sabato 23 maggio 2015

QUEL CHE RESTA DI B: IL TATUAGGIO SUL POLSO DI “REGINA” FRANCESCA

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QUEL CHE RESTA DI B: IL TATUAGGIO SUL POLSO DI “REGINA” FRANCESCA (di Antonello Caporale)

GIORNATA ELETTORALE A NAPOLI ANCHE PER L’EX CAVALIERE: SPARITI I FASTI DECADENTI DEL PASSATO, DOMINA LA PASCALE.
Non ci sono più le donne di una volta, i labbroni sparsi in sala, petti in fuori e gambe tornite e supertacchi in vista. Quel che resta di Silvio Berlusconi è il suo addetto alle luci, Roberto Gasparotti, l’uomo della calza di Arcore, storica messinscena televisiva, allontanato a dicembre e rientrato ieri in servizio.
“No primarie, ma il popolo sceglierà il mio successore”
Dopo cinque anni di assenza Silvio Berlusconi plana a Napoli, città che lo ha festeggiato sia come leader che come predatore, il luogo della politica, dell’amore e della musica. Le gemelle De Vivo, Noemi e il cantastorie Apicella, ricordate? Costituivano l’itinerario parallelo e gaudente di un uomo potente e ingordo. Ma l’albergo che lo ospita, il solito sontuoso Vesuvio, oggi replica con mestizia la gloria che fu. Berlusconi parla con rilassatezza, diremmo svogliatezza, in favore di Stefano Caldoro. Un bravo presentatore, niente più.
Alla sua destra Alessandra Mussolini, ancora candidata ma anch’ella sul finale di stagione a reinterpretare una parte consumata addirittura 22 anni prima. Fu nel 1993, durante la campagna per il sindaco di Napoli contro Antonio Bassolino, che diede prova di essere una sincera vajassa, popolana arguta e irriverente. Oggi sembra una figurante. E Silvio un prim’attore riottoso a lasciare il camerino. “Il mio successore sarà scelto dal popolo che vota, non dalle primarie. E certo verrà dal mondo dell’impresa alla guida di una coalizione che spero emargini piccoli leader di piccoli partiti che sul bene della Nazione fanno sopravanzare tornaconti personali”. L’unica cosa che dice chiara: Salvini non gli piace e non sarà suo alleato. E la Lega lepenista sperabilmente fuori dalla coalizione di centrodestra.
La compagna: “Marina leader? Silvio non vuole”
Invece è la napoletana Francesca Pascale, giovane e oramai conosciuta lady, che pare più brillante, più in forma, con le idee più chiare. “Uno come Berlusconi non si trova più. Aveva carisma e aveva i soldi. Forza Italia ha goduto del suo prestigio e anche del suo portafoglio. Chiedere a me del successore è buffo. Vorrei che Silvio non lasciasse mai. Marina? So che il papà non è d’accordo”. Nella fenomenologia berlusconiana la donna faceva l’ancella plaudente, o la portaordini disciplinata come la sempiterna Mariarosaria Rossi, badante, tesoriere, assistente e scovaserpenti.
Ma con Francesca la sovversione acquista il piacere di una rivoluzione permanente. Con gentilezza un tizio le ricorda che il presidente sta aspettando. Lei prende tempo, coperta di un vestito bianco a nido d’api, a suo agio con i cronisti. “Questo partito avrebbe bisogno di una bella riverniciata”. Di nuovo, toc toc, il presidente è lì che freme: “Vedi questo tatuaggio (il suo nome intrecciato a quello di Silvio)? L’ho fatto anche se lui è contrario”.
“L’unico giornale che leggo è il Fatto, dopo colazione…”
Ancora l’assistente che guarda l’orologio. Ancora lei che se n’impippa: “Mi ha regalato l’Harley anche se è contrario che guidi le moto”. Poi: “Questo partito dovrebbe essere molto più battagliero sui diritti civili. Guarda l’accendino che ho? Ha i colori della comunità gay”. Provocatoria: “L’unico giornale che leggo è il Fatto. Ma dopo colazione, per difendere il mio stomaco”. Pascale sembra Berlusconi. È lei ad avere le idee chiare. “Ci siamo alleggeriti di tutti i trasformisti. Li abbiamo consegnati a quelli là. A De Luca”. Lui è ancora attorniato dall’ineffabile Giggino ‘a Purpetta, un produttore di voti ad alta intensità che oggi fa avanzare suo figlio Armando, con l’incredibile slogan “ora tocca a noi” verso il seggio di consigliere regionale.
Il giovane Armando Cesaro, tranquilli, sarà tra i più votati in Campania e in lizza, se dovesse andare in porto la riforma costituzionale, a divenire senatore. Il papà è deputato. Tutto si tiene. Berlusconi è inchiodato al suo passato come al doppiopetto Caraceni. Una forza oscura lo spinge sempre al mondo che fu: “Di Nicola Cosentino posso dire politicamente tutto il bene possibile. Sulle altre cose non ho elementi per commentare”. Cosentino, ora a Poggioreale, era il punto di forza, il centro di gravità, lo snodo risolutore e coordinatore delle mille correnti e famiglie di cui si componeva Forza Italia. Che adesso è smunta, anche se Stefano Caldoro, faccia pulita e toni moderati, non ha avuto remore a coinvolgere – al pari del suo principale competitore – volti oggettivamente disperanti.
Il cambio di stagione: ora qui non c’è più nessuno

Ma il voto non puzza al punto che a mezz’ora di auto da qui Matteo Renzi va – con pari controvoglia – a inscenare un siparietto a favore di Vincenzo De Luca, un candidato tecnicamente e formalmente impresentabile. La verità è che al Sud il limite del pudore può essere oltrepassato senza mai pagare dazio. La piccola rappresentanza di fedelissimi che raggiunge l’hotel Vesuvio per acclamare (con tiepidezza) il ritorno in città dell’ex potentissimo Caimano sembra una trincea sguarnita rispetto a quella che affolla la giornata salernitana dell’imbarazzato premier a fianco di De Luca. Cinque anni fa erano tutti qui, oggi sono di là. Il cambio di stagione, appunto.

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