lunedì 11 maggio 2015

“Pensioni, taglio per decreto”

“Pensioni, taglio per decreto” (Francesco Ridolfi)

PadoanSul caos pensioni alla fine il governo abbassa la testa davanti a Bruxelles e si appresta a tagliare i rimborsi per decreto. L’annuncio arriva dallo stesso ministro dell’Economia. Pier Carlo Padoan, in un’intervista al Messaggero scioglie il mistero (almeno sulle intenzioni, sui numeri bisognerà aspettare) e annuncia per la settimana entrante un decreto – probabilmente il Consiglio dei ministri sarà convocato venerdì – per risolvere il caos pensioni, dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle prestazioni previdenziali per gli assegni tre volte superiori al minimo, una misura voluta dal governo Monti, che potrebbe aprire una falla nei conti pubblici fino a 19 miliardi.
“Se si dovesse ripristinare totalmente l’indicizzazione sulle pensioni – ha detto Padoan – l’Italia si troverebbe a violare simultaneamente il vincolo del 3%, l’aggiustamento strutturale e la regola del debito. Quest’ultimo, che sta iniziando a scendere, ricomincerebbe a salire, e la Commissione ci metterebbe immediatamente in procedura di infrazione, sia per il deficit sia per il debito. Con conseguenze per noi gravissime” . Quindi il governo “entro la prossima settimana potrebbe già varare il provvedimento”. E lo strumento legislativo che intende usare è quello del decreto, per “risolvere il prima possibile sia in termini di arretrati sia per il regime futuro. Anche perchè la Commissione europea ci sta osservando”. E qui si apre il capitolo più spinoso: chi pagherà e quanto. La Consulta ha stabilito che lo Stato ha trattenuto illegittimamente soldi dalle pensioni di 5,5 milioni di cittadini. Ma rispettare la sentenza significherebbe far ballare parecchio i conti e irritare non poco i controllori di Bruxelles. Per questo motivo il governo si appresta a non restituire tutto: “Ciò che la sentenza della Corte dice – spiega Padoan – è che le misure vanno prese tenendo conto della progressività e della temporaneità. E questo è il principio che ci sta guidando nel determinare un meccanismo che permetta di restituire una parte dell’indicizzazione, però con un criterio di gradualità, quindi tenendo conto delle fasce di reddito sia in termini di arretrati sia di trattamenti futuri, mantenendo la struttura del Def (ieri il Tesoro ha ribadito che il deficit sarà mantenuto al 2,6%, ndr)”.   In sostanza non tutti avranno tutto. Le ipotesi che circolano sono di non ridare nulla sopra i 3 mila euro di pensione lordi (1.875 netti) e scaglionare le altre fasce: dal 95% tra i 1.500 e i 2 mila euro; al 75% tra i 2 mila e 2.500; al 50% da 2.500 a 3 mila euro. In questo modo la spesa dovrebbe stare sotto gli 8 miliardi, quindi al riparo dal cartellino rosso dell’Europa. Per Maurizio Gasparri è un “decreto truffa e furto. Rischiano l’attentato a organi costituzionali quali la Corte, la cui sentenza va eseguita, non raggirata”. Mentre per l’ex ministro, Elsa Fornero, la sentenza è “difficilmente comprensibile”.
Da Il Fatto Quotidiano del 11/05/2015.

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