martedì 5 maggio 2015

MATTEO PROVA A BOICOTTARE MA TUTTA LA SCUOLA È CONTRO

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MATTEO PROVA A BOICOTTARE MA TUTTA LA SCUOLA È CONTRO (di Salvatore Cannavò)

GIANNINI ATTACCA LO SCIOPERO. OGGI INSEGNANTI IN PIAZZA DA MILANO A PALERMO.
Matteo Renzi si dovrà rassegnare. Oggi la scuola riempirà le piazze italiane, sette da Aosta a Palermo e la protesta contro la sua riforma sarà udibile a tutti. Da qualche giorno, il capo del governo e del Pd, ha provato a cambiare registro dicendosi disponibile a discutere con i suoi oppositori. Ma, al momento, sembra una posizione a uso dei grandi media più che una reale volontà di dialogo. La prova è che dopo l’incontro con gli insegnanti precari avvenuto dietro al palco della festa dell’Unità, domenica scorsa, ieri dal governo sono partiti attacchi a tutto spiano contro gli insegnanti e i sindacati.
Il più duro è stato il sottosegretario Davide Faraone che ha definito la protesta di oggi come il prodotto di una “minoranza chiassosa”. Poi ha attaccato duramente anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ieri in un’intervista aveva definito non potabile la proposta del governo. A rincarare la dose è stata la ministra, Stefania Giannini, che ha ripetuto il concetto espresso finora: la riforma è buona, sono i critici a non voler discutere nel merito.
La prova che la maggioranza renziana ha deciso di confrontarsi sarebbe offerta dal lavoro parlamentare. Ai precari di Bologna, Renzi aveva assicurato la messa in votazione di un emendamento che limita i poteri ai presidi – il punto ormai divenuto emblematico della legge sia per Renzi sia per i sindacati – e la disponibilità a fare altre modifiche. L’emendamento in effetti è stato approvato e dice che i presidi, nell’assegnazione dei posti, “individuano” i docenti a cui affidare gli incarichi e non li “scelgono”. Un emendamento di carattere propedeutico, approvato sull’articolo 2 del provvedimento, mentre il punto decisivo che regola il ruolo dei dirigenti scolastici sarà discusso all’articolo 7. Non è un caso se ieri Susanna Camusso, non più prodiga di messaggi via Twitter, abbia scelto di mettere in Rete proprio la lettera dell’articolo 7 della riforma. Lì si concentrerà buona parte dello scontro perché la possibilità per i presidi di scegliersi i docenti viene individuata dai sindacati come la strada per il depotenziamento definitivo della funzione docente così come regolata dalla Costituzione (articolo 33 sulla libertà di insegnamento).
“Finora” spiega al FattoGianna Fracassi della segreteria nazionale della Cgil, “siamo a una discussione di lana caprina. Di buono c’è solo la riformulazione dell’articolo 1, che condivido in pieno, ma occorre che il resto della legge sia coerente con quei princìpi”. Il nodo resta l’articolo 7, in cui sono presenti norme che riguardano la mobilità degli insegnanti, ma anche l’articolo 8 sull’assunzione dei precari, l’articolo 11 che affida gli incentivi al merito alla decisionalità dei presidi, i finanziamenti alla scuola tramite il 5 per mille, lo school bonus e i nuovi finanziamenti alle scuole private.
Il governo proverà ancora a presentarsi come interlocutore affidabile. Ieri pomeriggio, subito dopo l’approvazione della legge elettorale, la Camera ha deciso che la riforma della scuola dovrà essere approvata entro il 19 maggio e passare così al Senato. Non a caso la commissione ha lavorato anche domenica scorsa, visto che il Parlamento si è ritrovato bloccato per lo scontro sull’Italicum e procederà a tappe forzate.
I tempi in questo caso sono determinanti per rendere operativa l’altra questione fondamentale, l’assunzione di 101 mila precari. Se non ci saranno regole certe entro il mese di maggio, sarà quasi impossibile per il ministero e per gli Uffici scolastici regionali predisporre per tempo tutta la documentazione necessaria. I sindacati, in realtà, pensano che già oggi sia tardi e gli stessi precari temono che alla fine quei centomila posti di lavoro possano ridursi della metà.
La parola, oggi, sarà comunque alle piazze. Ne sono state predisposte sette: Roma e Milano, per il centro-sud e il centro-nord, Bari, Aosta e poi le isole con Cagliari, Palermo e Catania. La Sicilia dovrà realizzare due manifestazioni perché, causa crolli stradali, è di fatto divisa in due. Sfilerà anche parte dell’opposizione, il M5S, Sel, una parte del Pd. Una certezza per tutti: Agnese Landini, moglie del premier, ha annunciato che oggi sarà regolarmente in aula. In casa Renzi regna la pace.

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