lunedì 18 maggio 2015

Non c’è lavoro? 
Allora viviamo di rendita

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OPINIONI


Michele SerraMichele Serra

Satira preventiva

Non c’è lavoro? 
Allora viviamo di rendita

L’economista autrice della proposta risponde 
alle polemiche: “Non pensavo che esistessero persone che per vivere devono guadagnarsi lo stipendio”

COME MAI, anche se l’economia è in ripresa, l’occupazione non riparte? Se lo sono chiesti ministri ed economisti di tutto il mondo nel prestigioso simposio internazionale di Sirmione, durato due mesi invece dei due giorni tradizionali perché l’unico stagista assunto doveva provvedere alle pulizie, al rinfresco, al trattamento delle rose in giardino, alla traduzione simultanea e all’impianto audio-video. Molti ministri erano stati invitati a portarsi i panini da casa. Alcuni di loro volevano comperarli in autogrill, ma hanno dovuto desistere perché l’unica barista presente doveva macinare il caffè, spremere gli agrumi, controllare i gratta-e-vinci, stare alla cassa, ricaricare il maialino a molla che saltella e grugnisce nel reparto peluche, e non aveva tempo per i clienti e le loro fastidiose richieste di consumare cibi e bevande.

LO STUDIO
 Secondo uno studio presentato al simposio di Sirmione dallo stesso stagista (per contratto doveva fare almeno un intervento) la società organizzatrice del convegno, che ha sede a Vaduz ma risulta in quota a una finanziaria di Urano, presenta ogni anno la stessa parcella di cinque milioni di euro. Ma dieci anni fa il personale addetto al convegno era di cinquanta persone; l’anno scorso dieci; quest’anno solo una. Gli esperti presenti hanno giudicato molto interessante lo studio dello stagista, e si sono messi a lavorare con entusiasmo all’ipotesi di fare il convegno, il prossimo anno, non più con un solo addetto, ma con zero. Beninteso mantenendo invariato il compenso per la società organizzatrice, altrimenti l’economia non riparte. Basterebbe automatizzare il rinfresco grazie a comodi distributori di merendine incellofanate (migliorano molto se ingerite senza levare il cellofan); levarsi le scarpe all’ingresso del Palazzo dei Congressi per evitare di sporcare per terra, rendendo inutile la pulizia; passare dal giardino all’italiana, pieno di fisime e di costosissimi lavori di manutenzione, al giardino romantico inglese, una selva impenetrabile, ideale per la riproduzione di afidi e pidocchi; quanto all’impianto audio, se l’oratore non è in grado di accenderlo da solo gli sarà sufficiente parlare ad altissima voce e ripetere l’intervento, più tardi, per il pubblico delle ultime file. 

AUTOMAZIONE A parità di fatturato, Google impiega oggi un centesimo dei dipendenti che venivano impiegati da un colosso industriale. Un dato accolto con entusiasmo dalla studiosa Miriam Rothschild Coburgo, che nel suo saggio “La volgarità del lavoro” definisce «una vera fortuna la rivoluzione tecnologica, che ha cancellato dalla faccia della terra decine e decine di professioni trafelate e sudaticce». Turbata dalle polemiche scatenate dalle sue teorie, la Rothschild Coburgo si è giustificata: «Non sapevo che esistessero persone che non possono vivere di rendita. Immagino che siano solo poche decine, ma voglio scusarmi con loro se ho urtato la loro sensibilità. Comunque da disoccupati si può vivere benissimo, basta abitare in case virtuali e mangiare cibo virtuale e l’urto del bisogno, lentamente, sfumerà nel nulla». Alle sue teorie fa eco il raffinato gastronomo Patrick Dulille, inventore del virtual-cooking, ricette sostanzialmente a base di aria, polvere, profumi da catturare nel vento. Un estroso performer che sta insegnando al mondo intero come restare leggeri anche dopo ore e ore passate a cucinare. 

LA REAZIONE Ogni rivoluzione tecnologica comporta una reazione di tipo luddista. Si va dalla proposta (della Cgil Trasporti) di considerare valida l’amicizia su Facebook solo se concessa di persona, bussando porta a porta e con una stretta di mano. Al progetto di legge per concedere la licenza di taxi anche a portantine condotte da due portatori, uno davanti uno dietro, più un portatore di scorta che segue a poca distanza pronto a intervenire. Alla costruzione di motori di ricerca a scoppio, enormi e molto complessi, ognuno dei quali, tra manutentori, elettrauto, carrozzieri, meccanici, può impiegare fino a cinquemila addetti. Al ritorno, in ferrovia, non solo al doppio macchinista, ma anche al doppio passeggero, aggiungendo a ogni singolo passeggero pagante un co-passeggero, assunto dallo Stato, pronto a rimpiazzare il viaggiatore colto da malore. Fino ad arrivare al “material web”, una geniale rete non elettronica, costituita da cavi elettrici che collegano tra loro, passando dalla finestra, le case di tutto il mondo, consentendo di assumere, per la sola collocazione dei cavi, una media di centomila persone in ogni paese del mondo.

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