venerdì 8 maggio 2015

NON E’ SOLO UN «NO», L’ALTERNATIVA A RENZI ESISTE

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NON E’ SOLO UN «NO», L’ALTERNATIVA A RENZI ESISTE (di Grazia Naletto)

La scuola che ha in testa Renzi è diseguale, gerarchica e sempre più privata. La contestazione non è solo ideologica. Si fonda sull’analisi dei contenuti della riforma, con proposte che studenti, insegnanti e sindacati hanno tentato di portare all’attenzione del Governo, senza ricevere ascolto.
Dise­guale, com­pe­ti­tiva, gerar­chica, meri­to­cra­tica e sem­pre più pri­vata. È la scuola del futuro imma­gi­nata da Renzi. Spec­chio del modello di società che ci attende in cui istru­zione, cul­tura, lavoro e riforme isti­tu­zio­nali sepa­re­ranno con un filo spi­nato «chi decide» da chi, posto sotto ricatto, le deci­sioni è desti­nato a subirle.
Le migliaia di inse­gnanti, stu­denti, geni­tori che hanno pro­te­stato il 5 mag­gio con­tro la riforma de «La Buona scuola» hanno dato una lezione straor­di­na­ria a chi sostiene che non c’è alter­na­tiva alla ras­se­gna­zione. Una pro­te­sta signi­fi­ca­tiva non solo per le sue dimen­sioni, ma anche e soprat­tutto per la sua qua­lità. Il no al ddl sulla scuola depo­si­tato in Par­la­mento, chec­ché ne dica la mini­stra Gian­nini, non è un no ideologico.
Si fonda su un’analisi attenta e minu­ziosa dei suoi con­te­nuti (e di quelli che man­cano), con pro­po­ste det­ta­gliate che stu­denti, inse­gnanti e sin­da­cati hanno ten­tato di por­tare all’attenzione del Governo, senza rice­vere ascolto.
Un nesso stringente lega la riforma sulla riforma del governo Renzi al «Jobs Act».
Vi è un salto di qua­lità nella mer­ci­fi­ca­zione e pri­va­tiz­za­zione dei saperi e scom­pare l’idea di scuola come spa­zio pub­blico col­let­tivo che educa alla cit­ta­di­nanza e ha come obiet­tivo prio­ri­ta­rio la garan­zia uni­ver­sale del diritto allo stu­dio. La scuola del futuro si intende subor­di­nata alle logi­che di mer­cato e alle esi­genze di breve ter­mine di aziende e imprese, inte­res­sate a com­pri­mere il costo del lavoro. Sarà buona per pochi nella misura in cui sarà sem­pre meno pub­blica e sem­pre più privata.
Il Pre­si­dente del Con­si­glio riven­dica inve­sti­menti sulla Buona scuola «come non si vede­vano da anni». Sarà, ma al momento il Def 2015 non sem­bra darne con­ferma. Al di là dei dati con­giun­tu­rali, con­tano le scelte di medio e lungo periodo e le pre­vi­sioni del Def sono chiare: sti­mano una dimi­nu­zione ten­den­ziale dell’incidenza della spesa pub­blica totale sul Pil dal 2015 (50,5%) al 2060 (43,3%).
La spesa per istru­zione, rap­por­tata al Pil, è data al 3,7% per il 2015 e al 3,5% per il 2060. Ovvero: per un sistema sco­la­stico pub­blico che ha un tasso di abban­dono sco­la­stico pari al 18%, strut­ture fati­scenti, riscal­da­menti che non fun­zio­nano, borse di stu­dio riser­vate a pochi, molte scuole con bar­riere archi­tet­to­ni­che che osta­co­lano l’accesso ai disa­bili e fa fatica a con­fron­tarsi con gli oltre 803 mila alunni e stu­denti di cit­ta­di­nanza non ita­liana, la scelta è inve­stire sem­pre meno, con­fi­dando sui con­tri­buti più o meno «volon­tari» delle fami­glie per garan­tire ser­vizi essen­ziali (per­sino la carta igie­nica) e sul 5 per mille che potrà essere devo­luto alle scuole.
Oppure si dirot­tano fami­glie e stu­denti verso le scuole pri­vate gra­zie alla pre­vi­sione di sgravi fiscali fino a 400 euro per studente.
Tutto ciò men­tre cre­sce in modo pre­oc­cu­pante il numero di gio­vani che non stu­diano e non lavo­rano (ormai più di 4 milioni di per­sone). Non stu­pi­sce allora che la pro­te­sta del 5 mag­gio abbia tro­vato un con­senso così ampio anche nell’opinione pub­blica. È in gioco la pos­si­bi­lità che sia san­cita una volta per tutte qual­siasi chance di mobi­lità sociale.
Se il ddl in Par­la­mento non viene fer­mato, chi nascerà nei quar­tieri peri­fe­rici o nel Mez­zo­giorno del paese e non avrà la for­tuna di avere geni­tori ric­chi, sarà desti­nato a fre­quen­tare scuole povere e poco qua­li­fi­cate. E se avrà il pri­vi­le­gio di tro­vare un lavoro, il figlio di ope­raio potrà, se va bene, fare l’operaio, oppure accon­ten­tarsi di un voucher.

La scuola inse­gnerà sem­pre meno a pen­sare e, dun­que, come scri­veva Gram­sci, sarà sem­pre più dif­fi­cile con­trol­lare chi ci governa.

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