate dall’ingegner Renato Papagni presidente di Federbalneari, proprietario lui stesso di stabilimenti sul litorale. Marino avrebbe annunciato di voler abbattere il lungomuro, per vederci chiaro e rendere ai romani finalmente la vista del mare. E che il clima sia rovente lo dimostra il fatto che nei giorni caldi delle ruspe il senatore Esposito avrebbe detto: se il clima non cambia, consiglio a Marino di azzerare tutte le concessioni a fine stagione e rimettere tutto in gioco, con un nuovo bando e prezzi aggiornati. Già, le concessioni, l’oggetto del desiderio e del contendere a Bruxelles che vorrebbe imporre all’Italia l’applicazione della direttiva Bolkenstein, ma non ci riesce. Contro la liberalizzazione, capofila è proprio quel Renato Papagni che con il suo sindacato rappresenta 28mila imprese. Questione di lavoro che sfumerebbe e di investimenti per il futuro, perché con il via libera alla sdemanializzazione chi compra spiagge, compra oro. Soprattutto a Ostia dove 17 chilometri di lungomuro, senza soluzione di continuità, tra l’aeroporto e il porto di Fiumicino potrebbero cambiare il volto della città. L’unico affaccio della Capitale d’Italia sul Mediterraneo, la sola capitale europea, oltre Atene, adagiata sul mare. Un valore inestimabile, economico ma anche culturale, finora incompreso. C’è chi dice che le famiglie mafiose locali che controllano da sempre il territorio, abbiano grandi progetti. Le inchieste Anco Marzio e Nuova Alba le hanno appena scalfite, i santi in paradiso sono tutti lì a guardare. I giovani di Ostia sperano nella rinascita artistica di questo territorio da quando è apparsa la Venere delle Corde. Una statua misteriosamente approdata un anno fa sul pontile di fronte allo stabilimento preso in sub-concessione dall’erede di uno storico pregiudicato locale. Corde come speranze, quelle colorate della Venere ogni tanto spuntano sui muri, una forma virale d’arte finita sulla copertina di un giornale di Dubai e, chissà perché, non da noi. Forse gli arabi hanno fiutato l’affare milionario per chi comprerà la costa di Roma.
Da Il Fatto Quotidiano del 18/05/2015.

Nessun commento:

Posta un commento