mercoledì 6 maggio 2015

PAOLO MADDALENA: “GIÙ LE MANI DALLA CONSULTA, L’ITALICUM È CONTRO LA CARTA”

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PAOLO MADDALENA: “GIÙ LE MANI DALLA CONSULTA, L’ITALICUM È CONTRO LA CARTA” (di Luca De Carolis)

Nel momento in cui si accusa la Consulta di essere una casta, siamo già allo sbriciolamento della democrazia. Non si possono toccare i pilastri dello Stato”. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Paolo Maddalena, commenta con durezza le reazioni (anonime) alla sentenza con cui la Consulta ha bocciato la norma Fornero sulle pensioni. Ed è sferzante sulle leggi più rilevanti del governo Renzi, dallo Sblocca Italia fino all’Italicum: “Cambia di fatto la forma di governo, introducendo il presidenzialismo. Ma questo si può fare con una riforma della Costituzione, non tramite una legge elettorale”.
Non sono giorni facili per la Consulta. Dopo le polemiche per la sentenza sulle pensioni, c’è chi già scrive e parla di pressioni prossime venture sull’Italicum. 
Sono certo che la Corte rimarrà insensibile a ogni pressione esterna. E comunque io, in nove anni alla Consulta, non ne ho mai subìte in via diretta.
Nei Palazzi hanno accusato la Corte di essere “una casta”. 
Ma quale casta, se si dicono cose del genere si sbriciola tutto. Siamo alla fine dello Stato.
Partiamo dalla sentenza sulle pensioni, la 70 del 2015. Ora lo Stato dovrà trovare svariati miliardi. Lei come la giudica?
La materia è complicata, ma la sentenza mi pare ragionevole. La Consulta ha valutato che, con il blocco alla rivalutazione delle pensioni, tanti lavoratori avrebbero perso per sempre risorse. Un danno forte, tanto più che si parlava comunque di pensioni non molto alte.
La vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta (Pd), obietta: “La sentenza non ha bilanciato il principio dell’equità con quello del vincolo di bilancio, sancito dall’articolo 81 della Carta”. 
Siamo nel campo del bilanciamento dei valori costituzionali. La sentenza afferma con buona dose di realismo che non possono essere scavalcati il principio della proporzionalità della pensione, derivante dall’articolo 36 della Carta (“Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”) e quello della sua adeguatezza, sancito dall’articolo 38: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Inoltre, la Consulta censura la norma nel punto in cui giustifica il blocco della rivalutazione con “esigenze di bilancio”. Ecco, il governo doveva spiegare meglio queste esigenze.
Insomma, Consulta promossa. 
Non giudico i colleghi. Dico però che questa sentenza mi pare anche un segnale, un modo per dire che non si possono sempre soffocare i lavoratori, chiedendo loro sacrifici. Anche se forse questo è oltre le intenzioni di chi l’ha redatta.
Anche questo governo sta chiedendo troppo ai lavoratori?
Questo esecutivo sta portando avanti una politica neo liberista esasperata, come prova lo Sblocca Italia, per me inaccettabile. Sto girando l’Italia per presentare un mio libro (Il territorio bene comune degli italiani, edito da Donzelli, ndr) e sto toccando con mano quanto sia profonda la crisi, non certo congiunturale.
Quindi…
Quindi il tema è che per uscirne serve lo sviluppo, come diceva Carlo Azeglio Ciampi. Stiamo finanziando le grandi imprese e le banche, che i soldi se li mettono in tasca. E invece dovremo puntare su altro, a cominciare dalla messa in sicurezza del territorio. Serve una redistribuzione del reddito.
Sindacati e opposizioni hanno ventilato l’incostituzionalità del Jobs Act. Lei che ne pensa?
La libertà di licenziare, con la sostituzione del principio del reintegro con quello dell’indennizzo, è gravemente incostituzionale. Va contro i diritti della persona.
Inevitabile chiederle ora della legittimità dell’Italicum…
A me pare molto simile al Porcellum. Ma il nodo principale è che questa legge cambia la forma di governo. Introduce il presidenzialismo, dando tutto il potere a un uomo solo: e io c’ero quando comandava uno solo. Inoltre la soglia del 40 per cento per il premio di maggioranza a mio avviso è troppo bassa.
Quanto serviva?
Almeno il 45 per cento. La famosa legge truffa del 1953 prevedeva il premio per chi avesse preso il 50 per cento più uno dei voti. Con questo Italicum siamo fuori della razionalità.
Il referendum sulla legge è tecnicamente possibile?
Certo, come per ogni legge.
La Consulta è priva di due membri, e tra poco i giudici mancanti diventeranno tre. Quanto influirà sulle nomine del Parlamento la partita dell’Italicum?
La politica sarà molto attenta, visti i temi sul piatto. Queste nomine peseranno.
Sia sincero, per la Consulta arriveranno mesi complicati?
Io ho conosciuto una Corte che ha fatto del bene all’Italia. Non abbiamo mai tenuto conto di quanto si diceva fuori. E quella rimane la linea da tenere.

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