sabato 23 maggio 2015

MATTEO FA L’INCHINO A VINCENZO

renzi

MATTEO FA L’INCHINO A VINCENZO (di Wanda Marra)

IL PREMIER VA A SALERNO, A CASA DEL ”COMPAGNO” CHE NON VOLEVA, E LO ELOGIA: “CON LUI GOVERNATORE DELLA CAMPANIA SALIRÀ IL PIL DELL’ITALIA”. COMIZIO BLINDATO IN COPPIA.
Vincenzo De Luca indica, racconta, spiega. Matteo Renzi ascolta, commenta, gesticola. I due sono sulla terrazza di un ristorante nel porto turistico della Marina di Arechi. Opera fortemente voluta dal candidato presidente della Campania. A immortalare la scena, sotto, una selva di telecamere. Alla fine il premier-segretario ha “mollato” le sue resistenze e a Salerno, a casa di quello che chiama confidenzialmente “Enzo” c’è venuto.
Tra dieci giorni si vota e la Campania bisogna conquistarla. E poi, secondo i dati in mano al Pd locale De Luca è saldamente in testa sul governatore uscente del centrodestra, Stefano Caldoro. E Matteo non si può certo permettere di farlo vincere, senza metterci la faccia. La linea è data da un’intervista al Mattino: “Non ho mai sentito nessuno intellettualmente onesto negare che De Luca sia stato un sindaco straordinario. Credo che Enzo possa essere il sindaco della Campania. Ecco perché faccio campagna elettorale al suo fianco”.
Ci sono gli impresentabili nelle sue liste? Pazienza. Di più, c’è Gomorra, come ha denunciato lo scrittore Roberto Saviano? Bene lo stesso. La visita parte all’insegna dell’improvvisazione e finisce con un endorsement senza se e senza ma al candidato. Se qualcuno poteva avere dei dubbi sui reali pesi di potere tra i due, la giornata di ieri dà qualche risposta.
In un primo momento Renzi aveva pensato a una toccata e fuga, in veste istituzionale. Sulla falsariga “un po’ ci metto la faccia, ma anche no”. È la terza volta che viene in città: la prima era stato qui per presentare un libro, la seconda durante la campagna per le primarie contro Bersani. L’allora sindaco di Salerno aveva scelto il capo della Ditta. Dunque, agenda incerta fino all’ultimo, pronta a piegarsi alle esigenze politiche del momento.
Il giro è blindato: al sito di compostaggio al seguito di premier e candidato entrano solo le telecamere di Palazzo Chigi. De Luca, condannato per abuso d’ufficio nella vicenda dell’inceneritore, ci tiene a far vedere al premier una sua conquista in campo di smaltimento dei rifiuti. Ma è la prima tappa, e gli equilibri tra i due vanno definiti: a De Luca non sono piaciute, per dire, le battute sulla bravura di Caldoro come amministratore. Alla Marina d’Arechi il clima è già decisamente più disteso.
La “discesa in campo” di Berlusconi a Napoli e le accuse di Enrico Letta a De Luca portano Renzi a schierarsi decisamente col suo candidato. Tant’è vero che quando gli chiede di andare a vedere la Nuova Cittadella giudiziaria, altro fiore all’occhiello (ma in costruzione), Matteo accetta. Fuori programma assoluto per andare incontro all’altro.
Mentre De Luca lo chiude in una stanza e coglie l’occasione per ottenere la promessa da Renzi di sbloccare il finanziamento per completarla (27 milioni di euro), all’Hotel Mediterranea sul lungomare il Pd aspetta. Fuori ci sono i Cobas che protestano contro la riforma della scuola. “Renzi non ti vogliamo”: sono pochi e tenuti lontani dalle forze dell’ordine. Rifiuteranno l’incontro col premier, che invece vede i lavoratori della Whirlpool (Beppe Grillo lancia sul blog il video di un gruppo di operai che urlano: “Noi votiamo 5Stelle!). Per entrare, c’è una lista con i nomi degli invitati. Renzi qualche cautela l’ha imposta: solo candidati Pd.
È un comizio, ma è blindato. “A testa alta”, recitano i manifesti. Sala piccola ma pienissima. Ci sono i dirigenti del Pd locale, sindaci e consiglieri comunali. C’è il guardasigilli Andrea Orlando e molti deputati campani.
La comitiva arriva verso le 15 e 20. Quando De Luca inizia a parlare lo accoglie una vera ovazione. “Mi candido a nome delle cose che ho fatto, non di quelle che ho detto”. È minaccioso nella sua precisione di riferimenti e messaggi incrociati. Come quelli a Caldoro (che non nomina). Reo, per esempio, di avere 400 consulenti o di gestire male la sanità.
E netto nel ringraziare Renzi che “ha avuto il coraggio da leader vero di far celebrare le primarie in Campania e di rispettare il voto degli elettori”. Per inciso, i vertici Pd hanno cercato di evitarle fino all’ultimo, cercando un candidato alternativo a lui. “La Campania è cultura, è Eduardo, Massimo Trosi e Pino Daniele, il Teatro San Carlo e il Teatro Verdi”, dice. Renzi annuisce. Il punto più forte del suo discorso è un altro: “Ci vuole un po’ di coraggio. In questo groviglio burocratico-amministrativo, se ti fai spaventare da un avviso di garanzia è meglio che te ne vai a casa”. Di più: “I veri impresentabili sono quelli che rubano il futuro”. Matteo alza il sopracciglio. Poi, quando tocca a lui sorvola: “Si può essere amici, mantenendo delle distanze”.
La butta in battuta. Una, due volte. Nessun accenno a quei candidati che “non voterei neanche io”. Come se la questione non esistesse più. Solo una circonlocuzione evocativa e polemica: “La camorra non si combatte leggendo un articolo di giornale. Se chiediamo di cosa stiamo parlando ci viene risposto che il tema sono le liste, i candidati, discussioni filosofiche, ma non c’è l’oggetto della discussione: qua partono i dieci giorni che decidono i prossimi cinque anni. O vince Caldoro o De Luca, sono qui per dire a nome del Pd in modo chiaro e netto che c’è l’impegno del partito perché vinca De Luca”. La gente lo applaude. Ma il mattatore è l’altro. “Al di là delle valutazioni, se la Campania sarà amministrata nei prossimi anni come è stata amministrata Salerno, il Pil del Paese crescerà tra lo 0,5e l’1%”, affonda ancora Renzi.

La giornata è finita, il sostegno è pieno. Non senza fatica. I due non escono a braccetto. Prima va via Renzi, poi De Luca. E il premier è costretto a ribadire in un tweet: “Falso in bilancio, anticorruzione, autoriciclaggio, ecoreati. Sulla legalità questo governo non prende lezioni da nessuno #lavoltabuona”.

Nessun commento:

Posta un commento