giovedì 14 maggio 2015

«L’AMACA»: GRILLO E IL REDDITO DI CITTADINANZA

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«L’AMACA»: GRILLO E IL REDDITO DI CITTADINANZA (di Michele Serra)

Il reddito di cittadinanza è una proposta discutibile ma importante. Riguarda la dignità delle persone e mette l’accento sul pauroso scollamento in atto tra reddito e lavoro. Se il denaro ormai circola, tra i molti ricchi che vivono di finanza, senza più alcun rapporto con il mondo della produzione, perché non dovrebbe circolarne almeno una parte tra i poveri, che per giunta dal mondo della produzione sono stati malamente scacciati, e senza portarne responsabilità alcuna?
Non è un caso che la proposta dei Cinquestelle non sia stata liquidata da tutti come una assurdità a prescindere; ma abbia fatto breccia e aperto un varco di discussione. Ma durerà pochissimo. Perché ciò che gratifica e onora ogni azione politica (essere giudicata interessante anche da altri) produce all’opposto, nella psicologia grillesca, una inspiegabile irritazione. Il Grillo visto e udito nei dintorni dell’assemblea dell’Eni, in un momento di ottima visibilità mediatica e di rilancio politico, ha sperperato le tre o quattro cose giuste e intelligenti che aveva da dire affogandole in una risaputissima invettiva contro un mondo di ladri, di mascalzoni e di governi servi dei ladri e dei mascalzoni. Uno sente, prende nota e pensa: l’unica soluzione è impiccarli tutti. A che serve perdere tempo a discutere del reddito di cittadinanza con i ladri e con i servi?

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