venerdì 29 maggio 2015

LANDINI: «RENZI E MARCHIONNE FANNO SPOT PERCHÈ SONO IN DIFFICOLTÀ»

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LANDINI: «RENZI E MARCHIONNE FANNO SPOT PERCHÈ SONO IN DIFFICOLTÀ» (di Massimo Franchi)

Intervista a Maurizio Landini. Il segretario della Fiom che risponde al premier: «Attacca chi fa slogan in tv? Parla di se stesso, sono contento che finalmente faccia autocritica». «Investimenti e assunzioni a Melfi non sono figlie del Jobs act. Il modello Lamborghini è quello vincente: rispetta le condizioni di lavoro». «La coalizione sociale non vuole organizzare la sinistra».
«Per difen­dere il lavoro non si va ai talk show a fare grandi slo­gan ideo­lo­gici, si creano fab­bri­che». Secondo lei Lan­dini, il pre­mier Renzi a chi si riferiva?
Con­di­vido que­sto rilievo auto­cri­tico del pre­mier. Infatti sarebbe ora che smet­tesse di andare in tv a fare annunci senza con­tra­dit­to­rio e che si met­tesse a fare poli­tica indu­striale, ché in Ita­lia manca da 20 anni ed è all’origine dei milioni di licen­zia­menti e delle migliaia di chiu­sure di imprese. E dovrebbe anche smet­tere di attri­buirsi il merito di altri: gli inve­sti­menti a Melfi Mar­chionne gli ha fatti prima del Jobs act e dovrebbe rico­no­scere che l’investimento della Lam­bor­ghini Volk­swa­gen a Sant’Agata bolo­gnese è stato pos­si­bile per il lavoro di anni delle isti­tu­zioni locali, dei sin­da­cati e dei lavo­ra­tori. Sarebbe infine utile riflet­tere sul fatto che Melfi e Sant’Agata sono due modelli molto diversi: soprat­tutto rispetto alle con­di­zioni dei lavoratori.
Renzi comun­que con­ti­nua ad attac­carvi, spal­leg­giato da Mar­chionne, e l’alleanza sociale con Con­fin­du­stria pare gra­ni­tica. C’è spa­zio per aprire almeno una breccia?
Que­sto modo di fare un po’ elet­to­ra­li­stico è un segno di debo­lezza, non di forza. Le dif­fi­coltà strut­tu­rali del nostro paese sono sotto gli occhi di tutti, come con­ferma anche l’Ocse. L’idea di uscire dalla crisi ridu­cendo i diritti, supe­rando il con­tratto nazio­nale e rega­lando un po’ di soldi alle imprese è una vera e pro­pria illu­sione. Al paese si stanno rac­con­tando balle che avranno effetti ancora più nega­tivi. C’è invece biso­gno di cam­biare strada al più pre­sto: inve­sti­menti pub­blici e pri­vati per rilan­ciare la cre­scita e l’occupazione.
In Fca però le cose sem­brano andare bene: ieri Mar­chionne ha annun­ciato altre mille assunzioni.
Sono asso­lu­ta­mente con­tento. Del resto le bat­ta­glie che abbiamo fatto in que­sti anni erano per­ché ci fos­sero inve­sti­menti. Fab­brica Ita­lia ne pro­met­teva 20 miliardi con 1,4 milioni di auto l’anno pro­dotte. Ora se va bene siamo a 700mila. E a Pomi­gliano e in altri siti siamo ancora senza modelli. Noi abbiamo cri­ti­cato gli spo­sta­menti di pro­du­zione e di sede fuori dall’Italia e la can­cel­la­zione del con­tratto nazio­nale: que­sti ele­menti rimangono.
A pro­po­sito di demo­cra­zia, si stanno tenendo le prime ele­zioni libere in Fca, quelle per gli Rap­pre­sen­tanti per la sicu­rezza: quale obiet­tivo si dà la Fiom?
Intanto biso­gna dire che la discri­mi­na­zione con­tro la Fiom rimane: anche dopo la sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale i nostri Rsa hanno solo 8 ore di agi­bi­lità e siamo ancora agli incon­tri sepa­rati con l’azienda. In più le ele­zioni degli Rls su un’unica scheda ci saranno in nome di una legge e non per con­ces­sione dell’azienda o degli altri sin­da­cati. I primi risul­tati ci vedono vin­ci­tori ma non ci nascon­diamo le dif­fi­coltà dovute a que­sti anni in cui non siamo stati in fab­brica. Il nostro obiet­tivo è che tutti i lavo­ra­tori e le lavo­ra­trici vadano a votare entro luglio. Il punto impor­tante è che saranno le prime ele­zioni libere dopo 5 anni di discriminazioni.
