mercoledì 27 maggio 2015

LA FIGURACCIA DELL’ANTIMAFIA

LA FIGURACCIA DELL’ANTIMAFIA (Paola Zanca)

La lista dell'antimafia

A CINQUE GIORNI DALLE ELEZIONI, LA COMMISSIONE BICAMERALE FA FUORI SOLO 4 CANDIDATI, TUTTI PUGLIESI. MANCANO ANCORA I DATI DELLA CAMPANIA. L’IRA DI ROSY BINDI PER LA FUGA DI NOTIZIE.

Dopo due ore e mezza di riunione, mentre i commissari dell’Antimafia sono lì, codice alla mano, a valutare se un candidato pugliese deve essere promosso tra i salvati o finire nella black list degli impresentabili, il senatore di Sel Peppe de Cristofaro alza la mano e dice: “Scusa presidente, ma l’hai visto il sito del Corriere?”. Rosy Bindi apre l’iPad, digita l’indirizzo del quotidiano di via Solferino, sgrana gli occhi e comincia a urlare. Mentre loro sono lì a lavorare con il bilancino, qualcuno ha già spiattellato altri quattro nomi al giornale. La Bindi perde letteralmente la testa. Esce dalla stanza, la seguono altri componenti dell’ufficio di presidenza. Anche il suo vice, Claudio Fava, è furibondo. “Ma vi rendete conto? Sono cose da ginnasio!”.
L’indiziato numero uno, per il gruppo, è Francesco D’Uva, deputato grillino 28enne. Lui è altrettanto indignato dalle accuse: “Mi attaccano solo perché mi hanno visto scrivere sull’iPad. Ma io le istituzioni le rispetto. E poi, scusate, quanti nomi sono usciti? Quattro? Beh, se li avessi fatti uscire io ne avrei detti cinque! Perchè siamo stati due ore a discutere su uno che poi non abbiamo messo!”.   BASTEREBBE questo siparietto per intuire che ieri la commissione bicamerale Antimafia ha scrittouna delle pagine meno edificanti della sua storia. Sarà che le aspettative erano tante, visto che per la prima volta si voleva esercitare almeno una moral suasion prima delle elezioni. Invece, a cinque giorni dal voto per le Regionali, l’organismo presieduto da Rosy Bindi si presenta all’appuntamento piuttosto malconcio.   Lei, la Bindi, l’aveva studiata nei minimi particolari. “È ‘na settimana che sta avvelenata!”,racconta un commesso di palazzo San Macuto, evidentemente poco avvezzo al rapporto con i giornalisti. Il cerimoniale di ieri era straordinario: spenti i monitor del circuito di trasmissione interno, vietato l’accesso ai corridoi escluso quello adiacente alla sala stampa, telefonini dei commissari spenti. Ma non è bastato. Per questo quando la Bindi vede quei nomi sul Corriere perde il lume della ragione. Ufficialmente, la riunione si interrompe proprio per questo. Non c’è più un clima sufficientemente sereno per proseguire la discussione, nè i presupposti minimi di reciproca fiducia che dovrebbero consentire il dibattito. Qualcuno ha tradito, ed è meglio rivedersi un altro giorno. Eppure, tutto sommato, quell’indiscrezione trapelata dalla riunione, non ha interrotto un bel niente. C’era poco da continuare a discutere: dalle prefetture campane (“organi periferici del governo”, precisa Sel sottolineandone la “sciatteria”) non sono arrivati tutti i dati sufficienti per il controllo incrociato dei nomi.   La settimana scorsa, per la verità, una prima lista composta da tredici nomi era stata compilata. La Bindi l’aveva chiusa in un cassetto con la speranza di aprirlo proprio ieri, dopo che il dibattito “pubblichiamo o non pubblichiamo” (anche quellopiuttosto acceso) si era concluso in direzione della massima trasparenza. Eppure, quella lista era parziale. Si erano scandagliate solo le liste di Campania, Liguria e Puglia. E nemmeno bene. Invece, nei giorni successivi si è deciso di procedere con l’esame di tutte le regioni, comprese quelle meno “a rischio”. Così, da 1500, i nomi da controllare sono saliti a 4000. E prima di bollare gli impresentabili si è dovuta attendere conferma dalle prefetture, visto che sulle liste non è scritta la data di nascita del candidato e i casi di omonimia erano potenzialmente tantissimi. Poi, la direzione nazionale antimafia ha fatto notare ai “colleghi” del Parlamento che mancavano numerose province campane. Perciò, non è detto che venerdì (giorno in cui si è annunciata la presentazione della black list ufficiale) il numero degli impresentabili non sia maggiore dei 13 di una settimana fa. In Liguria, fanno sapere dall’Antimafia, non ci sono casi da evidenziare. In Puglia i nomi sono quattro: Giovanni Copertino, nelle liste di centrodestra con Adriana Poli Bortone (prescritto per corruzione aggravata, è in corso l’appello), Massimiliano Oggiano ed Enzo Palmisano: entrambi in corsa per il fittiano Francesco Schittulli: il primo assolto in primo grado per associazione mafiosa (l’appello si terrà il 3 giugno), l’altro è prescritto per corruzione aggravata (si aspetta la Cassazione). Infine Fabio Ladisa, rinviato a giudizio per furto aggravato e tentata estorsione, in corsa con il Pd Michele Emiliano. “Si deve ritirare subito”, ha già detto il candidato dem. Dovrà “resistere” cinque giorni. Ai campani andrà meglio, solo 48 ore di graticola.
Da Il Fatto Quotidiano del 26/05/2015.

Nessun commento:

Posta un commento