martedì 12 maggio 2015

La sinistra Pd tace sull’immigrazione

da il manifesto
EDITORIALE

La sinistra Pd tace sull’immigrazione

Si fa un gran par­lare di «un vivace fer­mento nell’area oltre il Pd» e di «un labo­rioso can­tiere aperto a sini­stra» (ma forse si tratta di un gior­nale di due o sette o dieci anni fa). Sono un par­la­men­tare del Pd e, al pre­sente, non intendo lasciare quel par­tito. Per due ragioni. La prima è che è stato il Pd a can­di­darmi e a eleg­germi (una que­stione di lealtà); la seconda è che non saprei pro­prio dove andare (una que­stione di poli­tica). Quindi me ne sto qui, arra­bat­tan­domi come so e posso, per «limi­tare il diso­nore» (secondo il motto che ho rubato non so più se a Pier­gior­gio Bel­loc­chio o a Alfonso Berar­di­nelli). Cer­cherò di spie­gare, quindi, che cosa ho fatto a par­tire dal nau­fra­gio del 18 aprile scorso. Tutti i giorni, ma pro­prio tutti i santi giorni, nelle inter­vi­ste chie­stemi gra­zio­sa­mente da qual­che gior­nale o tv, negli arti­coli scritti e nei comu­ni­cati in rete, ho con­te­stato quanto il pre­mier diceva e faceva in mate­ria di immi­gra­zione; e non ho votato la mozione pre­sen­tata dal Pd sul tema.
Poi ho sol­le­ci­tato, mono­to­na­mente, una presa di posi­zione con­tro la poli­tica gover­na­tiva per l’immigrazione da parte dei lea­der della mino­ranza Pd: que­gli stessi che occu­pa­vano gior­nali, tv e agen­zie con inar­re­sta­bili flussi di sde­gno a pro­po­sito della legge elet­to­rale. Non c’è stato nulla da fare. Forse mi sono distratto e mi è sfug­gito qual­cosa, ma dav­vero non ho tro­vato, in tre set­ti­mane, una sola seria con­te­sta­zione nei con­fronti di un governo che ha ridotto l’intera que­stione dell’immigrazione al suo atto ultimo: il ruolo dei «mer­canti di carne umana». E che ha dichia­rato guerra al nemico asso­luto, lo Sca­fi­sta, rimuo­vendo total­mente cause lon­tane e pros­sime, anti­che e con­giun­tu­rali delle grandi migra­zioni in corso.
Ho sen­tito, piut­to­sto, le toni­truanti dichia­ra­zioni dei miei pugnaci com­pa­gni della cara mino­ranza Pd, che riven­di­ca­vano la pro­pria «schiena dritta» (qui, sulle colonne del Mani­fe­sto) e «un dis­senso poli­tico chiaro e forte» nei con­fronti della lea­der­ship del Pd. D’accordo, ma men­tre ci si bat­teva e ci si batte come leoni con­tro il pre­mio di mag­gio­ranza per la lista e con­tro i capi­li­sta bloc­cati, pos­si­bile che nes­suno di que­sti «schie­na­dritta» abbia tro­vato e trovi una parola per cri­ti­care le vacue minacce di tanti pic­coli ammi­ra­gli in pedalò («blocco navale», «affon­dare i bar­coni», «spa­rare sugli sca­fi­sti» …), pre­senti anche nel cen­tro sini­stra, e per soste­nere le posi­zioni così radi­cal­mente diverse di Ban Ki-moon?
Con­cen­trare la gran parte delle dichia­ra­zioni e delle ini­zia­tive, come ha fatto Mat­teo Renzi, sulla figura dello sca­fi­sta rischia di risul­tare un diver­sivo peri­co­loso. Se infatti, per ipo­tesi, tutti i traf­fi­canti venis­sero eli­mi­nati d’un colpo solo, che ne sarebbe di quelle cen­ti­naia di migliaia di per­sone che si rivol­gono loro per tro­vare una via di fuga? Certo, non li vedremmo più sulle coste sici­liane e sui bar­coni nel Medi­ter­ra­neo per­ché — sem­pli­ce­mente — sareb­bero in gran parte morti prima: nei paesi da cui fug­gono, nei deserti che attra­ver­sano, nei lager che li impri­gio­nano. Forse un con­forto per il nostro gusto este­tico, non più ferito da imma­gini così sgra­de­voli di ago­nia e di morte, e per la nostra tran­quil­lità d’animo non più tur­bata da tanto orrore: ma nes­sun van­tag­gio per la sta­bi­lità dell’Africa e del Medio Oriente e nem­meno per il livello di civiltà giu­ri­dica delle nostre democrazie.

E, infine, si arriva a uno dei punti cru­ciali. Io, indub­bia­mente, mostro scarso inte­resse e scarsa aggres­si­vità nei con­fronti dell’Italicum e della riforma costi­tu­zio­nale, ed è un mio limite. Ma non rie­sco a sot­trarmi a un inter­ro­ga­tivo. Quella sini­stra che la mino­ranza Pd vor­rebbe ride­fi­nire e aggre­gare, quel «grande can­tiere aperto» oltre il Pd, può tro­vare il suo asse por­tante nella bat­ta­glia con­tro la legge elet­to­rale (e per non but­tarla in caciara, evito di dire «a favore delle pre­fe­renze»)? E quella bat­ta­glia sarebbe dav­vero in grado di col­mare il vuoto (un vero bara­tro) creato dall’inerzia e dal silen­zio della sini­stra, den­tro e fuori il Pd, in mate­ria di immi­gra­zione? Come non com­pren­dere che l’identità stessa della sini­stra, oggi come mai, si qua­li­fica pro­prio sulla sua capa­cità di affron­tare que­sta ferita aperta del nostro tempo?

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