mercoledì 6 maggio 2015

La destra in piazza fa flop “Siamo noi la gente perbene” E lo stadio fischia il sindaco

La destra in piazza fa flop “Siamo noi la gente perbene” E lo stadio fischia il sindaco (ANDREA MONTANARI E MATTEO PUCCIARELLI)

SalviniMILANO – È il giorno della rabbia della destra, quella leghista, quella forzista e quella estrema, dopo le auto bruciate e le vetrine frantumate di venerdì scorso. Due manifestazioni diverse, in tutto neanche mille persone. Se non è un flop poco ci manca, soprattutto se si fa il raffronto con domenica scorsa, quando migliaia di persone si sono ritrovate senza bandiere di partito per ripulire la città. Due raduni contro «i delinquenti dei centri sociali», contro il sindaco Giuliano Pisapia «che i loro voti se li è sempre andati a cercare, adesso fa l’ipocrita» — grida Matteo Salvini davanti a Palazzo Marino — contro il “comunismo” insomma, «perché alla base di tutto alla fine c’è sempre quello», sentenzia un militante del Carroccio.
Davanti alla sede del Comune sventolano insieme e accanto tricolori e vessilli padani. L’asse Lega Nord-nazionalismo, incurante della contraddizioni di termini, va dritta come un treno, il nemico è comune: i clandestini, i rom, ma adesso soprattutto le “zecche”. “Centri sociali più giunta arancione, solo devastazione”, recita lo striscione di fronte al palazzo comunale. E la ripulitura di Milano, con Pisapia in testa e migliaia di milanesi con lui? «Era un’iniziativa politica del Pd e come sempre il Pd ha fregato i cittadini», ragiona Alessandro Morelli, capogruppo in Comune della Lega. Poi arriva “Matteo” in camicia bianca e ci mette il carico da novanta: «La sinistra si è lavata la coscienza con le spugnette, ma caro sindaco, sai dove puoi mettertela la spugnetta?», e via l’ovazione. Il leader lumbard, ex “comunista padano” al parlamento della Padania, ne ha per tutti. Alfano? «Si dovrebbe dimettere». Renzi? «Si dovrebbe dimettere». Il rapper Fedez? «Andrebbe rieducato». L’altro rapper J-Ax? «Andrebbe rieducato», pure lui. Quando la Lega andrà al governo — «perché noi andremo al governo, sia ben chiaro» — le cose cambieranno, e «finalmente polizia e carabinieri potranno fare la polizia e i carabinieri»; suona un po’ minaccioso, proprio per questo la folla applaude convinta. Servono legge e ordine, annuisce la base. Un altro striscione recita “Salvini sindaco”, lui nicchia, ma intanto mette giù un programma di base per il governo della città: sgombero dei campi nomadi abusivi e sgombero delle case popolari occupate. «Noi rispettiamo chi non la pensa come noi, ma se vai in piazza a far casino stai pur certo che non farai neanche dieci metri con le tue gambe», promette ancora. Tre ragazzi del movimento giovanile si mettono il passamontagna e il cartello: “Io voto Pisapia”. Ma a parte i militanti, il resto della piazza osserva un po’ distratta e cammina oltre. Finito il comizio scatta il bagno di selfie, quaranta minuti di foto coi telefonini, Salvini non dice no a nessuno, che i suoi lo adorino è lampante. Non se lo lasciano scappare neanche i neofascisti di “Sovranità”, una rivisitazione di Casa Pound, con loro c’è pure il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini.
Dall’altra parte, via Carducci angolo cor- so Magenta, dove i segni della devastazione dei black bloc sono ancora visibili, sfilano Forza Italia e Fratelli d’Italia. Doveva esserci anche l’Ncd, ma poi si è defilata. «Il senso della manifestazione è stato snaturato — spiega il coordinatore milanese degli alfaniani Nicolò Mardegan — Da “contro Pisapia” si è trasformata in “contro il Viminale e le forze dell’ordine”». Il clima è simile a quello della piazza leghista. Molto ceto politico, pochi cittadini. Anzi, alcuni automobilisti protestano per il traffico bloccato. Solo qualche tricolore appeso alle finestre in via Boccaccio viene salutato dagli applausi dei manifestanti che cantano l’inno nazionale insieme a slogan contro i centri sociali, contro il governo Renzi e contro la giunta Pisapia. L’azzurra Mariastella Gelmini propone una raccolta di firme su una proposta di legge per «vietare le manifestazioni quando ci sono prove che i partecipanti vogliono devastare la città e usare metodi violenti». L’ex ministro Ignazio La Russa accusa i manifestanti del May-Day di non aver voluto isolare i violenti. «Ne ho esperienza — dice — quando un corteo non vuole che ci siano violenti si ferma e li espelle». Poi arriva anche Salvini, giusto il tempo di un saluto.
Poco dopo si sfiora la rissa. Un ragazzo con i capelli rasta, il 29enne Yuri Ginorillo, sta tenendo per mano la fidanzata. I suoi capelli non passano inosservati a un drappello di militanti di Fratelli d’Italia. Parte un insulto: «Lercio vai a lavarti, siete i nemici dell’Italia ». Alla fine lui risponde: «Perché ce l’avete con me? Siete voi che bloccate il traffico, io non c’entro nulla con chi incendia le macchine ». Solo il pronto intervento delle forze dell’ordine evitano il peggio.
Poi in serata, allo stadio di San Siro, va in scena la partita benefica “Zanetti and Friends Match for Expo” e il pubblico (circa 25mila persone) fischia in massa il sindaco Pisapia “incaricato” delcalcio d’inizio.
Da La Repubblica del 05/05/2015.

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