lunedì 18 maggio 2015

Pediatri, riforma contro i bambini?

Pediatri, riforma contro i bambini? (Ferruccio Sansa)

Domani sciopero per il nuovo contratto.

PediatraPediatri, i bambini non vanno in piazza.

In due settimane due proteste che riguardano entrambe i bambini. Prima la scuola, domani i pediatri. Forse si pensa poco al futuro. Forse è più facile fare le riforme sulla pelle di chi non ha voce e non vota.

Fanno un po’ paura e insieme rassicurano. I pediatri. Ognuno ricorda il proprio: la voce tonante che all’arrivo ti faceva venire una voglia fisica di scappare. Poi quel maledetto cucchiaio in gola. L’odore di alcol e magari la puntura. Le manone sulla tua schiena a sentire i polmoni e il timore che trovasse qualcosa, il male, anche se non ne sapevi esattamente il significato. Infine la mamma che ritrovava il sorriso, e il timore che si scioglieva in sollievo. La febbre che da brivido si trasformava in tepore. Il pediatra che per consolazione con lo stetoscopio ti faceva ascoltare quei battiti misteriosi: il tuo cuore.
   Tutti li ricordiamo. Riconosceremmo tra mille la loro calligrafia , quella con cui ci prescrivevano alla fine sciroppo o punture.   I pediatri non sono soltanto i nostri primi medici. Ci aiutano a cercare un senso a parole che dovremo affrontare durante tutta l’esistenza: malattia, speranza, guarigione. Perfino consolazione, ma diversa da quella del padre e della madre. E poi c’è quell’affidare il proprio corpo a un estraneo, la scoperta della fiducia.   Domani i pediatri di famiglia scioperano. Sostengono che il rinnovo del contratto nazionale mette in discussione proprio quel rapporto fondamentale di fiducia tra il medico e il loro assistito. Ancora più delicato quando il paziente è un bambino. Sarà più difficile, dicono, scegliere il medico cui affidare i nostri figli. Curarli rischia di diventare una roulette. Non solo: dal 2020, per colpa delle crisi, rischiano di formarsi ogni anno soltanto duecento specialisti (ne servirebbero il doppio).   Eppure quasi nessuno in Italia parla della protesta, come fosse il capriccio di una categoria che difende i propri privilegi. Chissà, magari perché i pediatri di famiglia sono soltanto 7.800 e portano pochi voti. Questo segnale dovrebbe preoccuparci quanto le conseguenze della riforma: non sappiamo più misurare la dignità e l’importanza delle persone e del ruolo che hanno nella società. Per valutarle ci affidiamo al reddito, alla fama. Magari al potere. Ma poche professioni sono più delicate del pediatra. Pensate soltanto alla responsabilità di avere tra le mani una vita così piccola, all’importanza di aggiornarsi, di saper ascoltare e scegliere le terapie giuste. Alla delicatezza di dare risposte ai genitori, al peso di comunicare le diagnosi dolorose.   In due settimane due proteste che riguardano entrambe i bambini. Prima la scuola, domani i pediatri. Forse si pensa poco al futuro. Forse è più facile fare le riforme sulla pelle di chi non ha voce e non vota.
Da Il Fatto Quotidiano del 18/05/2015.

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