giovedì 21 maggio 2015

PERCHÈ LA RIFORMA DELLA SCUOLA COSÌ NON VA

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PERCHÈ LA RIFORMA DELLA SCUOLA COSÌ NON VA (di Emanuel Oian)



11263820_854932371258448_2120721547_n - CopiaCentinaia di migliaia di studenti, professori, personale Ata e normali cittadini sono scesi nelle piazze in questa primavera come nello scorso autunno. Tra le tantissime sigle presenti nelle piazze c’era (e ci sarà) anche la Rete degli Studenti Medi. Un sindacato studentesco apartitico, anti-razzista, contro l’omofobia, antifascista, per la solidarietà, promotore di tantissime iniziative – anche in Fvg – con Libera, Arci, Legambiente, Cgil, Spi, Anpi… In Friuli Venezia Giulia abbiamo due basi confederali, a Udine e a Pordenone. Quella di Udine l’ho fondata insieme ad una decina di ragazzi nell’ottobre 2014. Ora siamo il triplo e stiamo portando avanti numerose battaglie. Il 26 maggio avremo il nostro primo congresso, alla quale i giovani e e le giovani lettrici di questo settimanale sono ovviamente invitati/e.
Prima di analizzare la proposta governativa di riforma della scuola chiamata dal Governo ‘Buona Scuola’, è necessario capire in che condizione si trova la scuola pubblica italiana.
In Italia secondo Save the Children ci sono 2,4 milioni di giovani in povertà relativa e 1 milione e 400mila minori in povertà assoluta. I giovani che non lavorano e non studiano (chiamati tecnicamente NEET) sono 3.500.000. La disoccupazione giovanile è al 43,1% (ci sono regioni come la Calabria in cui raggiunge una percentuale del 60%). Il tasso di dispersione scolastica è al 18,2% (in Friuli Venezia Giulia attorno all’11%). L’Italia ha diversi record: il tasso di dispersione scolastica più alto d’Europa, la più bassa percentuale di giovani laureati d’Europa, siamo tra i peggiori per spesa pubblica destinata alla cultura e alla scuola (pubblica) dell’area Ocse e abbiamo gli insegnanti peggio pagati di tutt’Europa.
Questi dati sono inconfutabili. E per ognuno di esso va trovata una soluzione ragionevole, che pensiamo non sia la proposta ‘Buona Scuola’ voluta dal governo Renzi.
Come Rete degli Studenti Medi del Friuli Venezia Giulia, martedì 12 maggio, assieme alla Cgil, Cisl e Uil, abbiamo incontrato Debora Serracchiani a Trieste. Le abbiamo portato tutte le nostre critiche e le nostre contro-proposte per una scuola pubblica, gratuita, laica e di qualità.
L’Italia investe solo il 4% del Pil nell’Istruzione, 2 punti in meno della media Europea, 17 miliardi in meno rispetto ai paesi dell’area Ocse. Per una scuola decorosa e giusta, quindi occorrerebbero 17 miliardi di euro. Il governo Renzi nell’ultima legge di stabilità ha tagliato di 1,4 miliardi di euro i fondi alla scuola pubblica. Nelle oltre 140 pagine della ‘Buona Scuola’ non è mai nominato il Diritto allo Studio che è l’unico modo per combattere la dispersione scolastica. Nei sei capitoli della ‘Buona Scuola’ non c’è alcun riferimento a tutti quei servizi e strumenti che garantiscono la piena gratuità del sistema scolastico. Il governo, a nostro avviso, si deve impegnare a fornire i necessari finanziamenti agli enti locali perchè possano investire in materia di Diritto allo Studio. Solo in questo modo si possono garantire a tutti gli studenti gli stessi strumenti per intraprendere e perseguire un percorso scolastico fino ai più alti livelli d’istruzione. Dobbiamo garantire a tutti gli studenti le possibilità, sotto forma di servizi erogati, di accedere in maniera completamente gratuita all’Istruzione Pubblica, a prescindere dalla Regione in cui svolgono il percorso formativo.
