martedì 5 maggio 2015

QUEL SOLCO FRA I DEM CHE È DESTINATO A CRESCERE

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QUEL SOLCO FRA I DEM CHE È DESTINATO A CRESCERE (di Francesco Verderami)

La doppia tattica di Renzi per compattare il Pd. L’alternativa è il Partito della Nazione
L’Italicum ha tracciato un solco nel Pd e la riforma costituzionale potrebbe decretare la nascita del partito della Nazione. In estate, quando la modifica del bicameralismo verrà esaminata in seconda lettura dal Senato, si decideranno le sorti del sistema politico. Ed è vero che Renzi rischia di diventare «ostaggio» di Palazzo Madama, dove il governo dovrà conquistare la maggioranza assoluta dell’Assemblea e avrà però da fare i conti con il «potere di blocco» della minoranza del Pd. Ma è altrettanto vero che il premier — se non venisse accettata la mediazione a cui il ministro Boschi sta già lavorando — avrebbe a disposizione un pacchetto di voti in libera uscita da un centrodestra ormai al disarmo, e che le Regionali provvederanno ancor di più a frantumare.
Non a caso Renzi ha deciso di far spostare ben oltre il test elettorale di maggio la calendarizzazione della riforma del Senato: l’ipotesi è che se ne discuta in luglio. Il leader del Pd deve infatti prepararsi alla sfida e immagina — a mo’ di prevenzione — di introdurre «regole più chiare» nei gruppi. La rottura con la frangia degli «irriducibili » del suo partito difficilmente stavolta non avrebbe ripercussioni interne, e l’eventuale processo di separazione — unito all’avvicinamento di un pezzo di opposizione all’area di governo — muterebbe la geografia politica.
Non solo nel Palazzo. Il voto del Senato rappresenterà una sorta di spartiacque: se il Pd rimanesse unito, l’Italicum si rivelerebbe un modello ordinatore del sistema, altrimenti diventerebbe uno strumento formidabile nelle mani di Renzi per edificare il partito della Nazione. Così l’«ostaggio» di Palazzo Madama si propone di rovesciare lo schema e di fare a sua volta «prigionieri» gli avversari interni ed esterni al Pd. Perciò ieri in aula alla Camera il capogruppo di Ap Lupi, mentre esprimeva il suo sostegno alla legge elettorale, lanciava segnali in codice a Forza Italia: «Se la smettessero di fare idiozie e capissero che siamo al bivio… Con l’Italicum c’è la possibilità di far nascere un nuovo centrodestra, sennò si consegna tutto alla sfida tra il partito della Nazione e i Cinquestelle, che sono talmente soddisfatti della legge elettorale da non aver fatto le solite sceneggiate».
Se questo fosse lo scenario, Renzi non avrebbe rivali in prospettiva. Di certo al momento non ne ha, «l’unico partito di opposizione — come dice l’ncd Sacconi — è l’Istat, con la sua cruda rappresentazione della realtà»: quell’Istat che il premier definisce — e non da oggi — «il farmaco depressivo del Paese». Non è al voto anticipato che Renzi pensa, nel senso che non questa la sua prima opzione. Anche perché in fondo la sua vera sfida è fuori dal Palazzo, si gioca soprattutto sul terreno dell’economia, sui fattori (e sugli attori) che ne determinano l’andamento. Le parole pronunciate ieri alla Borsa italiana durante l’incontro con le società quotate a Piazza Affari, la tesi tranciante che «il capitalismo di relazione ha prodotto effetti decisamente negativi» e che in futuro «serve più dinamismo e maggiore trasparenza», è il preannuncio di un piano che — nei suoi intendimenti — sarà svelato in estate.
Per ora è solo un complesso di bozze, contenute in un dossier riservato che è gestito a Palazzo Chigi da un gruppo ristretto di lavoro, a cui il capo del governo ha chiesto di preparare uno studio che gli servirà per mettere in cantiere una «riforma delle fondazioni bancarie». L’obiettivo di Renzi — assai ambizioso — è «togliere il controllo invasivo delle fondazioni sulle banche», così da «limitarne il ruolo nella gestione dell’economia». A suo avviso «del meccanismo duale si può, anzi si deve fare a meno», ma siccome sa di muoversi su un terreno minato, vuole prima capire in che modo poter intervenire: vuole il dossier pronto «entro giugno», poi prenderà le sue decisioni.

Dentro e fuori il Parlamento, si preannuncia insomma un’estate calda. Il premier vuole mettere in gioco le sorti del sistema. Non solo di quello politico.

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