venerdì 22 maggio 2015

L’anello mancante

da il manifesto
EDITORIALE

L’anello mancante

Immigrazione. Ad Abdelmajid Touil che ha subìto questo oltraggio rischiando il rimpatrio in Tunisia o in Marocco (che hanno la pena di morte), la presidenza della Repubblica del «ponderato» Mattarella dovrebbe perlomeno concedere il permesso di soggiorno

 
Abdullah Touil al suo arrivo in Italia il 17 febbraio


Abdel­ma­jid Touil: il nome di que­sto gio­vane maroc­chino di 22 anni non dob­biamo dimen­ti­carlo. Rap­pre­senta la testi­mo­nianza della nostra ver­go­gna nazio­nale, come dell’improntitudine del governo Pd-Ncd. Senza dimen­ti­care fogliacci come Il Tempo e Il Gior­nale che hanno rispet­ti­va­mente tito­lato «L’Isis è pre­gata di pre­sen­tarsi all’imbarco» e «Cen­tro acco­glienza ter­ro­ri­sti». Un’accolita anche sta­volta gui­data dal capo­ma­ni­polo Mat­teo Sal­vini al grido di: «Ve l’avevamo detto, i ter­ro­ri­sti arri­vano coi barconi».
Il caso di Touil doveva essere la prova pro­vata dell’insidia ter­ro­ri­sta che sale sui bar­coni — alla deriva nel Medi­ter­ra­neo, dav­vero una bril­lante logi­stica. E che invece è rap­pre­sen­tata dai migranti che sulle car­rette del mare fug­gono da guerre e mise­rie, e che per que­sto subi­scono il tra­ghet­ta­mento mala­vi­toso degli scafisti.
Ma il castello di men­zo­gne è crol­lato. Gra­zie in primo luogo alla reti­cenza di una magi­stra­tura mila­nese che almeno ha cono­sciuto esempi cla­mo­rosi di depi­stag­gio inter­na­zio­nale, come fu per il caso Abu Omar.
Pote­vano mai bastare allora sull’attentato san­gui­noso del Bardo, le accuse dei ser­vizi segreti tuni­sini rima­neg­giati e tra­volti anche loro dagli avve­ni­menti degli ultimi mesi a Tunisi? Per il governo ita­liano bastava e avan­zava, tant’è che il mini­stro Alfano ha rife­rito in Par­la­mento riven­di­cando la giu­stezza dell’arresto. E il pre­si­dente del Con­si­glio Renzi ha rin­ca­rato la dose: «Chi mette in dub­bio l’arresto è da let­tino dello psicanalista».
Nono­stante che l’accusa ad Abde­la­jid Touil pas­sasse nel giro di poche ore da «par­te­ci­pa­zione diretta» a «ispi­ra­zione» dell’agguato del Bardo.
Alla fine una rapida veri­fica delle noti­zie — per­ché esi­ste ancora un gior­na­li­smo non embed­ded — ha deli­neato il qua­dro di un gio­vane immi­grato certo «clan­de­stino», ma che stu­dia l’italiano, che non appog­gia la jihad, che era in Ita­lia il giorno della strage ed è sem­pre rima­sto nel paese dove abita la fami­glia che aveva denun­ciato la per­dita del suo passaporto.
Ce n’era abba­stanza per essere quan­to­meno guar­din­ghi. E invece no.
Il tro­feo andava comun­que esi­bito. Tanto per nascon­dere il passo falso del governo ita­liano: per­ché l’annuncio della distri­bu­zione di migranti per quote invece rifiu­tate dai paesi euro­pei mostra che la cosid­detta «guerra agli sca­fi­sti» con una mega-flotta navale euro­pea fin nelle acque ter­ri­to­riali della Libia, altro non è che un’avventura di guerra.
Ora pos­siamo ripa­rare. Ad Abdel­ma­jid Touil che ha subìto que­sto oltrag­gio rischiando il rim­pa­trio in Tuni­sia o in Marocco (che hanno la pena di morte), la pre­si­denza della Repub­blica del «pon­de­rato» Mat­ta­rella dovrebbe per­lo­meno con­ce­dere il per­messo di sog­giorno. E a Sal­vini un bar­cone (con viveri, s’intende) per­ché si avvii da solo nel grande Mediterraneo.

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