mercoledì 20 maggio 2015

MARE NOSTRUM, IL RISIKO NON PUÒ FERMARE L’ESODO

unnamed

MARE NOSTRUM, IL RISIKO NON PUÒ FERMARE L’ESODO (di Bruno Tinti)

Circa dieci anni fa ci fu un buon film, The day after tomorrow. Genere catastrofico, una glaciazione investiva l’emisfero settentrionale, tutti gli americani scappavano in Messico. In cambio dell’accoglienza gli Usa rimettevano i debiti; il che veramente era privo di senso, tanto ormai non esistevano più. Come finiva non si sa perché le ultime inquadrature mostravano campi di accoglienza nei deserti del Messico e una marea di sopravvissuti in cima ai grattacieli sommersi dalla neve. C’era anche il presidente degli Stati Uniti che ringraziava il suo collega messicano che, da parte sua, non gli rinfacciava la barriera al confine Usa-Messico né le pattuglie che per anni avevano respinto i migranti messicani. Film spettacolare e divertente. Anche istruttivo.
Oggi, in Africa, le catastrofi naturali sono sostituite dall’idiozia umana. Ma il risultato non cambia: milioni di persone scappano perché non vogliono morire. Ed è da qui che bisogna partire per elaborare strategie: davanti alla morte si scappa, qualsiasi ignota prospettiva ci attenda. Quindi tutti i progetti di contenimento dell’immigrazione nei Paesi di origine e di collaborazione con i governi locali sono privi di senso. Gli africani sanno come lo sappiamo noi (anche se noi facciamo finta di non saperlo) che i delinquenti incivili e violenti che si contendono il potere nella maggior parte del loro continente non hanno alcuna intenzione di accettare organizzazioni e controlli imposti dai Paesi europei. La guerra, la guerriglia, le razzie, i genocidi sono il sistema con cui le classi dominanti di quei Paesi si garantiscono potere e ricchezza; e gli stessi mezzi sono utilizzati da quelli che aspirano a sostituirle. Le contropartite economiche che sarebbero richieste agli Stati europei in cambio della promessa di impedire l’emigrazione finirebbero nelle tasche di questa gente. Sicché l’emigrazione continuerebbe esattamente come avviene ora.
A questo punto esistono tre soluzioni possibili. L’Europa, ma anche l’Asia e l’America, accolgono tutti i migranti, proprio come ha fatto il Messico nel film. Appunto, un film. E infatti Thailandia e Malesia respingono i barconi stracarichi di Rohingya e li lasciano in alto mare a morire di fame e di sete. E Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca (e fra poco anche la Francia) si rifiutano di accogliere quote di migranti e la barriera Messico-Usa, tanto per restare in tema, credo sia ancora ferocemente pattugliata.
La seconda soluzione è quella di non farli arrivare; il famoso “blocchiamoli sul bagnasciuga”. Cioè gli spariamo addosso. Che in effetti è una soluzione, anche se drastica: migranti morti, problema risolto. Dopo un po’ potremmo anche risparmiare pallottole perché, morire per morire, i poveretti resterebbero a casa loro.
La terza è quella partorita da Mogherini&C: affondiamo le barche prima che prendano il mare, così non possono imbarcarsi. Che è ridicola. Prima di tutto ci va un intervento Onu: ogni altra iniziativa sarebbe di fatto una guerra tra lo Stato che affonda i barconi e la Libia, la Tunisia, l’Egitto e poi anche l’Algeria e il Marocco. Noi (cioè il Paese meno bellicoso e più opportunista al mondo) come la prenderemmo se qualcuno entrasse nel porto di Napoli e affondasse una decina di barche lì ormeggiate? Non che l’intervento Onu sarebbe accettato supinamente da Libia e Stati consimili; ma almeno potremmo infischiarcene, così come è avvenuto in tutte le cosiddette “missioni di pace”. Il problema è che stendere una linea continua da Tangeri al Cairo e controllare tutte le barche (beh, da 5 metri in su) che escono in mare con più di 5 persone è irrealizzabile; anche perché sarebbe una missione senza fine: appena la si chiudesse gli imbarchi riprenderebbero. E poi, a questo punto, qualche oculato imprenditore che trasporterebbe i migranti in carrette dell’aria salterebbe fuori di sicuro. E quando arrivassero a Palermo o Catania senza benzina, che si fa? Li si lascia precipitare? Oppure li si intercetta prima e li si abbatte con un missile ben diretto?

Insomma, bisognerebbe capire che questo è un esodo storico che non può essere arrestato. A meno che… Ecco, c’è sempre il sistema del commissario prefettizio, se si preferisce del viceré. Si chiama colonizzazione. Invece di spartirsi le quote di migranti ci si spartisce i Paesi africani; e li si amministra meglio che si può, si capisce dopo aver “neutralizzato” l’attuale classe dirigente. A dirla così sembra assurdo: ma peggio della situazione attuale non dovrebbe essere.

Nessun commento:

Posta un commento