venerdì 1 maggio 2015

Perché il cavallo non beve

da il manifesto
EDITORIALE

Perché il cavallo non beve

Occupazione. Perché la ripresa non si vede

Primo maggio 
Gli sti­moli alla cre­scita non sono mai stati tanti. Se ne pos­sono con­tare due di marca ita­liana — la legge di sta­bi­lità che ha dato un bell’incentivo alle imprese che assu­mono a tempo inde­ter­mi­nato ed il Jobs Act che con­sente, dopo aver uti­liz­zato le age­vo­la­zioni per tre anni, di licen­ziare — e tre pro­ve­nienti dall’esterno — Quan­ti­ta­tive Easing, sva­lu­ta­zione dell’euro, crollo del prezzo del petro­lio. Una manna dal cielo, una vera e pro­pria cura da cavallo per l’economia italiana.
Il governo è così con­vinto che più di que­sto non si può fare, e che il cavallo dovrà bere, da dotarsi di un suo ter­mo­me­tro, per for­nire, ogni mese i suoi dati, cin­que giorni prima che escano quelli Istat.
Ave­vamo scritto di un pos­si­bile con­flitto tra dati sull’occupazione che il mini­stero del Lavoro ha deciso di for­nire il 25 di ogni mese e dati for­niti dall’Istat da sem­pre pro­gram­mati per il 30 di ogni mese. Espri­mendo la pre­oc­cu­pa­zione che esso potesse ripe­tersi ogni volta con la con­se­guenza di gene­rare con­fu­sione e dele­git­ti­mare l’Istat.
Un altro mese è pas­sato e lo spet­ta­colo si è ripe­tuto. Il 23 aprile il mini­stero ha for­nito i suoi dati: i nuovi con­tratti di lavoro (escluso lavoro dome­stico e pub­blica ammi­ni­stra­zione) mostrano un saldo tra atti­va­zioni e ces­sa­zioni di 92.299. Nel 2014 il saldo era stato di 61.666, quindi si è detto 30.633 con­tratti in più. I titoli dei gior­nali sono stati mega­foni fedeli: «Con­tratti 92.000 in più» (La stampa); stesso titolo con l’aggiunta «Mat­ta­rella i dati sono confortanti»(Il Mes­sag­gero); 92000 con­tatti in più anche per Il Sole 24ore con «per Mat­ta­rella riforme vir­tuose»; Repub­blica ha par­lato addi­rit­tura di «Boom dei nuovi contratti».
Adesso abbiamo i dati Istat ed il mes­sag­gio è netto: il cavallo non beve. Gli occu­pati sono dimi­nuiti in un anno di 70.000 unità pari allo 0,3%. I disoc­cu­pati sono aumen­tati di ben 138.000 (+0,5%). Dati di segno oppo­sto a quelli for­niti dal mini­stero del lavoro. Natu­ral­mente que­sto non signi­fica che i dati di Poletti sono falsi. Sono sem­pli­ce­mente un’altra cosa e non misu­rano tutta l’occupazione. Sarebbe, per­ciò, il caso di for­nirli dopo quelli dell’Istat pre­ci­sando che si tratta dei soli con­tratti regi­strati, men­tre quelli Istat rap­pre­sen­tano l’universo del mondo del lavoro, dell’occupazione e della disoc­cu­pa­zione. Que­sto sul piano tecnico.
Sul piano poli­tico sarebbe invece il caso di chie­dersi per­ché il cavallo non beve. Per­ché la ripresa non si vede e l’occupazione non cresce.

E quindi di farsi qual­che domanda: ma non è per caso che ripresa eco­no­mica ed occu­pa­zione hanno biso­gno di qual­cosa di più e di diverso da auste­rità tem­pe­rata, incen­tivi mal distri­buiti, parole di fidu­cia? Non c’è biso­gno di sospen­dere l’austerità, pen­sare ad inter­venti pub­blici mirati a rilan­ciare offerta ed inno­va­zione e, quindi, la domanda? E non c’è biso­gno di impe­gnare il Par­la­mento in un dibat­tito serio ed urgente sull’economia invece che in prove di forza musco­lari su riforme che sono meno prio­ri­ta­rie del rilan­cio dell’occupazione? Chi dice que­ste cose gufa o chi non vuole vederlo è cieco?

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