mercoledì 13 maggio 2015

La Ue sul buco pensioni “Ora attenti al debito” Padoan: “Decreto a giorni” Rimborsi non per tutti

La Ue sul buco pensioni “Ora attenti al debito” Padoan: “Decreto a giorni” Rimborsi non per tutti (ROBERTO PETRINI)

I punti

Gli obiettivi del Def non cambiano: deficit al 2,6 per cento del Pil Quasi certa una scalettatura dopo la sentenza della Consulta.

ROMA – La Commissione europea dà il via libera alla strategia di finanza pubblica del governo, ma la «clausola di flessibilità» per il 2016, del valore di circa 6,4 miliardi, resta condizionata a come si scioglierà il «nodo» delle pensioni che rischia anche di appesantire il debito. E’ questo il giudizio contenuto nella bozza delle Raccomandazioni che saranno pubblicate oggi a Bruxelles.
La Commissione non chiude la porta all’Italia, anzi — come filtra dal responsabile per gli Affari monetari Moscovici — apprezza gli sforzi di riforma a 360 gradi del governo Renzi, ma dopo la decisione della Corte costituzionale del 30 aprile, pone un’ulteriore condizione: «Prendere le misure necessarie per compensare l’impatto della decisione della Consulta ». Dunque «monitoraggio» e «vigilanza» sui futuri sviluppi oltre che, naturalmente, sull’«attuazione » delle riforme concordate.
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, al temine dell’Ecofin a Bruxelles, ha tuttavia ribadito la propria posizione, già delineata nei giorni scorsi, e che ieri è suonata come una nuova rassicurazione a fronte dell’avvertimento dell’Europa: ha detto che il governo presenterà l’intervento entro «pochi giorni» (il consiglio dei ministri è atteso per venerdì), ha ripetuto che sarà fatto «in armonia » con i dettami della Corte e che rispetterà i parametri contenuti nel Def: dunque il deficit-Pil, fissato al 2,6 per cento quest’anno e all’1,8 per cento il prossimo, non sarà sfondato.
La clausola delle riforme, condizionata da Bruxelles alla risoluzione della “grana” previdenziale, è parte integrante del programma di rientro dei conti pubblici italiani: grazie alle «comunicazioni » sulla flessibilità del gennaio scorso i paesi, come l’Italia, che mettono in campo un programma di interventi strutturali possono beneficiare di uno “sconto” sulla riduzione del deficit strutturale (al netto della congiuntura). Per il nostro paese si tratta di poter ridurre il disavanzo strutturale dello 0,1 per cento del Pil nel 2016 invece del previsto 0,5 per cento, in pratica uno sgravio di 6,4 miliardi. La condizione è dunque quella di «compensare appropriatamente» la spesa aggiuntiva che deriva dall’impatto della restituzione dell’indicizzazione e di non sforare quest’anno il deficit nominale del 3 per cento matenendo rispetto alla fatidica soglia un «margine di sicurezza».
La ricerca della quadratura del cerchio, sulla quale Padoan si è tuffato al rientro a Roma vedendo Renzi, si fa come previsto complessa. Anche perché le Raccomandazioni non dimenticano di osservare che sul fronte della spending review sono stati fatti «passi limitati», invitano a far procedere le privatizzazioni e avvertono di tenere d’occhio il debito.
La soluzione, come ha detto nei giorni scorsi il ministro del Tesoro italiano, che martedì prossimo riferirà in Parlamento, sta dunque nella restituzione parziale e non integrale (che costerebbe complessivamente oltre 17 miliardi) e che avverrebbe per fasce di reddito tutelando gli assegni più bassi. Visto tuttavia che il tetto del deficit del 2,6 per cento non sarà sfondato, l’unica risorsa che si potrà utilizzare, a meno di manovre o tasse, sarà quella sopravvenienza costituita dalla differenza tra tendenziale (2,5 per cento) e programmatico (2,6 per cento), circa 1,6 miliardi. «Avevo preparato delle misure con il “tesoretto” ma dopo la sentenza me le sono dovute rimangiare», ha ammesso ieri Renzi nel forum di Repubblica tv.
Basteranno per far fronte alle esigenze di rimborso di quest’anno? Secondo le stime ancora in corso di revisione gli otto mesi del 2015 avrebbero un costo di 1,9 miliardi, in caso di rimborso integrale, e quindi potrebbero essere abbordabili anche se un primo acconto del pregresso potrebbe essere necessario fin da quest’anno.
Resta cruciale tuttavia il problema della contabilizzazione degli arretrati degli ultimi tre anni e mezzo, pari a 8,7 miliardi che, secondo fonti parlamentari che citano la normativa Ue, dovrebbero essere contabilizzati nel 2015, cioè nell’anno in cui la sentenza ha fatto scattare l’obbligazione per lo Stato. In questo caso il deficit- Pil sforerebbe il 3 per cento mettendo a rischio la clausola di flessibilità. Un ostacolo che non potrebbe essere superato spacchettando la restituzione in due tappe ma che avrebbe bisogno di un via libera della Ue che potrebbe considerare la natura una tantum del grosso dell’operazione.
Da La Repubblica del 13/05/2015.

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