giovedì 14 maggio 2015

LA LEZIONE DI MATTEO: FIDATEVI DI ME E BASTA BOICOTTAGGI

LA LEZIONE DI MATTEO: FIDATEVI DI ME E BASTA BOICOTTAGGI (Wanda Marra)

La televendita

VIDEO-INTERVENTO DEL PREMIER PER DIFENDERE IL DDL SCUOLA DAGLI ATTACCHI MA AL SENATO SARÀ FIDUCIA. POI, IN SERATA, L’INCONTRO CON MATTARELLA.

Parliamo di scuola. Vi prego di dedicare cinque minuti di attenzione”. Camicia bianca, cravatta nera. Senza giacca, ma con i pantaloni dell’abito di ordinanza da premier. Matteo Renzi è in piedi. Da solo. Alle spalle una lavagna. E degli scaffali con dei libri. Alcuni dei quali sembrano antichi. Il video in realtà dura quasi 18 minuti. E il premier questa volta veste i panni dell’insegnante. Nell’intervista a Vanity Fair, rilasciata prima di essere eletto segretario del Pd l’aveva detto: “Quando lascerò la politica voglio fare il conduttore tv. O insegnare”.
Set a Palazzo Chigi, mette insieme entrambe le professionalità.   SEMBRA UN PO’ PIERO Angela, un po’ un televenditore. “Sono veramente contento del fatto che la scuola sia finalmente al centro della discussione. Certo, non apprezzo alcuni toni. O il boicottaggio dei test Invalsi”, chiarisce. Il premier non ci sta a vedersi fatta a pezzi la riforma della scuola. È convinto che ci sia un problema di informazione. Per questo preferisce saltare i giornali e parlare direttamente con gli italiani. La mediazione in questo caso proprio non gli piace. Né quella dei media, né tanto meno quella dei sindacati. E poi, la paura è grande: non si può permettere di perdere il voto degli insegnanti.   Più che in Parlamento, il problema è fuori. “Probabilmente abbiamo sbagliato anche noi del governo alcuni messaggi di comunicazione”, introduce. E allora, la lezione la fa lui. Armato di gessetto, mentre parla, scrive sulla lavagna i 5 punti fondamentali. “L’alternanza scuola-lavoro”, “Cultura umanista”, “Più soldi agli insegnanti”, “Autonomia”, “Continuità”. Parole chiave, perché è convinto che al di là dei poteri dei presidi e della mancata assunzione di una parte dei precari, non sia passato nulla.   COSÌ, MENZIONA il buono da 500 euro annui per gli insegnanti e poi i 200 milioni per la valutazione. Non può valere ilprincipio del “nessuno mi può giudicare” (citazione colta, Caterina Caselli”). Tono piano, eloquio semplificato. Come se, appunto, parlasse a una classe che va educata. In questo caso, l’Italia.   Mentre racconta la sua idea di scuola, ecco la premessa: “La scuola non è mia, non è dei sindacati, non è degli addetti ai lavori”. Ammonisce, come un professore severo: “La scuola non è una delle tante questioni su cui si possono fare battaglie politiche. Sulle cose concrete no a slogan ideologici”.   Il video appare contemporaneamente sul sito del governo e su quelli dei principali quotidiani. Ma non basta: Matteo è scatenato. Scrive una lettera a tutti gli insegnanti: “La buona scuola c’è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi”. Poi, va su Facebook e risponde a quelli che in questi giorni lo avevano avvertito: “Non ti votiamo più”.   NON SI RISPARMIA neanche l’intervista al Tg5. “La fiducia in Senato non è all’ordine del giorno”. Non lo è, ma lo sarà, ammettono i suoi. Il provvedimento adesso è alla Camera (voto finale mercoledì), a Palazzo Madama deve passare entro il 15 giugno. Non c’è solo la comunicazione pubblica.  Renzi sale al Colle. I problemi sono tanti e resta un’ora: parla di Libia e immigrazione. Ma il clou dell’incontro sono la scuola e la sentenza sulle pensioni. Sulla riforma, pur ammettendo che il clima è molto teso, chiarisce: “Non mollo”. Ma è sulle pensioni che avverte il Presidente: a giorni farà un decreto per restituire i soldi agli assegni più bassi. Per il resto si vedrà. Dopo le Regionali. Si blinda ulteriormente visto che in Senato la minoranza annuncia battaglia: in commissione Cultura, ci sono i dissidenti Mineo e Tocci e il bersaniano Claudio Martini. La maggioranza, contando anche loro, ha 13 voti, contro 12 dell’opposizione. La parola sostituzione ha già cominciato ad aleggiare. Per ora, ufficialmente si nega. Ma la strada è lunga.
Da Il Fatto Quotidiano del 14/05/2015.

Nessun commento:

Posta un commento