domenica 24 maggio 2015

Mafia, la rivincita di Mattarella nell’aula bunker

Mafia, la rivincita di Mattarella nell’aula bunker

Mattarella

RACCOLSE IL CORPO DEL FRATELLO UCCISO DA COSA NOSTRA, IERI DA PRESIDENTE HA CELEBRATO LA MEMORIA DI FALCONE.

Cari ragazzi, oggi abbiamo parlato di come far germogliare una nuova primavera italiana. Serve un impegno corale. Vanno aperte le porte ai giovani. Nessuno deve avere paura. Giovanni Falcone ci ricorda che gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. Quelle idee, ragazzi, hanno bisogno delle vostre gambe. Buon cammino a tutti noi”. Ha concluso così il suo intervento nell’aula bunker dell’Ucciardone, il presidente della Repubblica. Dopo tre anni, a Palermo arriva il capo dello Stato, Giorgio Napolitano era stato presente al ventennale della strage di Capaci e negli anni successivi aveva fatto arrivare la sua voce attraverso messaggi. Sergio Mattarella ha parlato venti minuti nella lunga diretta organizzata da Rai1 e Uno Mattina dall’aula dove si celebrò il ma-xi-processo contro Cosa Nostra.  
PER RICORDARE Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, il cerimoniale del Quirinale non ha lasciato spazi al caso. Mattarella ha voluto che insieme ai rappresentanti delle istituzioni e ai magistrati impegnati nella lotta alle varie mafie (insieme al procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il capo della procura di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho), ci fossero i familiari delle vittime. Nando dalla Chiesa, Franco La Torre e Margherita Asta, figli di personaggi diversi. Dal generale prefetto al dirigente comunista, fino alla normale cittadina che un giorno insieme ai suoi due figli piccoli si trovò a passare per la stessa strada di un giudice che doveva morire. Sono parte dei dolori della grande guerra che Cosa Nostra ha dichiarato a quella parte dello Stato che aveva deciso di combatterla. Mattarella ha lo sguardo rivolto all’oggi, al recente scandalo delle commistioni tra calcio e mafia. “L’illegalità, l’opacità, l’opportunismo colpevole a volte mettono radici anche in ambiti imprevisti. Il calcio, ad esempio, che tanti di voi seguono con attenzione. Che mafie di varia natura cerchino di modificare il risultato delle partite e di lucrare sulle scommesse è una vergogna”.   PAROLE SEVERE anche sulla crisi e sugli accenni di una ripresa che però rischia di accentuare il divario tra le due Italie. “Senza una nuova crescita delle regioni del Sud l’Italia finirà in coda all’Unione europea. Senza un investimento nell’innovazione nel Sud e nei suoi giovani, la possibilità di un nuovo sviluppo sostenibile sarà molto indebolita anche nel resto d’Italia. E senza sviluppo, senza fiducia, il rischio delle mafie sarebbe destinato a crescere”. Un intervento lungo, appassionato, con il ritorno su quei temi che furono al centro del suo discorso di insediamento. La lotta alla mafia da rilanciare, innovando metodi di indagini e normative, il ricordo ai “molti eroi” vittime dello stragismo mafioso. Parole dette da un uomo che il 6 gennaio del 1980 vide morire tra le sue braccia il fratello Pier-santi, il presidente della Regione ucciso perché aveva deciso di mettere le mani sul sistema degli appalti e della spesa pubblica in Sicilia. Un omicidio ancora gravido di misteri, di testimonianze e carte sparite e depistaggi. Pochi giorni prima di essere ucciso, Piersanti incontrò a Roma l’allora ministro dell’Interno Virginio Rognoni, parlarono della Democrazia cristiana in Sicilia.   Quella Dc che Sergio Mattarella avrebbe conosciuto a fondo tre anni dopo, quando Ciriaco De Mita lo spedì a fare “il commissario” del partito per risanarlo dai Lima e dai Ciancimino. “Sconfiggere la mafia è un’impresa alla nostra portata, ma per raggiungere questo traguardo è necessario un salto in avanti che dobbiamo compiere come collettività”.
Da Il Fatto Quotidiano del 24/05/2015.

Nessun commento:

Posta un commento