martedì 12 maggio 2015

PALERMO, VIADOTTO CROLLATO: “SOLO COLPA DELLA PIOGGIA”

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PALERMO, VIADOTTO CROLLATO: “SOLO COLPA DELLA PIOGGIA” (di Giuseppe Lo Bianco)

LA PROTEZIONE CIVILE SICILIANA CONSEGNA A ROMA UNA RELAZIONE SULLO STATO DELL’AUTOSTRADA PER CATANIA E BATTE CASSA: “SERVONO 345 MILIONI DI EURO”.
In Sicilia crollano i ponti e i viadotti, il presidente dell’Anas Ciucci si dimette travolto dalle polemiche, ma per la Protezione civile siciliana incuria, superficialità e gestione dissennata delle manutenzioni non c’entrano per nulla: l’“infarto” dell’isola, il crollo del viadotto Himera che ha interrotto la circolazione sull’asse principale Palermo-Catania, è colpa del maltempo, anzi degli “eventi meteo avversi e le precipitazioni continue verificatesi dal 17 febbraio al 9 marzo 2015” che quindi “hanno causato nell’intero territorio regionale diffusi danni e criticità alle infrastrutture viarie e ferroviarie, al comparto agricolo e produttivo, strutture pubbliche e private, reticolo idraulico”.
Lo scrive, nero su bianco, il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti nella relazione portata ieri a Roma con cui la Sicilia batte cassa, 345 milioni di euro, per la precisione, chiedendo, oltre ai soldi, anche lo stato di emergenza annunciato sei giorni fa dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, del quale, però, ancora non c’è traccia. Forse perchè il coordinatore della struttura di missione del governo Renzi “Italiasicura” contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, Erasmo De Angelis, aveva ammonito che “quel versante franato poteva essere messo in sicurezza” ma che “Anas e Regione potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto”. Per Rosario Crocetta quello era stato un “attacco alla Sicilia, diventati oggi intollerabili e inaccettabili”. “Il pilone non cede per problemi alla struttura o uso di cemento depotenziato – aveva spiegato il governatore – ma per una massa di 4 milioni di metri cubi di terra staccatasi dalla montagna e precipitata fino all’autostrada”.
E se i meteorologi smentiscono la Protezione civile, parlando di un inverno, nel periodo febbraio marzo, “a forte piovosità, ma meno cospicua dello scorso anno”, Crocetta, che sei giorni fa aveva rilanciato chiedendo al governo due miliardi di euro per mettere in sicurezza strade e ponti siciliani, non si è accorto che insieme al capo della Protezione civile regionale è andato a Roma anche l’assessore al Territorio Maurizio Croce, che, come recita il suo curriculum presente nel sito, dal dicembre 2013 all’agosto 2014 è stato il Commissario straordinario delegato, su incarico della Presidenza del Consiglio dei ministri, per l’attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione Sicilia.
L’uomo, cioè, che avrebbe dovuto segnalare il rischio del crollo del viadotto Himera, gravato da una frana da almeno dieci anni, e che invece non si è accorto di nulla, come ha, di fatto, rivelato lo stesso Crocetta, sostenendo di avere appreso che “tra le opere da monitorare c’era anche il ponte dell’autostrada Palermo-Catania: ma al mio governo non è stato comunicato nulla”.
Nelle 148 pagine della relazione redatta dalla Protezione civile, insomma, la colpa è tutta della pioggia che in un mese e mezzo ha trasformato la Sicilia in una regione tropicale colpita dallo tsunami: “Diversi comuni – scrive Foti – possono definirsi isolati per le situazioni di collasso verificatesi nella viabilità di accesso ai centri perché interessate da frane che in qualche caso sono state addirittura cancellate o, in altri casi, vedono parzializzate le carreggiate rendendo il transito estremamente difficoltoso e, comunque, impossibile ad autolinee o ambulanze”.
“Eventi – prosegue – che hanno notevolmente pregiudicato cittadini di diversi comuni impedendo loro di poter fruire di alcuni diritti, quali quello alla salute, allo studio, all’integrità della vita, giacché risultano penalizzati da costi aggiuntivi”.
Come quelli stimati dal capo della Protezione Civile da chiedere a Roma e lievitato durante la trattativa: “Un mese fa – aveva detto Foti – credevamo che il danno fosse di 316 milioni. Ora ammonta a oltre 345. Certo, non tutti possono essere trattati come situazioni di emergenza. Ma non c’è solo il viadotto Himera”. La relazione cita infatti “seimila frane per le piogge di febbraio e marzo, con danni in 24 comuni della provincia di Agrigento, 16 del nisseno, 9 del catanese, 11 dell’ennese, 22 del messinese, 54 della provincia di Palermo, otto del ragusano e del siracusano e 10 della provincia di Trapani”. Tutti in conto a Roma.

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