martedì 19 maggio 2015

Pagherete caro, pagherete tutto

Pagherete caro, pagherete tutto (Marco Travaglio)

Imbrogliano
Il premier e segretario del partito di governo occupa di domenica pomeriggio il primo canale della televisione pubblica per annunciare ciò che il Consiglio dei ministri deve ancora decidere, senz’alcun contraddittorio e in spregio delle regole della parcondicio a due settimane esatte dalle elezioni europee, e promette soldi a 4 milioni di elettori pensionati, esattamente come aveva fatto alla vigilia del trionfo elettorale alle Europee dello scorso anno con l’annuncio degli 80 euro. Intanto la sua ministra favorita trova il modo di comparire nelle dirette televisive e nei servizi sulla finale degli Internazionali di tennis al Foro Italico nelle vesti di premiatrice del vincitore Novak Djokovi›, manco fosse la duchessa di Kent a Wimbledon o Miss Maglietta Bagnata al traguardo della Milano-Sanremo. Detta così, senza i nomi, pare una cronaca di ordinario regi-metto berlusconiano con i verbi al passato. Invece i verbi vanno coniugati al presente, perché i nomi sono quelli di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi. Delle loro performance si occupano oggi sul Fatto Antonio Padellaro (pag. 20) e Daniela Ranieri (pag. 3).
Ma c’è anche una questione di merito: e cioè la disinvolta soluzione escogitata dal premier per aggirare, con l’aria di rispettarla, la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Fornero che bloccava l’indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo: una mancetta al massimo di 750 euro che dovrebbe essere scucita in agosto ad alcuni dei pensionati rapinati. Renzi avrebbe voluto temporeggiare ancora, ma il ministro dell’Economia Padoan lo ha spinto ad annunciare subito una soluzione (anzi, una non-soluzione) per tener buona l’Europa, che vuole sapere come il governo pensa di uscire dal vicolo cieco in cui non la Consulta, ma il governo Monti e i partiti che lo sostenevano, ha cacciato l’Italia. Nel suo ormai conclamato analfabetismo costituzionale, l’esecutivo considera la sentenza della Corte poco più di un suggerimento, di un consiglio amichevole, su cui aprire una trattativa e trovare un’intesa a metà strada. Ma le cose stanno molto diversamente: quando la Consulta dichiara incostituzionale una legge, questa cessa immediatamente di esistere, ed è come se non fosse mai stata in vigore. Dunque non c’è nulla da mediare, nulla da trattare, nulla da interpretare. La legge Fornero non esiste e tutti i pensionati che ne hanno subìto le conseguenze devono essere risarciti per i soldi perduti fin qui e, per il futuro, devono riavere le loro pensioni con i necessari adeguamenti al costo della vita.
Il che non vuol dire che il governo non possa, per il futuro, approvare una nuova legge sulle pensioni, per esempio mettendo un tetto a quelle “d’oro”, a cominciare dagli assegni sproporzionati rispetto ai contributi versati, senza dunque toccare i diritti acquisiti. Nel 2008, per esempio, il premier Prodi bloccò le pensioni di importo superiore a otto volte il minimo, e quella decisione passò indenne il vaglio di costituzionalità della Consulta perché quella norma – diversamente dalla Fornero – garantiva l’“adeguatezza” e la “proporzionalità” del trattamento previdenziale, limitandosi a colpire gli assegni “di importo piuttosto elevato” e con “margini di resistenza all’erosione” dell’inflazione. Ora, il Pd di Renzi – come ricordano Di Maio e la Meloni – ha bocciato a suo tempo le proposte di M5S e di FdI per tagliare le pensioni a chi percepisce molto più di quanto aveva versato. Quindi dovrebbe fare mea culpa, anziché prendersela con chi c’era prima. È vero che Renzi non è mai stato in Parlamento (non ci sta neppure oggi) e non ha mai votato la fiducia ai governi precedenti. Ma intanto non era mica un passante: era il leader dell’opposizione interna al Pd, e quando la Bce impose all’Italia quelle politiche ingiuste e giugulatorie con la famosa lettera dell’estate 2011, concordata con B. e poi attuata da Monti, elogiò sia la lettera della Bce sia l’azione di Monti-Fornerochelamettevano in pratica. E quasi tutti i ministri e i sottosegretari del suo governo   – renziani e antirenziani, montiani, centristi e alfaniani – e i parlamentari della sua maggioranza (e pure della cosiddetta opposizione di centrodestra) votarono disciplinatamente la legge incostituzionale delle pensioni. L’obiezione è nota: la sentenza apre una voragine di almeno 17 miliardi nei conti pubblici, quindi non si possono rimborsare tutti i pensionati. Ma è falso: è la legge Fornero che apre quella voragine, e ora sappiamo che la legge Fornero non è mai esistita. Dunque le chiacchiere stanno a zero: se, com’è evidente, non si può restituire subito tutto il maltolto a tutti, non si possono nemmeno dividere i pensionati fra scippati di serie A e di serie B. Altrimenti chi lo fa espone la finanza pubblica al rischio concreto di un’altra bocciatura e di un altro mega-buco. L’unica strada è indicare subito un percorso graduale, magari scaglionato nei prossimi mesi o anni, che però alla fine restituisca tutto il dovuto a chiunque ne abbia diritto. Con quali soldi? Con quelli di una nuova spending review, oltre a quella che doveva assicurare risparmi per 10-15 miliardi per evitare altri aumenti dell’Iva ma di cui si sono perse le tracce. E con altri risparmi ormai improcrastinabili, anche con i requisiti di necessità e urgenza tipici del decreto: basta con i miliardi di inutili incentivi alle grandi imprese, stop all’acquisto di F-35, legge sulla confisca immediata dei proventi di corruzione e di evasione sul modello della norma sui patrimoni mafiosi (che inverte l’onere della prova), ritiro delle truppe dalle guerre in giro per il mondo, via le opere pubbliche inutili e dannose come il Tav Torino-Lione, il Terzo Valico, il progetto sotterraneo di Alta velocità a Firenze, ecc. Insomma, fine della lunga serie dei governi che rubano ai poveri e agli onesti per dare ai ricchi e ai ladri (che spesso sono sinonimi).
Da Il Fatto Quotidiano del 19/05/2015.

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