venerdì 8 maggio 2015

Lamezia, il candidato nella rete del narcotraffico

da il manifesto
POLITICA

Lamezia, il candidato nella rete del narcotraffico

'Ndrangheta. Maxi operazione a New York. Fermato anche un aspirante consigliere Cdu alle prossime elezioni nel comune calabrese
 Gli agenti della mobile di Reg­gio e dell’Fbi per oltre due anni hanno inter­cet­tato e fil­mato Gre­go­rio Gigliotti e i suoi “agenti” in Cen­tro Ame­rica che gesti­vano una strut­tura logi­stica di coper­tura, dedita all’export ed import di frutta e der­rate, ma che in realtà ser­viva loro a spe­dire in tutto il con­ti­nente la pol­vere bianca. Come dimo­strano i fil­mati la cocaina era nasco­sta nelle sca­tole con­te­nenti banane ed altra frutta eso­tica che veni­vano poi cari­cate sui tir e man­date prima negli Stati Uniti, poi, da lì, in Europa.
E’, dun­que, sbar­cata a New York, tra i grat­ta­cieli di Man­hat­tan, tra i risto­ranti e le piz­ze­rie. È la “Cosa nuova” che piace alle fami­glie bla­so­nate della vec­chia “ono­rata società”. Un matri­mo­nio di inte­ressi ha sug­gel­lato l’arrivo a New York dei Violi e degli Alvaro di Sino­poli, dei Ber­lin­gieri di Catan­zaro, più altri espo­nenti delle cosche di Vibo e Cro­tone. Tra mafia italo-americana e ‘ndran­gheta ormai è coca-connection. Gli affari sono affari, i soldi non puz­zano. Tutto vero. Ma con que­sta ope­ra­zione con­giunta Fbi-Sco-mobile di Reg­gio, si chiude dav­vero un’epoca. Altro che i “cugini cala­bresi”. Quando nella metà dei Novanta si trat­tava di far nascere il porto di Gioia, le ’ndrine della Piana man­da­rono un loro emis­sa­rio alla impresa lea­der nella movi­men­ta­zione dei con­tai­ner, per dire: “Abbiamo il pas­sato, il pre­sente e il futuro”. Fecero for­tuna a cavallo tra i Set­tanta e gli Ottanta, con i seque­stri di per­sona. Inve­sti­rono in immo­bili e con­qui­sta­rono appalti. Anche se arcaici e cru­deli, la loro forza è sem­pre stata nella capa­cità di seguire i cam­bia­menti, di pos­se­dere tanta liqui­dità, di ina­bis­sarsi, di dichia­rare guerra allo Stato. 
La coca-connection, sman­tel­lata dall’operazione Colum­bus messa a segno ieri con 15 arre­sti aveva la sua base nel risto­rante “Cucino a modo mio” nel Queens. Dove tra gli altri faceva la spola Franco Fazio, pre­sunto nar­co­traf­fi­cante non­ché can­di­dato nella lista del Cdu, che sostiene il can­di­dato sin­daco del cen­tro­de­stra, Paolo Mascaro (FI), alle immi­nenti comu­nali di Lame­zia. Secondo gli inqui­renti, l’aspirante con­si­gliere sarebbe stato l’uomo di fidu­cia di Gigliotti. Seguendo Fazio, gli inqui­renti hanno rico­struito una lunga serie di con­tatti con i prin­ci­pali clan cala­bresi. Il can­di­dato con­si­gliere sarebbe cioè un bro­ker di punta del traf­fico inter­na­zio­nale di droga. Gli inve­sti­ga­tori sono con­vinti che Fazio sia il vero brac­cio destro di Gigliotti. Al punto di lasciar­gli l’onere di gestire le trat­ta­tive più deli­cate con i nar­cos in Costa Rica. Sfrut­tando i con­tatti costa­ri­censi, sem­pre per gli inve­sti­ga­tori Fazio pro­get­tava di met­tersi in pro­prio. Per que­sto avrebbe con­ce­pito un sistema di coper­tura ana­logo a quello uti­liz­zato negli Stati Uniti dalla fami­glia Gigliotti per impor­tare diret­ta­mente in Cala­bria grosse par­tite di stu­pe­fa­cente, occul­tate all’interno di con­fe­zioni di frutta e tuberi tro­pi­cali. Un busi­ness milio­na­rio che faceva gola ai prin­ci­pali car­telli calabresi.

L’inchiesta ha evi­den­ziato che Gigliotti sarebbe stato in con­tatto fin dal 2008 con i Geno­vese, una delle cin­que sto­ri­che fami­glie mafiose di New York. Gigliotti, incen­su­rato, sarebbe stato  in realtà “il prin­ci­pale arte­fice” del traf­fico di droga e nel suo risto­rante ospi­tava gli ita­liani che veni­vano impie­gati per tra­spor­tare, attra­verso il dop­pio fondo delle valige, la cocaina in Cala­bria. Quando lo hanno arre­stato, assieme alla moglie e al figlio, gli agenti hanno tro­vato nella cas­sa­forte del risto­rante oltre cen­to­mila dol­lari, armi e dosi di coca. E Fazio, ori­gi­na­rio di Pia­no­poli, sarebbe stato il suo amba­scia­tore della coca, un sodale di asso­luta fidu­cia. Faceva il came­riere nel risto­rante del Queens. Ma aveva tro­vato anche il tempo di can­di­darsi alle comu­nali della quarta città più grande in Calabria.

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