lunedì 18 maggio 2015

Renzi dà una mancia di 500 euro ai pensionati

Renzi dà una mancia di 500 euro ai pensionati (Luca De Carolis)

La mancia

ANNUNCI DA URNE

Dopo la sentenza della Consulta.

Una mancia per i pensionati, e neanche per tutti. Due miliardi spremuti dal presunto tesoretto creato alzando il deficit, un sacrificio per guadagnare tempo in vista delle amministrative del 31 maggio: in attesa dell’inevitabile valanga di ricorsi. Intervistato a L’Arena su Rai Uno, il premier Matteo Renzi promette: “Il primo agosto quattro milioni di pensionati riceveranno più o meno 500 euro a testa: useremo i 2 miliardi che mi ero tenuto per le misure contro la povertà”. È la sua ricetta per adeguarsi alla sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato il blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori a 1400 euro per il 2012 e 2013, deciso dal governo Monti.
“Non sarà un rimborso totale, ma una misura una tantum, dalla quale saranno escluse le pensioni sopra i 3mila euro”, precisa Renzi. Almeno 600mila italiani non vedranno un soldo. Tutti gli altri, quelli con una pensione tra i 1486 e i 3000 euro lordi si dovranno accontentare di una piccola fetta della cifra a cuihanno diritto. Senza dimenticare i danni indiretti dal “trascinamento” sul 2014 e una parte di quest’anno, derivanti dall’assegno più basso su cui si calcola l’adeguamento all’inflazione: anche questi, non coperti dal provvedimento renziano.   ULTERIORE nodo: la Consulta aveva bocciato il blocco delle rivalutazioni anche perché non era progressivo, ma uguale per tutti. Le voci che si rincorrevano da giorni parlavano di rimborsi parziali ma comunque per scaglioni progressivi, per un esborso attorno ai tre miliardi. E invece, ecco l’una tantum da due miliardi. Così ha deciso il premier, che oggi porterà la proposta in Consiglio dei ministri (“presenteremo tutte le simulazioni”). E che promette: “Nessun pensionato perderà un centesimo”. Durante l’intervista, Renzi insiste su un punto: “Questi non sono gli 80 euro, i soldi li pagheremo solo da agosto: e comunque gli italiani sono persone serie, non mi votarono mica per gli 80 euro”. Assicura che le urne non c’entrano, il premier. Battagliero, ma meno del solito: “Voglio vincere dappertutto, in tutte le sette regioni: però i miracoli non si possono fare”. Il conduttore Massimo Giletti lo pungola: “Quella della Consulta è una sentenza politica?”. Lui non abbocca: “No, le sentenze della Corte Costituzionale si accettano, va sempre difesa. Certo, non sono stato contento…”. Renzi si soffermaanche su un’altra grana, la riforma della scuola: “Abbiamo cambiato delle cose, ma gli insegnanti non possono minacciare il blocco degli scrutini, non si gioca sulla pelle dei ragazzi”. Gli chiedono dei super-presidi previsti nel disegno di legge, e lui replica promettendo modifiche e dialogo. Ammette: “Abbiamo sbagliato la comunicazione sul tema. Nel video alla lavagna in cui rispondevo sulla riforma ho scritto cultura umanista invece che umanistica, mi ha rimproverato anche mia moglie”. Ma infila un dardo: “Gli insegnanti che invitano gli studenti a boicottare i test Invalsi sbagliano, alcuni sono rimasti a una mentalità da 6 politico”. Poi si arriva alle accuse dello scrittore Roberto Savia-no: durissimo contro le liste dei candidati dem, soprattutto in Campania, colme di impresentabili, e anche nei confronti del premier (“È pericolosissimo pensare che chi critica sia un disfattista, questo succedeva nel fascismo”).   RENZI prova a sminuire: “Stimo Roberto, ma ho visto che ha fatto una polemica su alcune liste collegate”. É il solito espediente: gli impresentabili non sono in lista con il Pd, ma nelle civiche, che però appoggiano il candidato dem. Il premier rilancia: “Molte delle cose che Saviano ci ha chiesto, come l’autoriclaggio e l’anticorruzione, le abbiamo fatte”. Poi esagera: “Io non mi preoccupo di Matteo Salvini, ma di Matteo Messina Denaro. Ogni giorno chiedo a che punto è la caccia ai latitanti”.   Renzi trova anche il tempo per la promessa comune a ogni premier: “Entro la fine del 2016 finiremo la Salerno -Reggio Calabria”. E chiude con una battuta sul calcio: “Evitiamo le figuracce degli ultimi giorni, diamo un esempio bello”. Una chiara censura nei confronti del presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli, che avrebbe bollato le calciatrici come “quattro lesbiche”. Giletti tira fuori una maglietta della Juventus, davanti al premier tifosissimo della Fiorentina (prodigo di complimenti ai bianconeri). Sorrisi, fine. Ma fuori dallo studio si accendono le polemiche sulle pensioni: proprio nel giorno in cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende noto di aver introdotto al Quirinale il divieto di cumulo tra stipendi e pensioni, per sè e tutti i dipendenti. Carla Cantone, dello Spi-Cgil: “Bene che si cominci ad affrontare il problema dalle pensioni medio-basse, ma Renzi non se la può cavaresolo con un bonus una tantum”. Il forzista Renato Brunetta attacca a testa bassa: “A ogni pensionato spetterebbero almeno 3mila euro. Renzi vuole restituire 2 miliardi, quindi ne ruba 16”. Dure anche Sel e Lega Nord. Mentre le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. “Se entro fine mese l’Inps non pagherà scatteranno le azioni legali e i decreti ingiuntivi per l’esercizio dei diritti dei pensionati” minaccia l’Adusbef. Presto sarà battaglia legale. Ma sempre dopo le urne.
Da Il Fatto Quotidiano del 18/05/2015.

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