Se arri­verà la fusione pro­messa per Mar­chionne entro il 2018 il qua­dro potrebbe cam­biare total­mente. Avrete pre­fe­renze sul partner?
Que­sto con­ferma la neces­sità di fare una discus­sione espli­cita sulle pro­du­zioni, come avviene in tutto il mondo dove le scelte coin­vol­gono governi, sin­da­cati e lavo­ra­tori. Noi non abbiamo pre­fe­renze, ma notiamo che le scelte di Mar­chionne finora hanno pro­dotto lo spo­sta­mento delle sedi del gruppo fuori dall’Italia.
Tor­nando ai metal­mec­ca­nici. A Firenze c’era solo la Fiom ad incon­trare Whirl­pool in un ine­dito tavolo separato.
No, non era un tavolo sepa­rato. L’azienda ha con­vo­cato tutte le orga­niz­za­zioni e noi siamo andati per­ché pen­siamo che per cam­biare il piano dell’azienda ed evi­tare le chiu­sure e i licen­zia­menti serva discu­tere e tro­vare soluzioni.
Gli altri sin­da­cati vole­vano un tavolo ministeriale…
Il tavolo mini­ste­riale non è ancora stato con­vo­cato. Noi oggi regi­striamo aper­ture impor­tanti seb­bene non riso­lu­tive. Per que­sto è neces­sa­rio con­ti­nuare la mobi­li­ta­zione a par­tire dallo scio­pero gene­rale uni­ta­rio del 12 giugno.
Sul con­tratto nazio­nale riu­sci­rete almeno a pro­porre piat­ta­forme con­ver­genti con Fim e Uilm o si va verso l’ennesimo con­tratto separato?
Abbiamo appena finito una riu­nione con Fim e Uilm e un’altra è stata con­vo­cata per l’8 giu­gno. Con­ti­nuiamo il con­fronto per arri­vare ad una piat­ta­forma uni­ta­ria anche se le divi­sioni degli anni scorsi sono dif­fi­cili da supe­rare. Noi vogliamo ricon­qui­stare il con­tratto nazio­nale. Serve però che il tema della demo­cra­zia, della vali­da­zione dei con­tratti, abbia la stessa impor­tanza del con­te­nuto della piattaforma.
Pode­mos, nata dai movi­menti per la casa, vince in Spa­gna. Civati prova subito a sfrut­tare l’onda e lan­cia Pos­si­bile. La Coa­li­zione sociale non sarà mai un par­tito ma chi ade­ri­sce in molte regioni andrà a votare dome­nica: il risul­tato di Pasto­rino in Ligu­ria sarà un ter­mo­me­tro della pos­si­bi­lità di costruire qual­cosa di simile anche in Italia?
La coa­li­zione sociale non ha il com­pito di rior­ga­niz­zare la sini­stra. Ha il com­pito di riu­nire il mondo del lavoro ora sepa­rato e lace­rato. Sono due per­corsi molto diversi: è sba­gliato met­terli in relazione.
La Coa­li­zione sociale però è di sini­stra. Almeno su que­sto ci tran­quil­lizzi. Dia­lo­gherà con chi nascerà o si fede­rerà a sini­stra, no?
No, è un modo vec­chio di ragio­nare. Costruire stec­cati non ha senso. Io fac­cio il mestiere del sin­da­ca­li­sta e sono arri­vato a pro­porre la coa­li­zione sociale pro­prio per­ché un par­tito che si dice di sini­stra ha can­cel­lato i diritti dei lavo­ra­tori come non aveva fatto la destra. Nel 1970 lo Sta­tuto fu votato da Psi e altri par­titi che non erano di sini­stra per­ché a quel tempo la tutela dei lavo­ra­tori era un obiet­tivo con­di­viso di tutta la poli­tica. Ora non lo è più da nes­suno. Il nostro obiet­tivo è di rico­struire quella cul­tura con­di­visa. Non solo a sinistra.

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