mercoledì 27 maggio 2015

Liguria, il Pd minaccia l’espulsione dei “rossi”

Liguria, il Pd minaccia l’espulsione dei “rossi” (Luca De Carolis)

PastorinoIL RENZIANO RASETTO: CHI VOTA PER LUCA PASTORINO È FUORI. IL CANDIDATO CIVATIANO RIBATTE: COSÌ AUMENTA L’ESODO.

E ultima venne la minaccia di espulsione. A norma di statuto, ma sempre dall’eco plumbea: “Nel momento in cui un iscritto o un dirigente vota un’altra lista, è fuori del partito”. Così parlò lunedì sera Victor Rasetto, renzianissimo membro della Direzione regionale del Pd, a margine del confronto tra i candidati governatori in Liguria su Sky. Ed è burocratica fatwa per i dissidenti dem che il 31 maggio voteranno per il civatiano Luca Pastorino, scappato dal Pd. “È un errore votarlo, così si fa un favore alla destra” ha ammonito Rasetto: ex segretario provinciale a Genova, travolto nel 2012 dal disastro delle primarie cittadine, quelle in cui Marta Vincenzi e Roberta Pinotti si annullarono a vicenda, e a vincere fu l’attuale sindaco Marco Doria. Ora il fu segretario tifa ovviamente per la renziana Raffaella Paita, nella Liguria dove il Pd è un campo di battaglia, nonchè ago della bilancia delle Regionali, come provano le infinite visite di Renzi e dei suoi fedelissimi (ieri è a Genova apparso Graziano Delrio).
Oggi Paita sarà nella città della Lanterna assieme a Roberto Speranza, leader della minoranza di Area riformista. E domani potrebbe arrivare Pier Luigi Bersani, a riprova che i dissidenti di stanza a Roma che non vogliono remare contro. E che adesso il premier ha bisogno perfino di loro, per rinserrare le fila contro la sinistra “simil-bertinottiana” o “masochista” (definizioni renziane) che potrebbe togliere voti preziosi.   I PRIMI “NEMICI” sono i 200 tra dirigenti e iscritti del Pd ligure che un mese fa votarono un documento per “il voto secondo coscienza”, rivendicando la libertà di non scegliere la Paita. È innanzitutto a loro, che parla il dirigente che agita l’espulsione. Gente come Andrea Ranieri: sindacalista della Cgil, ex assessore a Genova, membro della Direzione nazionale dem, civatiano. “L’espulsione l’ho messa nel conto, anzi me la meriterei” sorride. Lui il Rubicone l’ha già varcato: “Non voterò neppure la lista del Pd, e non rinnoverò la tessera, perché ormai non mi ritrovo più in questo partito. Bisogna votare Pastorino per far sì che rimanga una sinistra in questo Paese, con i suoi valori: la Liguria è un test nazionale”. Ma quanti sbatteranno la porta (o si faranno cacciare)? “Diversi giovani quadri già sostengono Pastorino, altri se ne andranno. Sono in tanti che non vogliono il Partito della Nazione. Io vorrei costruire un nuovo soggetto politico, ma su basi nuove: non fare la solita scissione”. Un altro dei 200 è Ubaldo Benvenuti, ex segretario genovese del Pds, ed ex consigliere regionale. “Ho fatto legislature, poi mi sono rottamato da solo” ride. Il monito via tv non lo turba: “Stando allo Statuto è giustificato”. Però va di contropiede: “L’anno scorso a violare quella norma fu proprio la Paita, perché nel comune di Davagna, vicino Genova, sostenne un candidato che non era quello espresso dal circolo locale, e che alla fine venne eletto sindaco”.   Un anno dopo, Benvenuti aspetta: “Penso che sulle espulsioni decideranno in base al risultato delle elezioni. Io vorrei rimanere, ma in un Pd rigenerato, da poter votare senza doversi turare il naso: le liste non sono proprio cristalline”. Ma chi vincerà? “Probabilmente Paita, ma vincerà male. In tanti non andranno a votare, a sinistra come a destra: il 42 per cento delle Europee rimarrà un miraggio”. Nel frattempo arriveranno Bersani e Speranza: “Non si rendono conto che la battaglia nel partito va fatta”. A margine, Pastorino: “Le parole di Ra-setto saranno un incentivo all’esodo dal Pd: Renzi non si è mai posto il problema di chi non era d’accordo, conta solo il suo volere”. Il segretario regionale Giovanni Lunardon, bersaniano, prova a sminuire: “Rasetto ha risposto a una domanda, e il Pd è un partito pluralista, dove tutti devono potere parlare. I problemi politici vanno risolti con la politica”. Ammesso che sia ancora possibile.
Da Il Fatto Quotidiano del 26/05/2015.

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