sabato 9 maggio 2015

La Valle d’Aosta chiude le porte, solo i ricchi nel «gran paradiso

da il manifesto
ITALIA

La Valle d’Aosta chiude le porte, solo i ricchi nel «gran paradiso

Accoglienza. Tutta la regione dovrebbe ospitare appena 79 profughi. Ma il presidente ha detto no
Mai ammi­ni­stra­tore regio­nale fu altret­tanto rapido. Il giorno dopo la richie­sta del governo di acco­gliere set­tan­ta­nove tra le migliaia di immi­grati che arri­vano ogni giorno davanti alle nostre coste, Augu­sto Arduino Rol­lan­din, pre­si­dente della Regione Auto­noma della Valle d’Aosta, era in grado di rispon­dere no a ragion, secondo lui, veduta. Anzi, veri­fi­cata «Ho effet­tuato una ricerca di even­tuali altri posti presso i 74 comuni della Regione, ma tale ricerca ha sor­tito esito nega­tivo… Non c’è stata una man­canza di sen­si­bi­lità. Noi rite­niamo che se acco­glienza deve essere, que­sta deve essere piena, non si pos­sono piaz­zare que­ste per­sone da qual­che parte».
I dati ana­gra­fici aggior­nati a fine 2012 par­lano di 6614 cit­ta­dini stra­nieri rego­lar­mente resi­denti in Valle. Il 6% circa su una popo­la­zione di 128mila abi­tanti. Dai primi anni ’90 la Regione ha affi­dato alla Società Coo­pe­ra­tiva La sor­gente la patata appena tie­pida dell’immigrazione, ed è La sor­gente a gestire i ses­san­ta­due immi­grati già pre­senti sul ter­ri­to­rio. Tutto esau­rito, dun­que. Anche se una sem­plice divi­sione tra i 74 comuni asse­gne­rebbe un emi­grante vir­gola zero sei a cia­scuno di essi. E invece il risul­tato della divi­sione fa zero, signi­fica che tutti hanno rispo­sto pic­che al pur volon­te­roso e celere Rol­lan­din. Niente posti, tanto meno in loca­lità ancora vaga­mente bla­so­nate come Saint Vin­cent, Cour­mayeur, Gres­so­ney. Pos­si­bile? Certo che sì, quando ci si riem­pie la bocca di parole vuote «Se acco­glienza deve essere, que­sta deve essere piena, non si pos­sono piaz­zare que­ste per­sone da qual­che parte».
Non si pos­sono o non si devono piaz­zare? L’interrogativo è lecito pen­sando che Rol­lan­din, mili­tante da sem­pre nella cen­tri­sta e auto­no­mi­sta Union Val­dô­taine, deve la sua attuale pre­si­denza alla coa­li­zione Val­lée d’Aoste, costi­tuita da Fédé­ra­tion Auto­no­mi­ste e da Stella Alpina, cin­que seggi in Con­si­glio sui 18 gua­da­gnati dalla Val­lée, alleata con la Lega Nord nel 2013. E che il suo futuro poli­tico può dipen­dere non poco dai risul­tati del pros­simo 10 mag­gio, ses­san­totto comuni al voto. Ammesso che si voglia rin­trac­ciare una vaga scu­sante nella crisi eco­no­mica da cui la Val d’Aosta non è esente, pare dif­fi­cile tro­varla. La regione ha un pro­dotto Interno Lordo di circa quat­tro miliardi e otto­cento milioni di euro, in leg­gera cre­scita, + 0,30%. Il red­dito medio annuo aggiu­stato pro capite 2012 (fonte Istat) è di 21.762 euro. Il rischio di povertà rela­tiva, per­cen­tuale aggior­nata al 2102, è del 7,9%, con­tro quello di un’altra regione auto­noma, la Sici­lia, pari al 42, 3%. Il turi­smo ha por­tato nel 2013 345mila stra­nieri, con un milione e 118mila pre­senze (vale a dire coloro che hanno tra­scorso almeno una notte in albergo o in un’altra strut­tura), una media di per­ma­nenza di 3,2 giorni e una spesa di 332 milioni di euro.

Quanto coste­reb­bero, a fronte di tutte que­ste posi­tive cifre, set­tan­ta­nove immi­grati in più? Sorge il sospetto che la non acco­glienza val­do­stana sia un atteg­gia­mento a pre­scin­dere dai numeri della poli­tica e dalle cifre dell’economia. Un atteg­gia­mento che riguarda anche gli «altri», ma ita­liani. Se ille­cito è gene­ra­liz­zare, chi scrive ha sem­pre riscon­trato nella gente, per espe­rienza sul campo, un certo distacco al limite della fred­dezza; per­sino un certo fasti­dio venato di supe­rio­rità auto­no­mi­sta. Potevi riscon­trarlo, in par­ti­co­lare, quando riem­pivi il ser­ba­toio dell’auto con la ben­zina che, per decenni, è costata di più a chi non era di quelle parti. Pic­colo det­ta­glio, certo. Ma i det­ta­gli sono parte di un insieme den­tro cui il no di Augu­sto Arduino Rol­lan­din potrebbe risul­tare coerente.

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