venerdì 29 maggio 2015

Queste foto contro l’indifferenza

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OPINIONI

Luigi VicinanzaLuigi Vicinanza

Editoriale

Queste foto contro l’indifferenza

Pubblichiamo in esclusiva le immagini di un naufragio. Per scuotere un’Europa che sembra aver perso i valori di solidarietà e umanità

Queste foto contro l’indifferenza
Cercano l'occidente. Sfidano la morte. Conosciamo con minuziosa contabilità il numero di quanti sbarcano sul suolo italiano. Ignoriamo le cifre delle vittime. Procediamo per approssimazione: dall’inizio dell’anno sono affogati, tra la Libia e l’Italia, circa 1200 migranti. Circa. A poca distanza dalle nostre case; lontani dai nostro occhi.

L'immagine della copertina di questa settimana, come le altre nelle pagine seguenti, fotografa il momento in cui la morte sfiora decine di vite umane. Una documentazione agghiacciante. Una manciata di minuti divide quella moltitudine di senza nome da un’esistenza di stenti a una fine affrontata con disperata determinazione. Alcuni di loro si sono salvati. Non per fortuna. Ma grazie all’intervento di una nave inviata sul posto. Individuati e soccorsi prima che si consumasse una delle tante tragedie simili. Vi proponiamo la sequenza fotografica nella sua cruda brutalità. Inviato in Niger, nel cuore dell’Africa sahariana, Fabrizio Gatti ha mostrato queste stesse immagini a chi è in attesa di attraversare il deserto nella speranza di raggiungere le coste libiche: nonostante i rischi enormi, nulla li fermerà.

Sappiamo che i nuovi schiavisti usano deliberatamente carrette del mare inadatte a raggiungere le nostre coste. Per loro le persone a bordo sono solo merce a perdere. I soldi per il viaggio sono stati già incassati a terra, sulle sponde del Nord Africa. In un perverso ricatto morale alla coscienza civile occidentale, i trafficanti di essere umani provocano il naufragio, come documenta il servizio di Lirio Abbate. La morte è un ulteriore affare. Vogliono così spingere le navi dei soccorritori ad avvicinarsi sempre più alle coste libiche. Perché non possiamo abbandonarli a una fine sicura, lenta e angosciante, come si intuisce dalle foto pubblicate in questo numero.

Che fare? da mesi l’Italia si dibatte nella vana ricerca di soluzioni. Generosa ed eroica nei salvataggi in mare; approssimativa e cialtrona nell’assistenza a terra. Guardate la cartina: balza agli occhi su quali regioni grava il peso dell’accoglienza. Avremmo bisogno della cooperazione con i principali partner continentali. Ma l’Europa, chiamata in causa dal nostro governo, si sta mostrando egoista e avara di fronte al dramma dell’esodo dei migranti. Niente quote, non ci sarà accoglienza oltralpe per chi è riuscito a raggiungere il territorio italiano. Restiamo il terminale di un’emergenza umanitaria, mentre le mete preferite dai fuggiaschi sono altri Paesi: Germania, Svezia, Francia. Lo dicono le statistiche dei flussi registrati nel 2014.

Zero solidarietà anche nell’ipotesi di un’operazione di polizia militare sulle coste libiche. Si sta rivelando più complessa di come era stata annunciata. Facile dire: affondiamo i barconi degli scafisti. In questo contesto di disgregazione europea, l’opzione militare - per quanto è allo studio, come abbiamo anticipato sul sito de “l’Espresso” - non trova copertura politica internazionale. Sulla nave da guerra San Giusto, a metà maggio, c’era in visita con il premier Renzi il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: l’occasione giusta navigando nel canale di Sicilia delle stragi per ufficializzare l’iniziativa italiana sulle coste libiche. Almeno così sembrava alla vigilia, con una conferenza stampa prima convocata e poi annullata senza spiegazioni. Qualcosa o qualcuno è venuto meno. L’Italia così resta sola. Persino la Francia, con la sua complessa tradizione coloniale, è prigioniera della propaganda anti-immigrati su cui prospera il Front National di Marine Le Pen. La solidarietà svanisce di pari passo all’idea stessa di una comunità fondata su valori condivisi.

«L'Europa non ha più politica, né idee; ha solo regole, aritmetica», ha detto in un’intervista al “Corriere della Sera” Romano Prodi, già presidente della Commissione Ue. Con l’aritmetica non si fa politica, non si governa la complessità dei processi sociali. Il presidente del consiglio italiano lo ha capito e prova a lanciare la sua sfida all’asse franco-tedesco. Renzi dice che l’Europa deve cambiare. Più Stati Uniti d’Europa e meno rigore economico. Ma anche più umanità. Già l’umanità.

Twitter @VicinanzaL


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