mercoledì 20 maggio 2015

PAOLO MADDALENA: “BONUS PENSIONI? GLI ESCLUSI RICORRERANNO”

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PAOLO MADDALENA: “BONUS PENSIONI? GLI ESCLUSI RICORRERANNO” (di Antonella Mascali)

Il governo ha deciso un rimborso una tantum, differenziato, solo per i pensionati che hanno un assegno tra i 1.400 e i 3 mila euro. Chi ha una pensione più alta è stato escluso. Ma la Corte costituzionale nell’aprile scorso ha dichiarato illegittima la norma del 2011 sul blocco delle indicizzazione delle pensioni che superavano tre volte il minimo.
Professor Paolo Maddalena, a lei che è vicepresidente emerito della Corte costituzionale chiediamo: l’esecutivo può fare un rimborso selettivo?
Il ragionamento che ha fatto il governo è nell’alveo della Costituzione ed è stato fatto alla luce delle motivazioni della sentenza della Corte. Leggendole si capisce perfettamente che l’oggetto della riflessione dei giudici sono state solo le pensioni medio-basse.
La sentenza si basa sull’articolo 36, sulla proporzionalità della retribuzione, e quindi anche la pensione deve essere adeguata alla qualità e alla quantità del lavoro svolto. L’altro riferimento è all’articolo 38 della nostra Carta secondo il quale agli inabili al lavoro lo Stato deve assicurare una vita dignitosa, adeguata così come ai lavoratori in caso di infortuni, malattia, vecchiaia, disoccupazione involontaria. Pertanto, le pensioni alte, sopra i 3 mila euro, sono già proporzionali e adeguate.
Ma il blocco dell’indicizzazione è stato annullato per tutti i soggetti coinvolti.
La vicenda è complessa e si è abituati a ragionare in senso privatistico, ma questo ragionamento va rivisto alla luce della Costituzione. Il cittadino può rivolgersi allo Stato per far valere i suoi diritti sapendo che fa parte della comunità e quindi se fallisce lo Stato fallisce l’individuo. Nel quadro costituzionale esiste un’etica repubblicana: libertà, uguaglianza e solidarietà. Quando alla Corte costituzionale si ragiona in sede di sentenza, si pensa a questi concetti. La libertà è limitata dall’uguaglianza.
È vero, come sostiene qualche avvocato, che con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale la sentenza della Corte costituzionale perde efficacia?
È una fantasticheria. La sentenza ha efficacia dal giorno successivo alla sua pubblicazione e la legge Fornero è stata cancellata da quel giorno.
Ora c’è un vuoto normativo?
È così ed è necessario che il governo o il Parlamento presenti un disegno di legge per colmare il vuoto. Spero che si tenga conto che siamo in questa situazione a causa di sprechi. La posizione di uno che ha lavorato tutta la vita è diversa da quella di un manager che ha avuto una liquidazione d’oro e una pensione d’oro nonostante magari un pessimo servizio. Questa sentenza deve spingere il governo a un atto di contrizione, deve capire che sta in una impasse proprio a causa di una politica neoliberista, sulle orme del diritto privato. Le privatizzazioni indiscriminate ci portano al disastro, all’impoverimento perché tagliano ogni rapporto tra impresa e territorio (il professore ha pubblicato un libro, “Il territorio bene comune degli italiani”, Donzelli editore, ndr).
I pensionati esclusi dal decreto del governo, sulla base della pronuncia della Consulta, potranno fare ricorso?
In linea di principio possono fare ricorso perché il blocco dell’indicizzazione è stato cancellato per tutti, ma siccome siamo in una situazione che si evolve, i loro ricorsi saranno legati a quanto farà il Parlamento per colmare il vuoto legislativo.
Come si concilia la sentenza della Corte costituzionale con l’articolo 81 della Costituzione (modificato) che prevede il pareggio di bilancio? 
In realtà i giudici non ne hanno tenuto conto. Nella sentenza c’è appena un cenno. Invece, il legislatore avrà l’obbligo di tenerlo presente. Se la Corte non ha citato l’articolo 81 vuol dire che ha ragionato solo in termini di adeguatezza e di proporzionalità. Secondo la Costituzione il diritto dei singoli va visto alla luce del diritto di tutti.

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