mercoledì 27 maggio 2015

La cosa è nuova ma il marchio è sardo

da il manifesto

La cosa è nuova ma il marchio è sardo

Il caso/Civati. Possibile Sardegna, nata dal deputato ex dem, c'è già: è quella di Michela Murgia. Che ora vuole il copyright
DANIELA PREZIOSI
Prime indi­scre­zioni sul nuovo sog­getto poli­tico di Pippo Civati, primo guaio nella sini­stra che si vuole rilan­ciare in un modo se non amo­ro­sa­mente uni­ta­rio almeno meno ris­soso dei suoi pre­cur­sori. Ieri l’ex depu­tato dem ha lan­ciato sul Cor­riere della sera l’associazione «Pos­si­bile» in con­co­mi­tanza con la vit­to­ria sma­gliante di Pode­mos alle ammi­ni­stra­tive spa­gnole. Ma, giura Civati, non si tratta della «tra­spo­si­zione di modelli stra­nieri». Peral­tro l’associazione civa­tiana è già attiva da tempo, anzi è stata lan­ciata lo scorso luglio a Livorno e tenuta a bat­te­simo da Ven­dola e Cuperlo. Certo, oggi che Civati ha lasciato il Pd, la sua «cosa» si tra­sfor­merà, spiega lo stesso depu­tato, in «un sog­getto poli­tico nuovo e for­te­mente inno­va­tivo», a dispo­si­zione «di tutti coloro — sin­goli cit­ta­dini e for­ma­zioni orga­niz­zate già esi­stenti — inte­res­sati a con­di­vi­dere con noi un modello di lavoro com­ple­ta­mente nuovo, che mira a for­mare una classe diri­gente dav­vero com­pe­tente e libera».
Da tempo dell’associazione ci sono i pro­fili face­book rela­tivi a cia­scuna regione: «In Lom­bar­dia è pos­si­bile», «In Puglia è pos­si­bile» e via via pro­se­guendo, stesso for­mat per cia­scuna regione. Fino alla Sar­de­gna: dove però — ecco il guaio — un movi­mento con quel nome c’è già quasi iden­tico, «Sar­de­gna Pos­si­bile», con tanto di mar­chio regi­strato. Sta a sini­stra, si è pre­sen­tato alle regio­nali di feb­braio gui­dato dalla scrit­trice indi­pen­dente ed indi­pen­den­ti­sta Michela Mur­gia. E ha anche preso il 10 per cento e qual­che con­si­gliere comu­nale. Così ora l’organizzazione poli­tica sarda è di malu­more. Parec­chio. Si tratta di un anti­pa­tico caso di non­cu­ranza a sini­stra: come fu quello di D’Alema quando lo scorso marzo pro­pose di fon­dare l’associazione «per il rin­no­va­mento della sini­stra» scor­dando che però esi­steva già, e l’aveva fon­data vent’anni prima Aldo Tor­to­rella. In quel caso la que­relle finì lì.
Ora l’organizzazione sarda deci­derà cosa fare. Ma intanto gli atti­vi­sti fanno sapere che «auspi­cano che sia una disat­ten­zione più che un pla­gio voluto», si augu­rano «che non c’entri nulla la coin­ci­denza con la ripresa, dopo una lunga serie di appro­fon­di­menti e dibat­titi, di un movi­mento poli­tico che coniu­ghi le istanze di auto­de­ter­mi­na­zione della Sar­de­gna, del tema dell’indipendenza». Sar­de­gna pos­si­bile crede nei beni comuni e milita nei comi­tati con­tro le tri­velle, con­tro le chi­mi­che «falso-verdi», le basi mili­tari, la ‘Buona Scuola’ e il jobs act. A occhio e croce l’omonima civa­tiana avrà un pro­gramma simile, ovvia­mente indi­pen­denza a parte. «Ma la pra­tica di espor­tare da noi un ’for­mat’ nazio­nale ricorda ogget­ti­va­mente la vec­chia cara pra­tica colo­nia­li­sta», è la con­clu­sione dell’originale sarda. Per ora.

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