venerdì 29 maggio 2015

L’AMACA: Rom e insicurezza sociale

L’AMACA del 29/05/2015 (Michele Serra)

IL MODO migliore per aiutare Matteo Salvini a speculare sull’insicurezza sociale è fare come ha fatto ieri, intervistato su Radiouno, il vicesindaco di Roma Luigi Nieri. Del tutto in buona fede, ma del tutto inverosimilmente, Nieri ha trattato come un trascurabile dettaglio l’essere Rom il ladro d’auto in fuga che ha ucciso una passante ferendone gravemente altri tre. Si capisce che l’intenzione del vicesindaco era evitare le speculazioni razziste. Ma non è negando l’evidenza di una questione sociale annosa e importante — quella, appunto, della difficile integrazione dei Rom — che si fanno dei passi in avanti. Negando quell’evidenza si rischia, al contrario, di dare l’idea di una puerile sottovalutazione del problema. Che esiste.
E non è solamente un fantasma, anche se le componenti fantasmatiche, tipo “gli zingari rapiscono i bambini”, ci sono eccome. È una profonda ferita sociale che va gestita, nell’interesse di tutti (dei Rom italiani, dei Rom non italiani, degli italiani non Rom) chiamandola per nome; e poi distinguendo radicalmente un atteggiamento civile, inclusivo, ragionevole dalla paranoia fascistoide. Scolarizzare, includere, appoggiare il faticosissimo e spesso incompreso lavoro di assistenti sociali, insegnanti, amministratori non è la stessa cosa che invocare le ruspe, o berciare che gli zingari sono tutti ladri. Ma negare che parecchi Rom delinquono per vivere, e sono molto refrattari all’integrazione, è sciocco e controproducente. Nessuna buona politica può nascere dal rifiuto della realtà.

Da La Repubblica del 29/05/2015. del 29/05/2015 (Michele Serra)

IL MODO migliore per aiutare Matteo Salvini a speculare sull’insicurezza sociale è fare come ha fatto ieri, intervistato su Radiouno, il vicesindaco di Roma Luigi Nieri. Del tutto in buona fede, ma del tutto inverosimilmente, Nieri ha trattato come un trascurabile dettaglio l’essere Rom il ladro d’auto in fuga che ha ucciso una passante ferendone gravemente altri tre. Si capisce che l’intenzione del vicesindaco era evitare le speculazioni razziste. Ma non è negando l’evidenza di una questione sociale annosa e importante — quella, appunto, della difficile integrazione dei Rom — che si fanno dei passi in avanti. Negando quell’evidenza si rischia, al contrario, di dare l’idea di una puerile sottovalutazione del problema. Che esiste.
E non è solamente un fantasma, anche se le componenti fantasmatiche, tipo “gli zingari rapiscono i bambini”, ci sono eccome. È una profonda ferita sociale che va gestita, nell’interesse di tutti (dei Rom italiani, dei Rom non italiani, degli italiani non Rom) chiamandola per nome; e poi distinguendo radicalmente un atteggiamento civile, inclusivo, ragionevole dalla paranoia fascistoide. Scolarizzare, includere, appoggiare il faticosissimo e spesso incompreso lavoro di assistenti sociali, insegnanti, amministratori non è la stessa cosa che invocare le ruspe, o berciare che gli zingari sono tutti ladri. Ma negare che parecchi Rom delinquono per vivere, e sono molto refrattari all’integrazione, è sciocco e controproducente. Nessuna buona politica può nascere dal rifiuto della realtà.
Da La Repubblica del 29/05/2015.

Nessun commento:

Posta un commento