martedì 19 maggio 2015

Quote rifugiati: addio alla solidarietà

da il manifesto

Quote rifugiati: addio alla solidarietà

Unione europea. Dopo Gran Bretagna, Ungheria e Polonia, anche la Francia si defila e rifiuta la ripartizione del "fardello" dei migranti. La Spagna segue a ruota. Contrari anche Baltici, Repubblica ceca, Slovacchia. Londra, con Dublino e Copenhagen hanno l'opt out. Renzi e Mogherini restano un po' soli (la Germania è riservata sull'obbligatorietà dell'accoglienza)
Addio soli­da­rietà sulle “quote” per la distri­bu­zione del cosid­detto “far­dello” dei rifu­giati tra i paesi della Ue, che rischiano di essere nate morte. Que­sta pro­po­sta della Com­mi­si­sone divide e ormai è scop­piata la pole­mica. Ad aprire il varco è stata la Fran­cia, che dopo alcuni giorni di ambi­guità si è chia­ra­mente schie­rata con la Gran Bre­ta­gna, l’Ungheria e la Polo­nia, i primi a rifiu­tare chia­ra­mente la poli­tica delle quote. La Spa­gna ha subito seguito. La ripar­ti­zione dei rifu­giati tra paesi Ue è stata pre­sen­tata solo in Ita­lia come una deci­sione già accet­tata nella Ue, addi­rit­tura come una vit­to­ria di Roma, di Renzi e di Mrs Pesc, Fede­rica Mogherini.
L’intenzione del pre­si­dente della Com­mis­sione, Jean-Claude Junc­ker, era di alleg­ge­rire il “far­dello” per l’Italia e la Gre­cia. Ma il primo mini­stro Manuel Valls, sabato a Men­tone, ha gelato il clima. La scelta del luogo della dichia­ra­zione di Valls non è neu­tra: nell’ultima set­ti­mana, la fron­tiera con l’Italia è stata tea­tro di un aumento dei ten­ta­tivi di pas­sag­gio di clan­de­stini. E nel sud della Fran­cia il Fronte nazio­nale è molto forte, l’Ump deriva sem­pre più a destra e Sar­kozy ha defi­nito le quote “una fol­lia”. “Sono con­tro l’instaurazione di quote di migranti, que­sta non è mai stata la posi­zione fran­cese”, ha pre­ci­sato Valls, con­trad­di­cendo il mini­stro degli interni, Ber­nard Caze­neuve, che lunedi’ scorso aveva tro­vato “nor­male” che “ci sia una ripar­ti­zione dei migranti tra i diversi paesi della Ue”.
Ma Valls adesso spiega: “con il pre­si­dente della Repub­blica abbiamo con­si­de­rato che biso­gnava par­lare molto forte per evi­tare qual­siasi ambi­guità. Non biso­gnava far cre­dere che avremmo accet­tato delle quote. Nel dibat­tito nazio­nale biso­gnava essere chiari”. Valls accetta l’idea che “i rifu­giati devono essere ripar­titi tra i paesi mem­bri in modo più equo”. Ma aggiunge: “que­sto pre­sup­pone di tener conto degli sforzi fatti da ognuno”. E cioè: “oggi, Fran­cia, Ita­lia, Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna e Sve­zia accol­gono il 75% dei rifu­giati”. La Fran­cia, in altri ter­mini, potrebbe accet­tare la ripar­ti­zione dei 20mila inden­ti­fi­cati dall’Onu – una cope­ra­zione “volon­ta­ri­sta” nei ter­nini di Valls — ma non intende farsi det­tare cri­teri da Bru­xel­les per gli sbar­cati in Ita­lia. Inol­tre, la Fran­cia è deci­sa­mente con­tra­ria ad ogni riforma della con­ven­zione di Dublino, come invece richiede Roma: per Valls, tocca al paese di primo sbarco fare “lo smi­sta­mento” tra can­di­dati all’asilo e irre­go­lari (da rin­viare nel paese di ori­gine) e esa­mi­nare le domande dei rifu­giati. La Fran­cia sta rifor­mando il diritto d’asilo, per velo­ciz­zare le pra­ti­che, ma que­sto diritto resta “nazionale”.
Anche la Ger­ma­nia è molto riser­vata sull’obbligatorietà delle quote, non prede posi­zione ma pre­fe­ri­sce scelte nazio­nali. Secondo i cal­coli della Com­mis­sione, basati su pil, popo­la­zione, disoc­cu­pa­zione, numero di acco­glienze, la Fran­cia dovrebbe accet­tare il 14% di rifu­giati in più. Ma “la Fran­cia fa già tanto”, insi­ste Valls (5mila rifu­giati siriani e 4500 ira­cheni accolti dal 2012). La Spa­gna ieri ha detto la stessa cosa. Per il mini­stro degli esteri, José Manuel Gar­cia Mar­gallo, “lo sforzo di soli­da­rietà deve essere pro­por­zio­nato, giu­sto e rea­li­stico, cosa che i cri­teri pro­po­sti dalla Com­mis­sione non sono”. Bru­xel­les deve tener conto degli “sforzi gigan­te­schi” già fatti finora dalla Spagna.
Il mini­stro degli esteri unghe­rese, Sza­bolcs Takacz, ha spie­gato: “la posi­zione del mio governo è chiara: siamo con­trari alle quote obbli­ga­to­rie, e credo lo siano anche altri paesi, Repub­blica ceca, Slo­vac­chia, Bal­tici, Polo­nia, Gran Bre­ta­gna, e se non sba­glio ora si è aggiunta anche la Fran­cia” e la Spa­gna ha seguito. Gran Bre­ta­gna, Irlanda e Dani­marca si tirano fuori da que­sto tipo di poli­ti­che gra­zie all’opt out.
Il mini­stro ita­liano Paolo Gen­ti­loni si ram­ma­rica: ad aprile ”c’è stato un risve­glio, sarebbe molto amaro con­sta­tare che quella ini­zia­tiva e la dispo­ni­bi­lità di con­di­vi­dere, di ren­dere il pro­blema euro­peo e non solo ita­liano, facesse dei passi indie­tro”. Per Moghe­rini, “le quote sono uno dei tas­selli” di un’azione euro­pea “effi­cace”, per­ché “la con­di­vi­sione delle respon­sa­bi­lità e cosa fac­ciamo delle per­sone che sal­viamo è parte inte­grante dela strategia”.
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