giovedì 14 maggio 2015

PRESIDI, ASSUNZIONI E SOLDI: LE MOSSE DEL GRANDE IMBONITORE

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PRESIDI, ASSUNZIONI E SOLDI: LE MOSSE DEL GRANDE IMBONITORE (di Salvatore Cannavò)

Si è stirato la camicia Renzi, per la sua lezione via Youtube. Segno di quanto ci tenga a non sbagliare il colpo sulla scuola. E nella sua apparizione video, a metà strada tra le lezioni di Rai Nettuno e la televendita per utenti smarriti, ha riepilogato i suoi cinque punti decisivi: alternanza scuola-lavoro; cultura umanistica; più soldi agli insegnanti; autonomia e continuità. Lo spettro dei problemi è più ampio e alcune cose non sono mai state citate.
L’alternanza scuola-lavoro, a chi serve davvero?
L’articolo 4 che prevede la possibilità per gli studenti di svolgere attività lavorative in azienda è stato il primo citato dal premier. L’idea è agganciare il problema-scuola al problema-disoccupazione. Chi contesta questa norma pensa semplicemente che si tratti di un modo per far lavorare gratis gli studenti. Renzi promette che sarà il modo di ridurre il 44% di disoccupazione giovanile. Resta la contraddizione: il premier ha ribadito ancora ieri la centralità della cultura umanistica nella “buona scuola” ma disegna una riforma pensata soprattutto come preparazione al mondo del lavoro, con le 400 ore per gli istituti e le 200 ore per i licei, dedicati alla formazione-lavoro. Qual è la strada vera?
Il punto più contestato, il potere dei presidi
L’articolo 7 della riforma stabilisce che i dirigenti scolastici (i presidi) propongano gli incarichi ai docenti di ruolo. “Non esistono presidi-barracuda” ha garantito Renzi. I presidi, però, scelgono chi assumere anche se i docenti devono poi essere d’accordo. I contestatori del provvedimento ricordano che solo la riforma Gentile del 1923, firmata da Mussolini, conferiva un tale potere ai presidi. Il governo, invece, pensa che occorra dare una svolta togliendo potere ai sindacati e affermando il ruolo del “preside-manager” che abbia pieni poteri. Resta un dubbio di fondo: se i presidi possono scegliersi i docenti migliori, a chi andranno i peggiori?
Il bonus ai docenti meritevoli lo decidono genitori e studenti
Renzi ha scritto sulla lavagna il numerino magico: 200 milioni di soldi in più ai docenti meritevoli. Ha scritto anche i 500 euro di buono formazione, che vedremo più avanti. All’articolo 11 è stato inserito un Comitato di valutazione che dovrà deliberare il “bonus” al merito, formato oltre che dal preside, da due docenti, due genitori oppure un genitore e uno studente per le scuole di secondo grado. “Non esiste il ‘nessuno mi può giudicare’”, afferma il premier. Ma la misura viene presa solo per i docenti che pure hanno superato più di un concorso e sono tutelati dalla “libertà di insegnamento” sancita in Costituzione.
Il ruolo strategico dell’autonomia, una scuola legata al territorio
Renzi ha fatto bene a ricordare l’autonomia perché è la base del progetto. L’articolo 1 della riforma è stato però riscritto in commissione Cultura della Camera, segno di una certa sciatteria nel testo iniziale. In nome dell’autonomia le scuole propongono le proprie offerte formative all’utenza (i Pof triennali) e quindi le dotazioni finanziarie e di organico richieste. “Non tutti i territori sono uguali”, dice il presidente del Consiglio. Ma l’autonomia può essere anche un’arma a doppio taglio che favorisce i territori più ricchi e strutturati e affidando poteri ai presidi contro gli stessi insegnanti che rischiano di trovarsi in una condizione di perenne mobilità.
Il piatto forte del provvedimento: l’assunzione di 100 mila precar
Con l’articolo 8 il governo garantisce 100.000 assunzioni promettendo un prosciugamento delle storiche graduatorie dei precari (Gae). In realtà, 23 mila insegnanti dell’infanzia rimangono fuori e la proposta ha creato delusione anche in tutti quei precari che non sono iscritti nelle Gae ma che pensavano di poter essere regolarizzati. Renzi ha dimostrato di conoscere bene il problema ma finora ha offerto solo la soluzione di ulteriori concorsi. Al suo attivo ha comunque la dote finanziaria proposta: 1 miliardo nel 2015 e 3 miliardi nel 2016 (dopo si vedrà). La Gelmini aveva prodotto un taglio di circa 8 miliardi in cinque anni. Ne mancano cinque al pareggio. L’articolo 24, però, istituisce un Comitato di monitoraggio della spesa con la facoltà di ridurla se dovesse intaccare il principio della parità di bilancio stabilito dall’articolo 81 della Costituzione.
Il finanziamento dai privati, scuole di serie A e di serie B
Dei tre articoli (15, 16, 17) che istituiscono il 5xMille ai singoli istituti, lo school bonus, cioè un credito di imposta del 65% per le erogazioni liberali e il finanziamento per chi iscrive i propri figli alle scuole private (400 euro ad alunno), Renzi non ha detto nulla. I primi due consentono a scuole collocate in ambienti benestanti di usufruire di maggior fondi penalizzando invece quelle collocate in aree disagiate. Il fondo di perequazione è stato portato al 20% ma non basta. Sul finanziamento alle private la battaglia va avanti.
Elargire risorse ai docenti oppure contrattare con il sindacato

Lo slogan “Più soldi agli insegnanti” è stato sorretto anche dai 500 euro annui stabiliti dall’articolo 10 che istituisce la Carta elettronica per la formazione e l’aggiornamento del docente. Con una dotazione di 500 euro annui si possono acquistare libri, andare a teatro o al cinema, frequentare corsi di formazione e aggiornamento. Il costo stimato è di 381 milioni. Quella cifra Renzi l’ha scritta e citata più volte nel video-intervento di ieri. È la ciliegina sulla torta che, come con gli 80 euro, offre soldi agli insegnanti senza contrattarli con Cgil, Cisl, Uil o Cobas. Un modo per dire ai docenti: il governo vi tratterà meglio, ma voi liberatemi dei sindacati.

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