giovedì 21 maggio 2015

La Liguria “mugugna” e il Pd trema. L’incubo della scossa a sinistra

La Liguria “mugugna” e il Pd trema. L’incubo della scossa a sinistra (Enrico Fierro)

SalvatoreQUI GENOVA.

TRA IL “TRADIMENTO” DEGLI SCAJOLIANI E LA CAMPAGNA PER IL VOTO DISGIUNTO, LA CANDIDATA DI RENZI RISCHIA GROSSO. E PURE IL PARTITO.

La madre di tutte le battaglie Matteo Renzi la sta combattendo in Liguria. È qui che si gioca la speranza di un 6 a 1 alle Regionali destinato a dare la spinta propulsiva al renzismo e al partito della nazione prossimo venturo. Mancano dieci giorni al voto e i sondaggi suonano una musica stonata, con un dato che unisce i diversi istituti: Raffaella Paita, detta Lella, la candidata voluta da Claudio Burlando, non sfonda. Non è destinata a stravincere, e se vincerà sarà di poco, molto al di sotto di quel 35% indispensabile per conquistare il premio di maggioranza e sedersi con tranquillità sulla poltrona più importante di Piazza de Ferrari.
Per questo Renzi ha deciso di impegnarsi in prima persona, sarà a Genova in questo ultimo scampolo di campagna elettorale, non una, ma due volte.   Sciopero contro il Jobs Act   (nonostante i gufi)   La parola d’ordine è recuperare a sinistra. Un’impresa titanica. Per capire bastava fare un salto ieri dalle parti di Sestri Ponente, allo sciopero indetto dalla Cgil, contro il Job Acts e nel giorno del quarantacinquesimo “compleanno” dello Statuto dei lavoratori. Due cortei, migliaia di persone, “camalli” del porto, operai delle industrie in crisi, del commercio, dell’edilizia, delegazioni di insegnanti, tanti pensionati, finanche tassisti. La città bloccata per ore e Ivano Bosco, segretario della Cgil di Genova, letteralmente imbufalito . “Lasciatemi togliere una soddisfazione – dice all’inizio del comizio finale – sarò politicamente scorretto, la manifestazione è riuscita nonostante i tanti gufi che hanno lanciato fango e mancato di rispetto ai lavoratori”. Per giorni Bosco e la Cgil sono stati attaccati da esponenti del Partito democratico. “La vostra è una manifestazione elettorale”, il leit-motiv. “Ma noi siamo qui per dire che sull’articolo 18 Renzi è riuscito a fare peggio di Berlusconi e Sacconi”. Applausi al segretario e un coro allarmante (per Renzi, Burlando e Paita): “Siamo noi, siamo noi, la sinistra dell’Italia siamo noi”. Insomma, se Lella non sfonda, Renzi non vince, almeno in questa piazza di Ponente e tra molti iscritti del Pd. Duecento dirigenti hanno firmato un documento per rivendicare “libertà di scelta” alle elezioni. Nomi che pesano come Claudio Montaldo, attuale vicepresidente della giunta regionale, e nervi alle stelle. Ubaldo Benvenuti, ex consigliere regionale ed ex segretario del Pds: “Non mi turo il naso, vorrei un partito serio non un gruppo dirigente che lancia anatemi per paura di perdere”.   Il porto e la coppia di ferro   che decide a lume di candela  L’incubo è il voto disgiunto. “Voto Pd, ma non sono un paitiano”, dice Camillo Bassi, una vita nel vecchio Partito comunista. Sull’immagine della Paita pesa l’alluvione dell’ottobre 2014, era assessore alle Infrastrutture ed è indagata per disastro e omicidio colposo in concorso e omissione di atti d’ufficio, ma a segnarla ancora di più è il ruolo del marito Luigi Merlo, che è presidente dell’autorità portuale di Genova. Una coppia che vive il potere con intensità. Lui, assessore regionale alle Infrastrutture fino al 2008 lascia per andare a occupare la poltrona di uno dei centri nevralgici dell’economia cittadina, e lei che eredita lo stesso assessorato del consorte. Strenui difensori del diritto al “mugugno” (“sensa vin se naviga, sensa mugugno no”, recita l’antico proverbio dei marinai), i genovesi ironizzano sulle decisioni fondamentali per la città e il suo porto che in casa Paita-Merlo si prendevano a cena a lume di candela. Dal 30 giugno non sarà più così, perché Merlo, offeso, si ritirerà. “Nonostante l’assenza di conflitti di interesse ho preso questa decisione per proteggere il porto da misere polemiche politiche”.   La cricca, il cemento   e il potere alla frutta   Giochi, quote di potere che si ridistribuiscono, banche, enti, grosse catene commerciali, ciclo del cemento e cooperative. “È il sistema Burlando”, spiega Luca Pastorino. Il deputato quarantenne uscito dal Pd dopo le primarie per candidarsi a capo di Rete a sinistra, respinge le accuse che in questi giorni gli sono piovute addosso da ministri e dirigenti del Pd piombati in Liguria (“vuoi far vincere la destra”). “Loro la destra ce l’hanno dentro, nelle liste piene di impresentabili, la verità è che non hanno altri argomenti, il loro obiettivo è difendere un sistema di potere ormai alla frutta”. Già, la destra. Ormai non è un mistero per nessuno il sostegno alla Paita alle primarie degli uomini di Claudio Scajola. “Ma è roba del passato”, sorride Giovanni Toti, l’ex direttore di Studio Aperto e del Tg4, ora europarlamentare, proiettato nella battaglia di Genova direttamente da Berlusconi. “Con Claudio ci siamo visti poco fa, sto girando tra Imperia e Bordighera, e con me in macchina c’è il nipote Marco, candidato nelle mie liste. La verità è che Renzi e il Pd hanno paura, non si aspettavano un centrodestra di nuovo unito. In Liguria siamo riusciti nel miracolo. I sondaggi dicono che tra me e la Paita il distacco e minimo, io dico che vincerò. Per Renzi la Liguria è un incubo, parla solo di queste elezioni”. Movimenti anche nel mondo cattolico. Nel listino della candidata Pd c’è Enrico Costa, presidente del Ceis, Centro di solidarietà, mentre assicura il suo sostegno Pier Luigi Vinai, ex fedelissimo di Scajola, ex candidato per il Pdl alle ultime elezioni a sindaco di Genova, cattolico vicinissimo al cardinale Bagnasco e fondatore di Open Liguria, associazione culturale per sua stessa definizione “renziana non del Partito democratico”. “È questa la politica che vogliamo battere”. Parla Alice Salvatore, la candidata del Movimento Cinque Stelle. “Sono in giro col mio camper, dietro non c’è il sistema di potere trasversale che ha voluto la Paita, loro hanno un solo obiettivo, fare gli interessi di una cricca di amici e parenti. Renzi ha paura del voto disgiunto, ma quello non andrà a Pastorino, la battaglia è tra me e Paita, i sondaggi lo dicono con chiarezza. Stiamo chiedendo il voto dei cittadini onesti, a loro la scelta tra chi ha impoverito la Liguria e distrutto le sue coste con cementificazioni selvagge, e chi punta su lavoro e difesa del territorio. Pastorino è destinato a fare da stampella alla Paita. Ma non sarà così perché vinciamo noi”. La Liguria aspetta. Renzi trema.
Da Il Fatto Quotidiano del 21/05/2015.

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