Nella proposta del governo manca anche l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, come in tutt’Europa. Per quanto riguarda il capitolo valutazione, all’interno del Piano Scuola viene presentato nuovamente lo stesso modello SNV (Sistema Nazionale di Valutazione), con un potenziamento del ruolo dell’INVALSI. Ancora una volta si cerca di attuare una logica premiale per la quale la scuola con buone condizioni di partenza, e quindi con maggiori possibilità di investire per migliorarsi, viene ulteriormente finanziata. La scuola che invece riceve un punteggio più basso viene penalizzata non ricevendo alcun tipo di finanziamento. Sulla stessa falsa riga è pensata anche la valutazione degli insegnanti che con un sistema di crediti permetterà, ogni tre anni, di avere gli scatti stipendiali e che prevede la pubblicazione di un albo nazionale pensato anch’esso come una classifica. Crediamo, in generale, che la valutazione non debba dare premi e punizioni ma far venire a conoscenza dei punti deboli e dei punti forti e, di conseguenza, intervenire dove necessario. Ciò vale per gli studenti, per i docenti, per le istituzioni scolastiche e per lo Stato, che deve sapere dove investire per migliorare il sistema scolastico.
Sull’alternanza scuola lavoro crediamo che sia necessaria anche nei licei poiché è insostenibile un sistema che differenzia ancora tra studenti di serie A (i pensatori) e di serie B (la mano d’opera). Detto ciò la proposta del governo è utopica e profondamente liberista. Un ragazzo di 15 anni – secondo la ‘Buona Scuola’ – dovrebbe fare 200 ore annue di alternanza scuola lavoro. Probabilmente Matteo Renzi non si è posto il problema di come un insegnante con 30 ragazzi possa seguire i propri alunni nelle diverse aziende garantendo un minimo di controllo contro eventuali sfruttamenti delle stesse aziende, seguendo il percorso formativo, elaborando relazioni per il preside, quando lo stesso insegnante si è visto bloccare i rinnovi contrattuali negli ultimi 7 anni e dedica tantissime ore (anche pomeridiane) per la correzione dei compiti o in attività scolatische. La Rete degli Studenti Medi chiede uno statuto per gli studenti in stages in grado di escludere ogni possibilità di sfruttamento da parte delle aziende nei confronti degli stagisti.
Per quanto riguarda i finanziamenti crediamo che lo Stato debba essere l’unico a prendere per mano la scuola pubblica e accompagnarla verso il XXI secolo. Fondamentale è un piano di investimenti pubblici chiari, precisi e ingenti, innanzitutto per raggiungere almeno gli obiettivi di Europa2020. Continuiamo a pensare che l’Istruzione sia il primo investimento possibile sul futuro e ci sembra assurdo sostenere che lo Stato da solo non può farcela a finanziarlo.
Capitolo precari. Quelli della scuola sono circa 250.000, il ministro aveva promesso che ne avrebbe stabilizzati 148.100, ora siamo scesi a 100.701. Ma una sentenza della Corte Europea sancisce che i precari della scuola con più di 36 mesi di servizio hanno diritto all’assunzione a tempo indeterminato. Non si possono ogni volta cambiare le carte in tavola. Ci vuole un piano di stabilizzazione, per il quale serve un decreto specifico e immediato.
Capitolo edilizia scolastica. Nel 2014 sono stati avviati 633 interventi per la messa in sicurezza delle scuole (progetto #scuolesicure), 400 cantieri del progetto #scuolenuove e due decreti ministeriali per interventi antisismici: una goccia nel mare considerando che, secondo Legambiente, ancora più di 41 mila edifici scolastici italiani hanno bisogno di interventi di riqualificazione e messa in sicurezza, e secondo la Protezione civile sarebbero necessari 13 miliardi per ridurre concretamente l’emergenza.
In ogni caso noi studenti e studentesse non perderemo la determinazione, l’impegno e l’entusiasmo necessari per cambiare questa impostazione di Scuola che dopo le riforme Berlunguer, Moratti, Gelmini e ora Renzi sta erodendo sempre di più la qualità della nostra istruzione e del nostro futuro.

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