venerdì 15 maggio 2015

Noi tireremo storto

Noi tireremo storto (Marco Travaglio)

Renzi
Non per gufare contro il Caro Premier, ma ultimamente lo troviamo piuttosto provato, e anche un tantino confuso. Non saremo certo noi, che abbiamo precorso i tempi, a sottolineare i primi capelli bianchi che deturpano la bella, anzi “bellissima” chioma già decantata dal parrucchiere Tony in un’imperdibile intervista al Corriere. Ciò che ci preme segnalare è lo stato confusionale che emerge da due recentissime performance mediatiche di Matteo Renzi.  Martedì, pensando di far cosa gradita, Repubblica ha riprodotto su due pagine una lenzuolata a colori (bluette, azzurro, arancione, viola, grigio scuro, tortora, giallo, fucsia, rosso, verdone, grigio chiaro, verde pisello) dal titolo futuristico “Il cronoprogramma del Piano Nazionale Riforme”, bruuumwroaaam.
Molte le frecce che si intersecano come in un progetto di nuovo labirinto. Ricordano i percorsi impazziti della metro C di Roma, quella che non si capisce mai se la stiano costruendo o la stiano cercando. Ma anche i tracciati metallici a serpentina che si trovano aprendo le vecchie radioline a transistor, o certi rompicapo della Settimana Enigmistica. Il prezioso incunabolo, rinvenuto probabilmente in una grotta di Qumran sul Mar Morto accanto ai rotoli della Bibbia sulle rovine dell’antico monastero esseno, rivela particolari tanto inediti quanto avvincenti sull’Azione Riformatrice prossima ventura.   A luglio “legge elettorale” (strano, pensavamo fosse già passata ad aprile) e a dicembre “Nuovo Senato e Titolo V”. In aprile invece, all’insaputa dei più, dev’essere passato un qualcosa (un decreto? una legge? un papiro? una tavoletta di terracotta intagliata a caratteri cuneiformi?) sul tema “Conciliazione vita-lavoro”, del cui significato non rispondiamo. Seguiranno, nell’ordine: in maggio (quindi ci siamo quasi) “Semplificazione rapporto di lavoro e Agenzia attività ispettiva”; in giugno “Ammortizzatori sociali e Agenzia Naz. Lavoro”, poi più nulla sino a fine anno. E anche questa è fatta. Quanto al Fisco, spalmata tra fine aprile e tutto luglio, si annuncia una fantomatica “Riforma tassazione locale”, seguita in settembre da un’altra raffica di supercazzole brematurate: “Catasto, Elusione fiscale, Riscossione enti locali, Imposiz. redditi d’impresa, Semplif. contribuenti int.” (nel senso di internati? Internauti? Internisti? Interisti? Intercontinentali? Interpreti? Interiora? Intubati? Non è dato sapere), ma soprattutto una sciarada denominata “Monitoraggio e tutraggio” (ricchi premi a chi la risolve).
In tema di Giustizia – color viola Quaresima – ecco l’immancabile Anticorruzione (che peraltro si credeva già cosa fatta), seguita da imprescindibili “Rafforzamento garanzie difensive e durata processi”, “Prevenzione e repressione della corruzione nella PA e Contrasto criminalità organiz.” (a cura, si presume, di De Luca e dei casalesi alleati in Campania). Bisognerà invece attendere fino a settembre per “Tribunale delle imprese e della famiglia” (già annunciato da innumerevoli governi, compresi quelli di Rumor ed Emilio Colombo) e “Razionalizzazione processo civile” (idem come sopra). Nulla all’orizzonte fino al 2016-2017 per il “Recupero efficienza della spesa pubblica e revisione delle tax expensitures: 15 miliardi” con scappellamento a destra, anche perché stanno ancora cercando un interprete capace di tradurre il concetto in italiano corrente. A giugno, se tutto va bene, “Misure per il credito deteriorato”: aspettando ancora, il credito rischia di deteriorarsi vieppiù. Il “Piano banda ultra larga”, sempre a cura delle liste campane, scatterà tassativamente fra settembre 2015 e tutto il 2017, entro e non oltre, non un giorno di più. La “Riforma della scuola”, nonché il “Piano nazionale scuola digitale 2015-2018” saranno pronti per ottobre, resta solo da capire chi ci lascerà l’impronta digitale. Sono anche in arrivo un “Patto per la salute 2014-2016”, mai più senza, e un Green Act riconoscibile dal colore verde dunque non abbisognevole di ulteriori spiegazioni: “E ho detto tutto”, direbbe Peppino De Filippo. I soliti gufi domanderanno: quale sarebbe la fonte della rarissima pergamena? Gente di poca fede, basta leggere su Repubblica la nota in basso a destra: la fonte del “Cronoprogramma del Piano Nazionale Riforme” è il “Piano Nazionale Riforme”. Il più, insomma, è fatto.   Purtroppo però gli insegnanti, i genitori, gli studenti, i bidelli, i sindacalisti e i bibitari della scuola sono incontentabili e duri di comprendonio e, non riuscendo a districarsi tra le frecce, si permettono addirittura di dubitare e protestare. Non sia mai. Ecco dunque il Caro Premier costretto alla lavagna armato di gessetti colorati per una lezione-televendita modello Cainano (manca solo Vespa). I giornalisti al seguito, rapiti, turibolano: “Operazione assai raffinata” (Repubblica), “suggestioni kennediane” (Corriere), “ricorda il maestro Manzi” (Messaggero), “abilissimo” (La Stampa). A vedere la lavagna a fine prestazione, e soprattutto a leggere le reazioni del mondo della scuola, si direbbe il contrario.   Più che il Maestro Manzi, è sempre il Conte Mascetti. “Alternanza scuola-lavoro”, “Cultura umanista” (o umanistica?), “+ soldi agli insegnanti”, “Autonomia”, “Continuità”, “No ferie studenti, presidi Rambo, licenziamenti”, “Asili nido, diritto studio, scuola digitale”. Come foss’antani. Mancano solo Pace, Pane e Gnocca per tutti. Libertà e perline colorate. L’altroieri Repubblica.it  titolava marziale: “Renzi tira dritto”. Ma solo perché, come diceva Flaiano, in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco.
Da Il Fatto Quotidiano del 15/05/2015.

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