venerdì 22 maggio 2015

L’ALFANO ESPIATORIO

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L’ALFANO ESPIATORIO (di Massimo Gramellini)

Nel volgere di poche ore, l’opposizione ha chiesto le dimissioni di Alfano due volte e per motivi opposti. Prima perché avrebbe lasciato entrare in Italia un giovane marocchino senza accorgersi che era un terrorista dell’Isis. E poi perché lo avrebbe messo in galera nonostante fosse improbabile che si trattasse di un terrorista dell’Isis. Alfano ovviamente non ha fatto una piega. Ci è abituato. Da anni non passa giorno senza che qualcuno non chieda le sue dimissioni. Anch’io, nel mio piccolo, le ho reclamate in un paio di occasioni: la vicenda Shalabayeva e il divieto ai prefetti di trascrivere i matrimoni gay. Ma tutti ricorderete la faccia abbastanza spaventosa di Salvini mentre intima la cacciata del ministro dopo i disordini del primo maggio all’Expo, la devastazione di piazza di Spagna da parte dei tifosi olandesi, i ritardi nei soccorsi agli alluvionati di Genova e qualsiasi altra calamità naturale o umana abbia attraversato questo martoriato Paese.

Come il Malaussène della saga di Pennac, Alfano sembra disegnato apposta per il ruolo di capro espiatorio. Un capretto, più che altro. Poco ingombrante ma inamovibile, anche se sempre in discussione. Di Renzi le opposizioni (e parte della maggioranza) dicono le peggio cose, eppure nessuno si sogna di chiederne le dimissioni. E’ lui semmai che ogni tanto le minaccia, ovviamente per finta. Alfano invece non finge: è sinceramente attaccato a una poltrona che occupa però con impalpabile discrezione. Al punto che, il giorno in cui si dimettesse davvero, nessuno se ne accorgerebbe e tutti continueremmo a chiedere le sue dimissioni.

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