lunedì 11 maggio 2015

“Procedura d’urgenza”, la mossa che blocca i veti

“Procedura d’urgenza”, la mossa che blocca i veti (ALBERTO D’ARGENIO)

Favorevoli e contrari
ROMA – Si respira ottimismo nelle grandi Cancellerie continentali sul progetto di Bruxelles di imporre ai governi europei un sistema di quote obbligatorie per la ripartizione dei migranti che sbarcano sulla nostra sponda del Mediterraneo. Una vera rivoluzione all’insegna della solidarietà che sarà discussa mercoledì dalla Commissione europea. In queste ore emergono nuovi dettagli sulla proposta di Bruxelles: non solo il testo conterrà da subito numeri vincolanti molto alti su quanti stranieri ogni Paese dell’Unione dovrà accogliere, ma per evitare che la norma venga annacquata dai governi contrari alla svolta la Commissione ha scelto di farla passare con una procedura d’emergenza che toglie il potere di veto a chi è contrario.
L’Agenda con le nuove politiche migratorie dell’Unione — rivelata ieri d Repubblica — è virtualmente divisa in due parti. Tutto il pacchetto dovrà passare mercoledì in Commissione, poi la parte sulle quote, quella più urgente per i paesi ormai al collasso come Italia e Malta, seguirà un iter legislativo separato, più rapido. Il resto delle proposte, come una nuova politica per l’immigrazione legale, la creazione di un “asilo europeo” e il rafforzamento delle frontiere Sud della Libia per bloccare i trafficanti, seguiranno l’iter normale, con tempi più lunghi e maggiori possibilità di contrasto da parte dei governi euroscettici.
Guardando a mercoledì, il primo passo, c’è ottimismo. Per ora, raccontano dalle capitali gli ufficiali di collegamento con Bruxelles, nessuno dei 28 commissari europei si è schierato contro il pacchetto, solo qualche sottolineatura circoscritta. E anche il rischio che un blocco di commissari si metta di traverso su chiamata dei paesi di provenienza sembra poco concreta. Il perché lo spiega un diplomatico di lungo corso: «Visto l’impegno diretto del presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, dei due vicepresidenti Timmermans e Mogherini e del responsabile per l’Immigrazione, Avramopoulos, è difficile che si crei una fronda in grado di diluire o bocciare il testo».
Se davvero l’Agenda passerà intonsa in Commissione, la parola passerà a governi edEuroparlamento. E qui la parte quote si sgancerà dal resto del pacchetto grazie alla procedura d’urgenza. Entro un paio di settimane Bruxelles presenterà il testo legislativo vero e proprio. Poi verrà “sentito” il Parlamento europeo, dove i numeri per l’ok alle quote saranno ampi: a favore il Pse, la stragrande maggioranza del Ppe (contrari l’Ump di Sarkozy e i conservatori polacchi) e i liberali. Una maggioranza in grado di schiacciare l’estrema destra. Infine la palla passerà al Consiglio, ossia ai governi. E qui la mossa di Bruxelles di imboccare la procedura d’emergenza prevista dal Trattato di Lisbona spiazza le capitali euroscettiche perché la decisione, al contrario di quanto avviene di solito, non dovrà passare all’unanimità: si andrà a maggioranza e quindi nessun leader avrà il diritto di veto abbassando molto i rischi di un “no”.
I maggiori sostenitori delle quote sono Renzi e Hollande, come conferma il sottosegretario Sandro Gozi: «Non è più possibile che a pagare il costo dell’emergenza migratoria siano i soliti noti, serve una distribuzione dell’onere a livello europeo». Anche Angela Merkel ha fatto informalmente sapere di sposare il mecca- nismo. D’altra parte la Germania è il Paese che accoglie il maggior numero di migranti. Ancora indecisa la Svezia, seconda nazione per numero di asilanti, all’inizio diffidente ma secondo il tam tam diplomatico in procinto di convincersi che il sistema funzionerà. A favore anche gli altri paesi rivieraschi come Spagna, Malta, Grecia e Cipro. Così come d’accordo tra gli altri saranno anche Belgio e Lussemburgo, piccole nazioni ad alto tasso migratorio.
Sul fronte del no i baltici e l’Europa dell’Est, a partire dalla Polonia e dall’Ungheria dell’estremista Orban, area geografica a immigrazione zero che non vuole farsi carico dei problemi altrui. Un blocco che però non ribalterebbe la maggioranza e che si potrebbe sfaldare quando la Merkel si schiererà pubblicamente a favore della proposta. Freddi i finlandesi e qualche altro Paese del Nord. Il grande no invece arriverà da Londra: David Cameron, fresco di conferma a Downing Street, è contrarissimo alle quote. Ma senza diritto di veto avrà le armi spuntate e comunque potrebbe essere ammorbidito con un opting out, una complicata clausola che gli permetterebbe di sfilarsi dal sistema. Con queste premesse molti leader sognano di far entrare in funzione le quote prima di agosto, magari di sancirne l’avvio già al summit europeo del 25 e 26 giugno.
Come per le quote, un percorso più veloce sarà riservato alla missione Ue in acque libiche per intercettare e affondare i barconi dei trafficanti prima che carichino i migranti. Ieri il ministro degli Esteri Gentiloni ha affermato che la Russia «è disponibile a collaborare» sulla bozza di risoluzione all’Onu. Palazzo di Vetro permettendo, anche in questo caso il sogno degli europei è di varare la missione al vertice di giugno.
Da La Repubblica del 10/05/2015.

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