martedì 5 maggio 2015

Pensioni, per ridurre la spesa rimborsi rateizzati e solo a chi sta sotto 2.300 euro

Pensioni, per ridurre la spesa rimborsi rateizzati e solo a chi sta sotto 2.300 euro

Taddei: blocco della rivalutazione resta agli assegni più alti Per il Nens il costo per lo Stato è di oltre 16 miliardi di euro.

 ROMA – Il governo a caccia di una soluzione per il caso del blocco della indicizzazione delle pensioni per il biennio 2012-2013 «firmato» dalla coppia Monti-Fornero. Il costo della sentenza della Corte costituzionale, emessa dopo una divisione marcata all’intero dell’organismo, sale di ora in ora: secondo i calcoli di Antonio Misiani del Nens, centro studi che fa capo a Bersani e Visco, il peso complessivo sui conti dello Stato salirebbe a 16,6 miliardi. Si tratterebbe di 13,7 miliardi dovuti alla mancata rivalutazione del 2012-2013 ai quali vanno aggiunti gli effetti della mancata capitalizzazione degli anni successivi (dal ‘14 l’indicizzazione è tornata ma partendo da basi più basse) e della sottostima del tasso di inflazione al momento del varo del provvedimento nel 2011.
Inoltre, secondo il Nens, emergerebbe un altro fattore: dal carosello normativo uscirebbe abrogato anche un vecchio decreto Berlusconi-Tremonti del 2011 che bloccava totalmente la perequazione oltre 5 volte il minimo, di conseguenza si tornerebbe alla condizione del 2010 e oggi tornerebbe in vigore per questa fascia una rivalutazione dell’inflazione più generosa. Il costo di questo ulteriore recupero sarebbe di altri 3 miliardi portando il costo complessivo a 16.
Il quadro è in pieno movimento: da Bruxelles si avverte che ogni cambiamento dei conti rispetto al Def appena arrivato sui tavoli della Commissione dovrà essere «compensato», mentre i sindacati dei pensionati Cgil-Cisl-Uil hanno ottenuto dal ministro del Lavoro Poletti un incontro per conoscere le intenzioni del governo.
Palazzo Chigi e il Tesoro sono alle prese con una vicenda che potrebbe far salire per il pregresso il deficit del 2014, appena contabilizzato al livello massimo del 3 per cento, sopra il livello consentito dall’Europa e necessario per ottenere la flessibilità sugli investimenti. Ma soprattutto è il problema della restituzione a destare maggiore attenzione: sembra scontata una rateizzazione, ma sembrerebbe anche — come ha convenuto dall’opposizione l’esperto di pensioni Giuliano Cazzola — che il rimborso della mancata indicizzazione della vita potrebbe riguardare solo le pensioni più basse, in particolare quelle sotto 5 volte il minimo, circa 2.300 euro lordi. La spesa in questo caso si dimezzerebbe e in questa direzione andrebbe interpretata la dichiarazione di Taddei (Pd) che ha parlato di intervento «proporzionale» e di intervento solo sulle pensioni «più alte».
Del resto la sentenza della Corte, diffusa sul sito dell’alta magistratura, si preoccupa in più passaggi di sottolineare come per le fasce basse l’indicizzazione sia fondamentale per mantenere «mezzi adeguati in caso di vecchiaia» imposti dall’articolo 38 della Costituzione, mentre si osserva che i redditi pensionistici più alti hanno «margini di resistenza» più ampi rispetto all’inflazione. La sentenza ricorda infatti che quando il governo Prodi congelò i trattamenti superiori a 8 volte il minimo i ricorsi alla Corte costituzionale non furono accolti.
Da La Repubblica del 05/05/2015.

Nessun commento:

Posta un commento