sabato 23 maggio 2015

L’AMACA, Tv e migranti/profughi

L’AMACA del 23/05/2015 (Michele Serra)

VISTI un paio di dibattiti televisivi sulla questione dei migranti/profughi; sentiti comitati imbufaliti di cittadini che si sentono insicuri; sentiti politici impegnati faticosamente a ospitare, se ospitali, e impegnati fieramente a scacciare, se respingenti; constatato che la già radicata indisponibilità ad ascoltare le ragioni altrui diventa ancora più radicale quando si parla, anzi si strilla di immigrazione; ci si domanda a cosa serve organizzare discussioni nelle quali non si discute, ma si sfoggiano certezze o si urlano paure; e ognuno se ne torna a casa ancora più convinto che il vicino di poltrona sia un imbecille o uno sciacallo o entrambe le cose.
È il classico problema a proposito del quale la verità (o ciò che le si avvicina maggiormente) non produce applausi, e non fa spettacolo.
La verità è che ci sono accidenti sociali — come la criminalità, come le migrazioni di massa, come gli impatti ambientali, come le tossicodipendenze — con i quali tocca convivere. Si può tentare di governarli; di renderne meno dolorose o gravose le conseguenze; di distribuirle meglio nel territorio; ma solo un pazzo o un farabutto possono far credere che esista una vera e propria soluzione del problema. Però nessuno, in quelle corride televisive, osa dirlo, che ci sono problemi destinati a rimanerci in groppa per generazioni, e dunque è inutile fare i nevrastenici o, al contrario, dire che non c’è problema. Ci ha provato, a tratti, Piero Fassino, ma minuto dopo minuto si è avvitato sulla sua poltrona fino quasi a sparire, e alla fine della puntata pareva addirittura molto basso di statura.
Da La Repubblica del 23/05/2015.

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